Se Grillo manda in frantumi la sinistra

Bisognerà pure che qualcuno ammetta, tolga il cappello e riconosca un dato incontestabile, politicamente parlando: in questo arruffato quadro nazionale, l’unico fatto certo fin qui è la vittoria di Grillo. Vittoria totale, schiacciante, non necessariamente legata alla sua dotazione elettorale, ma vittoria culturale, sul campo della struttura, dell’ingegneria intellettuale del contesto politico. Lasciamo stare i pronostici, i sondaggi. Non diamo peso, per una volta, alle quantità in gioco, diamo, invece, retta alle qualità, alla sovranità dei linguaggi, dei riferimenti etici. E’ in questo territorio che ha stravinto Grillo.

E la prima conseguenza di questa sconfitta atroce la sinistra l’ha resa pubblica andando in frantumi. Grillo ha mandato in frantumi una sinistra che magari non aspettava altro che questo momento. Ma se non c’era lui, sempre Grillo, a tenere aperta sempre e comunque la ferita delle contraddizioni che l’esperienza di governo renziana maturava a gogò, chissà come sarebbe andata. La visione di quelle contraddizioni diventava ogni giorno più insopportabile perché ci pensava il genovese con i suoi fedeli a tenere accesa la luce su un dolore non accettabile. Questo doveva fare Grillo, distruggere la sinistra, era il suo obbiettivo non dichiarato, la ragione dell’esistenza del M5s. Il compito che era stato loro affidato da un concerto di forze in grado di correggere i destini del mondo, era liquidare una possibile resistenza ai tempi imposti dal global, semplificare l’impianto di diritti ossificato nelle costituzioni europee post-belliche, e in seconda battuta ostacolare il processo di unificazione europea.

Fatto, tutto fatto. Ma la vittoria è più penetrante di quel che si possa pensare se non è un incubo il contrasto, piuttosto aspro, intervenuto tra Grasso, presidente del Senato e segretario di Liberi e Uguali, e Laura Boldrini, presidentessa della Camera nonché pezzo molto visibile di Libere e Uguali, a proposito di Grillo. Boldrini dichiara che per lei i cinque stelle sono politicamente inavvicinabili, Grasso replica: e chi lo decide, tu? La voce fuoricampo insiste: e chi lo dovrebbe decidere? “Io”, risponde il segretario di Liberi e Uguali. Non le ha solo ricordato chi comanda, le ha detto che non è d’accordo per niente con la sua lettura, con l’inavvicinabilità politica dei Cinque Stelle. E infatti dichiara che i grillini torneranno interessanti appena risolveranno alcune “ambiguità” molto importanti, li aspetta, quindi, ragionevolmente.

Purtroppo, sia la tirata d’orecchi a Boldrini che l’annuncio dell’attesa nei confronti del M5s sono seguite da una raffica di colpi che avrebbero tramortito un toro. Di Maio spolvera un fiammeggiante “prima gli italiani” e poi intona un programma politico e culturale gentilmente xenofobo che finalmente viene alla luce senza veli: “non rassegniamoci alle poche nascite favorendo l’immigrazione”. Sarebbe questa la cultura che deve sciogliere alcune ambiguità di fondo per poi collaborare con la sinistra? Di Maio potrebbe essere il prossimo presidente del Consiglio. Ma ecco che, in questa impossibile digestione di prove durissime, piove sul capo degli italiani un’altra fantastica battuta pronunciata dal candidato presidente della Lombardia per conto della Lega e dei suoi alleati. Attenzione! Non si tratta di una banale battuta, ma anche in questo caso di un programma culturale e politico: “La razza bianca è a rischio, dobbiamo ribellarci”. Il signor Attilio Fontana ha un bel volto da italiano in bianco e nero, sbattuto tra campi ingrati e ferrovie dello Stato. Ma purtroppo è sostenuto da un pensiero decisamente programmaticamente razzista, molto di più e peggio di un pensiero di destra, banalmente conservatore.

Si può accettare che un tipetto del genere governi la più potente, popolosa e attrezzata regione italiana? Pare di sì, se, com’è avvenuto, non si è trovato e forse neppure cercato un accordo su una candidatura unica per tutta o quasi la sinistra, il centrosinistra. Perché Gori, il nome proposto dal Pd e ormai in campo da tempo, non piace. Si capisce, può non piacere eccome. Ma non è un razzista, anzi è un sincero democratico in materia di accoglienza e di diritti civili e non solo. Un centrista? Va bene, facciamo centrista.

E allora? Qui non stiamo discutendo di politica, di posizioni politiche diverse ma, nel caso di Fontana, di un’altra umanità trista e avvelenata, quella uscita battuta dalla seconda Guerra Mondiale, ed è quest’ultima che sembra avere i numeri per conquistare la grande Lombardia. Ma il disaccordo nella sinistra è tanto radicale e radicato che un razzista – poi ha tentato una goffa manovra per sganciarsi da quel che aveva detto – può essere aiutato a portare a casa Milano e tutto il resto, pazienza. Del resto ha solo estremizzato le parole e il pensiero di Di Maio, niente di più nonostante proprio Di Maio si sia divertito a sbertucciare la “moderazione” di Fontana. Se perfino nella sinistra che si è orgogliosamente staccata dal Pd funziona il veleno dei Cinque Stelle, e spacca anche lì, chi potrà mai sognare di dire a Grillo: non sei tu ad aver vinto…?