Non lasciamo distruggere le parole da chi
sparge odio e veleno

Se si ricorda il presagio di Karl Kraus che fu caro a Tullio De Mauro, è indispensabile esaminare non solo le parole usate da chi detiene il potere ma anche le nostre, per evitare che la semplificazione brutale del linguaggio cancelli ogni spazio residuo di agibilità politica.

Le parole non sono strumenti inerti ma definiscono l’orizzonte nel quale viviamo: noi siamo le parole che usiamo, la lingua ci fa dire le parole cui la società l’abitua. Quando la consapevolezza di chi parla è eliminata a vantaggio di un riflesso meccanico, si entra per implicita connivenza in un sistema che è già regime. L’ospite indesiderato, il pensiero unico è già tra noi.

A proposito di eroi

Definire ‘eroe’ un medico che cura chi soffre anche se non ha la pelle bianca, o un carabiniere ucciso mentre fa il suo lavoro, o un pescatore che rispetta la legge del mare, significa – sia pure in totale buona fede – subire il contagio di un delirio ipertrofico che stravolge ogni senso. Significa attribuire loro doti eccezionali, straordinarie; ritenerli autori di sfide impossibili che esulano dalle possibilità dei comuni mortali e li proiettano in un universo altro dal nostro.

‘Normali’, sono persone ‘normali’. Sia perché obbediscono alle regole della loro professione, sia perché fanno ciò che la maggior parte degli esseri umani civilizzati identifica come buono e giusto, e che di conseguenza dovrebbe essere frequente.

‘Anormali’, anomali, aberranti, patologici, devianti, non giustificabili, stranieri in democrazia, sono altri: i governi e i parlamenti criminogeni, i boia chi molla in felpa o in grisaglia, gli spargitori d’odio, gli sciacalli di professione, i costruttori di fake news, i cacciatori di like, le tastiere e i selfie osceni di chi sparge veleno speculando sulle debolezze umane. Se li facciamo sentire maggioranza abbiamo già perso.

‘Anormale’ è un paese che si gira dall’altra parte e non si ribella, anzi plaude ai mostri e si crogiola nella melma. Vivere nella melma non è normale. Cercare di uscirne non è eroico, è solo umano.