Scrive di ‘ndrangheta,
allontanata dal giornale con un sms

Per chi fa il giornalista, lavora in una redazione, rimaneggia -o addirittura riscrive – pezzi fatti da altri, sollecita a ripetizione colleghi in ritardo, la lite è amaro pane quotidiano, una sorta di accompagnamento in controcanto del più bel mestiere del mondo. L’obiettivo è chiudere il giornale in orario, evitare strafalcioni, scansare errori che possano far condannare in tribunale redattori e direttore responsabile (le querele non si scansano, spesso partono anche a prescindere da quello che hai scritto) e soprattutto fare in modo che teste diverse, ognuna con convinzioni e stili di lavoro radicati magari da anni d’esperienza e da un amor proprio inossidabile e un po’- a volte, un po’ tanto – narciso, non entrino irrimediabilmente in conflitto.

La novità di questi anni è che spesso i giornali sono fatti col contributo di collaboratori esterni, in molti casi bravi e sottopagati, privi di efficaci tutele contrattuali. Foglie che possono cadere al primo alito di crisi, giornalisti formatisi da soli, magari al cospetto di notizie importanti, poi rimbalzate sulle pagine di altri quotidiani. Quando sono loro a litigare col redattore di turno le cose si complicano. Può bastare un sms a lasciarli a casa. Un esempio è quello di Enza Dell’Acqua, giornalista di Nicotera, in provincia di Vibo Valentia, terra ad altissimo tasso di ‘ndrangheta, dove certe cose le scrivi a tuo rischio e pericolo. Dal 29 febbraio scorso non una riga di Enza è più comparsa sul Quotidiano del Sud, testata per cui lavora da più di sette anni, con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa.

Facciamo un passo indietro. Il 28 febbraio, Enza invia una corrispondenza in cui parla dell’assenteismo di alcuni esponenti dell’amministrazione comunale di Nicotera: il vicesindaco con delega al bilancio Valeria Caronte, e Lorella De Stefano, Istruzione e Politiche sociali. Il pezzo compare con il titolo, riferito alla De Stefano: “Per 23 volte assente in Giunta”. Sommario: ”Tutte le volte che la sua presenza è venuta meno in 53 riunioni”. L’articolo esce a pagina 18 del Quotidiano e a questo punto si accende una disputa tra Enza e il redattore che ha “passato” il pezzo, Gianluca Prestia. Secondo la collaboratrice esterna, alcune parti dell’articolo sono state censurate e la sua firma, a questo punto, andava tolta. Secondo Prestia, si è trattato di semplici correzioni, eliminazioni di passaggi, sembra di capire, che potevano costare al giornale una querela. E’ una discussione in cui è difficile discernere torti e ragioni. La discussione via “Whatsapp” comunque degenera in rissa verbale con ovvio corollario di invettive reciproche. Lo ripetiamo: non dovrebbe, ma può capitare.Quello che è davvero insolito è la conclusione della lite,il laconico messaggio di Prestia: “Tu da oggi non scrivi più”. Cosa che effettivamente avviene.

Racconta Enza nel suo blog: “Per due mesi la mia collaborazione è rimasta sospesa, come in un limbo. Gli articoli da me inviati non venivano pubblicati, né mi è stato spiegato il perché. Il direttore Rocco Valenti, nel corso di una conversazione, mi chiese semplicemente di astenermi ‘per il momento’ dallo scrivere pezzi, senza peraltro motivarmi le ragioni di questa disposizione”. Interpellato, Valenti non commenta ma annuncia azioni giudiziarie contro Enza Dell’Acqua. “Questa vicenda è meritevole di attenzione da parte della magistratura, a cui mi sto per rivolgere. Non tollero che il mio nome venga infangato”, dice riferendosi a un articolo di Enza sulla vicenda, apparso comunque dopo tre mesi che la giornalista non lavorava né riusciva a ottenere dal giornale notizie circa il suo futuro professionale. Dunque, se mai ci si sarà una soluzione della controversia, questa verrà trovata in Tribunale? Pare di sì perché, dopo due mesi, anche Enza ha dato incarico al suo legale di tutelarla in sede civile, diffidando il giornale dal continuare l’ostracismo nei suoi confronti. “Quando mi sono rivolta a lui, non volevo necessariamente che prendesse le mie parti, ma solo che decidesse da che parte stare”, si sfoga Enza.

“Non è giusto”

Chi scrive queste righe sta dalla parte di Enza Dell’Acqua. Non è giusto perdere il lavoro per una lite: se fosse stata assunta a tempo indeterminato – come forse dovrebbe avvenire dopo sette anni di collaborazione – Enza di certo non sarebbe stata lasciata a casa “a mezzo chat”. In secondo luogo, in oltre un lustro di attività, Enza si è spesso imbattuta nella famiglia Mancuso, forse il più potente tra i clan di ‘ndrangheta, quello a cui Totò Riina si rivolse quando cercava alleati per la stagione delle stragi sul “Continente”. Ha raccontato quello che succede a Nicotera, dove nel giro di pochi anni l’amministrazione è stata sciolta tre volte per infiltrazioni mafiose ma i partiti continuano, nella migliore delle ipotesi, a ignorare il fenomeno. Fu lei a raccontare di una piazza del paese transennata per consentire a due sposini, legati al gruppo criminale dominante nella zona, di atterrarci in elicottero, da anni diventato lo status simbol di gruppi criminali. Tutte le notizie date da Enza in proposito sono state confermate dalla relazione della Commissione d’accesso che ha proposto l’ultimo scioglimento del Comune per mafia (confronta: http://www.strisciarossa.it/nicotera-citta-simbolo-dove-di-nuovo-si-muore-di-mafia/; http://www.strisciarossa.it/nicotera-quei-misteri-dietro-il-proliferare-delle-liste-locali/).

Sembra che a irritare il Quotidiano siano state alcune affermazioni di Enza su possibili pressioni, esterne e indebite, che avrebbero prodotto il suo allontanamento. Se è così, non c’è modo migliore per smentirla che riprendere a pubblicare i suoi pezzi. I casi di giornalisti allontanati e messi a tacere dopo che si sono occupati di cosche, ‘ndrine e clan camorristici sono troppo frequenti nelle terre di mafia. Uno lo abbiamo raccontato anche su Strisciarossa (http://www.strisciarossa.it/viaggio-nellinformazione-che-non-cede-alla-violenza-caserta-dove-il-silenzio-vale-oro/): è quello di Enzo Palmesano, allontanato per volere di un clan di camorra dalla redazione in cui lavorava. Non sarebbe male se dal Quotidiano del Sud giungesse un segnale in controtendenza.