Se Di Maio e Salvini non cambiano rotta, pagheremo tutti il default

Da settimane la maggioranza di governo trova, con scadenze sempre più ravvicinate, svariati argomenti su cui dividersi duramente, salvo poi far finta di niente fino a un successivo punto di scontro. Nei giorni scorsi è stata la proposta del ministro Salvini di costruire un termovalorizzatore in ogni provincia, soprattutto al Sud dove l’emergenza rifiuti è sempre di attualità, a provocare la reazione del collega vicepremier Di Maio e dei grillini. Poi c’è stata la polemica sulla proposta grillina di distribuire gratuitamente i condom, ma la Lega era contraria che ne beneficiassero i rifugiati e Di Maio non ha digerito l’incontro del leader leghista con Berlusconi.

Ancora: la polemica sulla “manina” che avrebbe modificato il testo di legge sul peculato. Queste continue tensioni, suscitate da fatti di cronaca strumentalizzate politicamente o da atti dei partiti della maggioranza, aprono qualche interrogativo sul futuro del governo, soprattutto in questa fase in cui la strada per la definizione e l’approvazione della legge di Bilancio appare particolarmente tortuosa e i rapporti dell’esecutivo con l’Europa sono al punto più basso.

Secondo alcune interpretazioni la continua guerriglia tra Salvini e Di Maio, in attesa che torni dalle spiagge caraibiche il reporter del Fatto il leggendario Di Battista, può portare nel breve termine ad elezioni anticipate che il leader leghista vorrebbe far coincidere con il voto europeo di maggio per massimizzare l’effetto propagandistico di una battaglia contro Bruxelles da parte delle forze sovraniste e populiste che puntano a una forte affermazione.

Salvini, che in questi mesi di governo ha passato più tempo in giro per l’Italia che al suo ministero, sarebbe convinto che la Lega ha tutto l’interesse ad andare velocemente alle urne per valorizzare il patrimonio di consensi che tutti i sondaggi le attribuiscono. Oggi la Lega è (sarebbe) il primo partito italiano con circa il 34%, nettamente sopra i Cinque stelle in flessione attorno al 27-28%, mentre le opposizioni di centrodestra, cioè Forza Italia ormai in stato comatoso, e di centrosinistra, con il Pd sempre litigioso e in attesa di ulteriori diaspore, restano in una situazione di forte difficoltà.

Il percorso potrebbe essere questo: approvazione entro il 31 dicembre della manovra finanziaria già bocciata dalla Ue, ulteriore scontro con l’Europa, fuga degli investitori dai titoli pubblici e dalla Borsa italiana, elezioni politiche assieme alle europee su sui scommette Salvini per fare il grande balzo in avanti. Il disegno appare temerario anche per la Lega, ma soprattutto rischioso per la stabilità del Paese. Anche il Corriere della Sera ormai avverte il governo sul “precipizio” che abbiamo davanti se continua questa azione politica, mentre dal mondo imprenditoriale, finanziario e della società civile emergono allarmi e preoccupazioni. Ma nessuno, finora, ha la forza di contrastare la sciagurata azione del governo.

Approvare la legge di Bilancio così come viene presentata da Lega e M5S sarebbe un guanto di sfida lanciato a Bruxelles e ai mercati ai quali basta solo un segnale per voltare le spalle all’Italia. E di avvisi ce ne sono già stati molti. Se non ci sarà una correzione radicale al momento poco probabile sui numeri del bilancio, sul deficit e sul debito in relazione al Pil, il Paese potrebbe passare l’ultimo mese del 2018 in mezzo a una tempesta finanziaria, con spread, Btp e mercati in alto mare. Finora nessuno dei paesi dell’Unione ha espresso una sola parola di solidarietà e di comprensione per la manovra del governo Conte, nemmeno Vienna o Budapest che dovrebbero fraternizzare con Salvini. Il suo amico Orban dice che anche i sovranisti rispettano le regole di bilancio.
La vendita del Btp Italia di questa settimana è stata un disastro, solo 2,1 miliardi (800 milioni per i risparmiatori, 1,3 miliardi per gli investitori istituzionali). Questo, più dell’aumento dello spread, è il segno che il Paese può schiantarsi contro il muro nei prossimi mesi. Chi sottoscriverà i titoli del debito pubblico in scadenza l’anno prossimo? Abbiamo bisogno di creare fiducia, di essere credibili, altrimenti nessuno ci presterà i soldi per far funzionare l’amministrazione pubblica, la scuola, la sanità, per pagare le pensioni, sistemare le strade. Se Salvini e Di Maio non cambiano idea abbiamo davanti solo il default. Poi pagheranno gli italiani, tutti, compresi gli elettori leghisti e grillini e il loro governo del “cambiamento”.