Scusi dov’è Roma?
Le comunali fra Covid-19
e ritardi politici

Scusi dov’è Roma? Tutte le strade che da millenni portano a Roma sembrano essere sprofondate. Chi ha avuto l’ardire o la fortuna di camminare nel centro storico nei giorni più duri della pandemia ha avuto la visione di una città incantata, struggente, sotto un cielo terso liberato dallo smog, in un silenzio da ascoltare, tanto inconsueta era quella strana esperienza.
Ma dietro l’incantesimo avanza lo spettro del disagio sociale ed economico. Rischio reale è che il Covid-19 lasci a terra migliaia di persone, la parte più fragile degli abitanti della metropoli. Una metropoli in crisi da tempo, preda dell’economia del turismo mordi e fuggi ma nella quale molti romani si erano ingegnati, con gli affitti B&B i più fortunati, con lavori interstiziali i meno. Ma dov’è la politica della capitale d’Italia? Il voto per il Campidoglio è praticamente alle porte – primavera 2021 – possibile che, con una crisi mai conosciuta prima, siamo appesi all’annuncio della ricandidatura della sindaca Virginia Raggi e agli instabili dis-equilibri del Movimento 5 stelle?

Lo spettro del disagio sociale

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La tangenziale durante il Covid-19. Foto di Ella Baffoni

Racconta Giovanni Caudo, presidente del Municipio III, “prima del lockdown avevamo 120 famiglie da assistere, ora le famiglie a cui portiamo la spesa sospesa sono 1248, quasi 3000 persone. Ma non possiamo farcela con le sole nostre forze. Sono spesso famiglie monoreddito femminili, colf, persone che lavoravano nelle mense, senza diritto alla cassa integrazione. Poi ci sono famiglie di migranti dal Bangladesh e da altri paesi asiatici, con 3 o 4 figli a carico, che non sanno dove sbattere la testa”.
Il lavoro, sia pure nel ridimensionamento attuale, dovrebbe riprendere soprattutto nel centro, dove si concentra la maggior parte delle attività di ristorazione e commerciali. Ma, spiega la presidente del municipio 1 Sabrina Alfonsi, “mentre sui nostri tavoli piovono le richieste per l’ampliamento degli spazi esterni, la delibera della giunta va in Aula solo oggi e c’è uno scontro interno ai 5 stelle”.

L’effetto annuncio ha prodotto le richieste dei commercianti ma la delibera è solo una bozza. Effetto annuncio anche per i centri estivi dei bambini, il DPCM prevede che le richieste siano presentate ai municipi ma approvate “previo parere positivo delle Asl”, che possiamo immaginare abbiano anche molte altre gatte da pelare e, quindi, è concreta la prospettiva che i centri saranno pronti, forse, per le vacanze invernali.
Storie di ordinaria burocrazia che affliggono tutta l’Italia ma che a Roma, attanagliata da una crisi politica di lungo periodo, rischiano di produrre situazioni peggiori che altrove.

“Il maggiore fallimento di Raggi è la gestione dell’ordinario”

“Penso che sulle elezioni a Roma eravamo già in un ritardo spropositato”, dice Marianna Madia, ex ministro Pd della Pubblica amministrazione, eletta a Roma. Ma aggiunge: “Ora, però, è tutto più complicato”. Non sappiamo nulla di ciò che succederà a settembre, a cominciare dalla pandemia e a continuare con la crisi economica innestata e aggravata dalla diffusione del Covid-19.
Al momento l’unica certezza l’annuncio di Virginia Raggi che il segretario del Pd Zingaretti considera “una minaccia” per i romani. Per Sabrina Alfonsi quello della Raggi è stato un fallimento che rende non credibile la sua candidatura. “Non era pensabile due mesi fa e nulla è cambiato ora. Il suo maggiore fallimento è nella gestione ordinaria della città. Rivendicava di avere respinto le Olimpiadi perché il suo intento era governare l’ordinario. Ma non è riuscita ad affrontare nessuno dei problemi di Roma, né quello di Atac e Ama, né il tema del decentramento, decisivo per governare Roma e su cui, con i cinquestelle al governo per l’intera legislatura, avrebbe potuto assumere l’iniziativa”.

Sulle elezioni la minaccia delle disuguaglianze

Foto di Ella Baffoni

No netto alla sindaca Raggi ma reso complesso dall’accordo fra le due forze politiche al governo nazionale. E da un’altra minaccia in agguato: il disagio sociale, la disuguaglianza aggravata dalla pandemia che ha diviso anche i ragazzi, orfani della scuola, in serie A e serie B, in A chi in casa ha il supporto delle famiglie e delle tecnologie, in B chi non ha un computer o deve condividere l’unico a disposizione con genitori e fratelli. Un disagio che potrebbe sfociare in una rabbia su cui la destra potrebbe soffiare.
L’incognita pandemica di settembre mette in forse le primarie, che pure – sottolinea Enzo Foschi che vorrebbe farle – sono nello statuto del Pd.
Non dovrebbe essere un’incognita, invece, il destino del governo. Il decreto rilancio contiene risorse pari a due leggi finanziarie e, speriamo presto, dovrebbero entrare in gioco anche le quelle europee. Una quantità di soldi di cui si dovrà decidere cosa fare, nell’immediato e nella prospettiva. Sarebbe singolare che il governo decidesse di passare la mano ora.

E, dunque, Raggi no, comunque dovrebbe restare aperta la prospettiva di una candidatura collaborativa. Madia fa l’esempio di Raffaele Cantone, “non mi pare – aggiunge – che nei partiti vi siano candidati naturali, espressione di una leadership forte della città”.

Roma, quale futuro?

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Porta Maggiore, deserta. Foto di Ella Baffoni

Ma sarebbe opportuno, anche, che la classe dirigente romana, le forze politiche, sociali, imprenditoriali, tornassero a ragionare non solo sull’emergenza ma anche sul futuro della città. Ragiona Enzo Foschi: “Al governo del paese e in Europa abbiamo molti romani o personaggi il cui lavoro è legato a Roma, da Zingaretti a Sassoli, a Franceschini, Gentiloni e Gualtieri. Il problema è che in Parlamento mentre i lombardi o gli emiliani lavorano per la loro regione, su Roma si va in ordine sparso”. “Federica Mogherini”, aggiunge Sabrina Alfonsi, alla parata degli uomini in toga, come avrebbe detto un secolo fa Virginia Woolf.
Si espongono sul terreno Sabrina Alfonsi e Giovanni Caudo, che in modo diverso (l’una Pd, l’altro indipendente) sono espressione del tessuto cittadino di governo e di centro-sinistra a Roma. Entrambi indicano la via delle primarie, e non escludono un impegno diretto se la strada sarà quella del coinvolgimento di competenze ed esperienze al di fuori dei partiti. In una logica che guardi alle vocazioni di Roma, solidale, mediterranea internazionale. Ma, aggiunge Alfonsi, l’autorevolezza si declina anche al femminile, “il machismo delle politica e dei media è diventato insopportabile”.