Se abitassi a Ostia?
Voterei M5s
contro la destra

Da una parte c’è la battagliera candidata del centrodestra, Monica Picca. Dall’altra la delegata della sindaca Raggi, Giuliana Di Pillo, che davanti alle telecamere ha mostrato una competenza e una conoscenza del territorio degna della sua sindaca, dunque molto bassa. Donna contro donna, in un municipio sciolto per mafia.


Non è una sfida di poco conto, Ostia essendo uno dei più popolosi municipi di Roma. Da una parte la candidata di centrodestra che coalizza attorno a sé FdI, c’è Forza Italia, Noi con Salvini, e tre civiche che hanno raccolto complessivamente il 26,7%, a cui andranno probabilmente aggiunti i voti ottenuti dieci giorni fa da Casa Pound, un gruzzoletto che vale il 9%. Dall’altra la grillina che ha raggiunto il 30,2 per cento, ma che potrebbe essere danneggiata dal protagonismo della sua sindaca, molto attiva a Ostia in questi giorni, e insolitamente.

Che faranno gli elettori del Pd, il 13,7%, e quelli della lista del prete di sinistra, Franco De Donno, al 8,6%? La domanda non è peregrina, anche se la miseria dell’offerta elettorale potrebbe suggerire – come già avvenuto alle comunali scorse – l’astensionismo.

Per quel che vale – nulla statisticamente – è però interessante vedere cosa hanno risposto alla domanda di un giornalista su Facebook i suoi lettori. “Ma voi – e la domanda è sincera – se abitaste a Ostia al ballottaggio che fareste?” ha scritto Pietro Spataro, di strisciarossa. Un diluvio di risposte. Più che i risultati (due terzi voterebbero M5s, pur con occhi aperti sull’incompetenza e l’incapacità amministrativa, un quarto si asterrebbe, per il resto si bilanciano i “non so”, “aiuto”, “mamma mia” e chi invece annullerebbe la scheda) è singolare il dibattito.

Ragiona Andrea: “Difficile capire quella realtà per chi non la vive. Io sto nel VII Municipio e mi ritengo fortunato. Forse, pur senza particolare entusiasmo (non ce ne sono motivi e presupposti), se abitassi ad Ostia, voterei la candidata del M5S, senza esserne un attivista né un estimatore, pur riconoscendo che è portatore di alcune istanze che ritengo condivisibili e pur restandomi più di una perplessità. Tanto mi pare che garanzie assolute non ce ne siano più da nessuna parte. Non mi piace Grillo, non mi piace che un movimento politico che sta nelle istituzioni si richiami ad una società privata, ma d’altro canto se soprattutto il Csx è stato ciò che è stato e ha combinato ciò che ha combinato, non ci si può neanche meravigliare che un movimento raccolga il 26% di colpo. Se la Sinistra avesse fatto il suo lavoro, non staremmo così e se chi ha governato le istituzioni negli ultimi 20 anni, non avesse lasciato gran parte della città nell’abbandono, non saremmo arrivati dove siamo”.

Gli astensionisti si fanno forti delle dichiarazioni di Grillo, nel febbraio 2014, a confronto con il leader di Casa Pound a cui apriva le porte: “Chi di voi ha i requisiti per entrare nel Movimento può farlo. L’antifascismo non ci compete”. Oggi quelle frasi suonano davvero improvvide per il M5s. Non abbastanza però per scoraggiare chi pensa che sia necessario comunque far argine alla destra, e dunque di malavoglia voterebbe i grillini. Come Oriano: ”Se concordiamo che il pericolo vero sia una nuova destra che avanza mi pare inevitabile battersi per sconfiggerla ovunque, in particolare ad Ostia. Quindi M5s”.

Ornella ammette: “Non riesco a scegliere tra schifo e schifo”. La rimbecca Zoia: “Così scelgono gli altri”. Tamara se la cava in questo modo: “Valuterei la candidatura alternativa. Di Maio e Di Battista non li voterei ma la Di Pillo si. Il voto al sindaco è al sindaco, non al partito”. Elisabetta annullerebbe: “Non voterei. Scriverei Falcone e Borsellino sulla scheda. O Fava, Impastato, Siani o il nome di qualche giornalista messo all’indice da Grillo e i suoi ma non voterei per chi non mi piace”. Come Luana: “Annullerei la scheda come ho fatto alle amministrative…. Ci scrissi sopra Avevo votato Marino”. Quella ferita, evidentemente, è ancora aperta.

Non è facile, ovviamente. Ogni scelta è legittima, eccetto votare centrodestra, non è un caso che nessuno ne faccia menzione.

Alle scorse comunali di Roma, per la prima volta nella mia vita, ho annullato la scheda al ballottaggio. Impossibile votare per il candidato di quel Pd che ha dimesso il precedente sindaco – per inadeguato che fosse – davanti al notaio, invece di sfiduciarlo in consiglio comunale. Ripugnante votare per la candidata 5 stelle, proveniente da ambienti di destra, dopo una campagna elettorale più che mediocre. L’offerta politica essendo quella, come dice Zoia, ho lasciato decidere gli altri.

A Ostia no. C’è un’ondata di destra, populista, che ha visto una forte affermazione di Casa Pound. Vincesse il M5s, Ostia si ritroverebbe una presidente inadeguata quanto la sindaca, forse meno forse più. Vincesse quella destra, invece, sarà quello il segno dell’amministrazione che ne nascerà, il segno della tartaruga. E magari un ulteriore sdoganamento di idee a cui non bisogna dare dignità politica. Idee pericolose, che vanno invece combattute e ricacciate indietro. Nelle urne come nei quartieri, a Ostia e a Roma e in Italia e in Europa.

E voi come votereste?

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