Non basta più indignarsi davanti a chi scrive “calpesta l’ebreo”

Come dire… si sapeva che prima o poi sarebbe dovuto succedere! Il rovesciamento dei valori già in atto da tempo acquista sempre più spazio, o territorio, se così lo vogliamo definire. L’ultimo episodio avvenuto a Pomezia con una scritta che invita e dice calpesta l’ebreo non è solamente una affermazione di sopraffazione razzista, ma rivela una strategia più ampia e che non può non richiamare le famose pietre d’inciampo, più volte al centro dell’attenzione pubblica, o perché negate o perché divelte.

Confesso che quelle pietre d’inciampo, dove tutti coloro che camminano possono mettere il piede sopra la mattonella-targa che ricorda con la data di nascita e morte un deportato prelevato dalla abitazione adiacente alla pietra, mi hanno sempre sollevato delle questioni anche per l’inevitabile calpestamento a cui sono soggette. Credo che siano pochi coloro che vedendole, per rispetto, le evitino. Preferendo girare intorno a quella lapide-monumento orizzontale, come forse, sarebbe più giusto fare, sebbene difficile con la fretta delle nostre abitudini.

La memoria e il rovesciamento dei valori

L’associazione fra le pietre d’inciampo e la scritta non è però casuale ma pertinente a quel rovesciamento dei valori, alla sovversione della memoria con finalità negazioniste e insieme auspicanti al genocidio, a cui ci stiamo assuefacendo. Valgono a poco le proteste e le note di biasimo dei politici e degli intellettuali se non si si iniziano a creare delle forme alternative di resistenza e di memoria inattaccabili dal rovesciamento dei valori. Perché bisogna intanto riconoscere che gli autori di queste azioni hanno altri valori, che ancora affermano come propaganda per trasformarli in azione di governo e politica. Ma questi valori su cosa si basano? E’ mai possibile che dei giovani d’oggi odino gli ebrei con le stesse motivazioni e modalità di 70 anni fa? I valori sono gli stessi dei nazifascisti di quasi cento anni fa, se vogliamo ricordare che i Fasci di combattimento di Mussolini sono del 1919 e che Hitler è arrivato al Governo nel 1933, il che vuol dire per il Fascismo sono esattamente 100 anni fa.

E’ possibile che gli ebrei, i rom, gli omosessuali, i neri, i disabili devono andare nei forni ed essere calpestati secondo delle logiche di 100 anni fa? Non si sentono invecchiati questi nuovi nazifascisti? Non si sentono svuotati e depredati del loro tempo quando compiono azioni che potevano essere compiute dai loro nonni? E se si prova a dire loro di vivere come i loro nonni, magari staccando la testa dai cellulari, ti guardano con stupore dicendo che loro non sono così antichi.

Morti viventi

Qualcuno potrebbe pensare che il lavoro svolto intrapreso, e per fortuna interrotto del nazifascismo omicida e genocidario, andrebbe ripreso perché andrebbe portato fino alle sue conseguenze e finalità impedite di esprimersi fino in fondo, perché i mali della società attuale sono dovuti proprio a quel lavoro svolto a metà. E questi giovani dovrebbero, invece, capire che non c’è nulla che andrebbe ripreso e continuato perché stiamo parlando di ciò che è già stato sepolto con i morti della guerra scatenata dal vecchio nazifascismo e che, oggi, come uno zombie si aggira ancora nel mondo.

Questi morti viventi che sono, oggi, i neo nazifascisti abbigliati e sbrindellati da sovranismi e populismi, sono degli zombie, che cercano vittime senza neanche sapere più perché lo fanno. Tutto ciò non è più pericoloso, è solo più penoso, come penoso è chi cerca di spaventare gli zombie urlando e protestando. Cosa vogliono gli zombie è noto e come liberarsi della loro nefasta presenza, forse, non è ancora chiaro a chi si limita a guardarli come fossero una canzone di Michael Jackson.