Scrivere è un gioco da ragazzi

Nonostante la crisi dei giornali e della professione giornalistica, scrivere non smette di affascinare anche chi – il piccolo studente – ogni giorno combatte in classe con il compito di italiano e con la grammatica. Ma, se ci si basa sul numero di libri per l’infanzia dedicati al tema, la crisi e o il rigetto verso la scrittura non esiste. Affascina la creatività associata alle parole, il protagonismo di chi racconta, la funzione sociale della notizia giusta. Giornalista o scrittore non importa, entrambe le professioni sembrano amate dai più piccoli e sollecitano una produzione editoriale, a metà tra manualistica e romanzo, dedicata a loro.


Tra gli ultimi volumi vi è Voglio fare lo scrittore. Libro attivo per giovani scrittori, fumettisti e giornalisti (Editoriale Scienza) a cura di Petra Bartikova e Eva Oburkova, testo attivo per organizzare al meglio una redazione, a partire dai sette anni. Allegata anche una tessera stampa per sentirsi un vero reporter (chissà se qualcuno avrà il coraggio di raccontare ai giornalisti in erba che la professione è davvero in crisi).
Il tema del giornalismo “spiegato ai più piccoli” non è nuovo e nomi affermati della letteratura per l’infanzia hanno regalato consigli e creato storie non da oggi. Paola Zannoner, ad esempio, con Voglio fare la giornalista (De Agostini) o, nel lontano 2003, l’amatissima Bianca Pitzorno con Il manuale del giovane scrittore creativo (Mondadori) che come guida e protagonista ha Prisca Puntoni, personaggio conosciuto e amato di Ascolta il tuo cuore, che torna a dispensare consigli utili, uno davvero “d’autore: “avere una stanza tutta per sé”, come ci ha insegnato Virginia Woolf.


Più di recente il romanzo con divertenti e utili schede e un plot quasi da romanzo giallo, Le 23 regole per diventare scrittori di Pierdomenico Baccalario e Alessandro Gatti (Mondadori) svela trucchi e suggerimenti per scrivere un romanzo. Il manuale “avventuroso” di Massimo Birattari Scrivere bene è un gioco da ragazzi (Feltrinelli Kids) è un “long seller” il cui successo dimostra che, presa per il verso giusto (e forse lontano dai banchi di scuola), la scrittura affascina anche se richiede fatica, concentrazione e la conoscenza della grammatica. In cambio, come suggerisce Massimo Birattari, ci aiuta a pensare bene, a esprimere i sentimenti, a comunicare le cose che vogliamo, a convincere, a scusarsi e, se ne abbiamo bisogno, a crearci dei mondi personalissimi, tutti nostri.