Scontro Macron-Erdoğan:
la Francia non cede
sulla libertà di pensiero

Altre tre vittime del fondamentalismo islamico in Francia: a Nizza, già devastata da una immane strage nel 2016, un ragazzo tunisino di 21 anni, sbarcato pochi mesi fa a Lampedusa, ha massacrato tre cittadini urlando “Allah Akbar”. Lo hanno catturato. Ma altro sangue è scorso in quella terra, e sempre ad opera della stessa mano. Proprio mentre Erdoğan incitava i musulmani a reagire contro Macron, il blasfemo crociato.

L’aggressività della Turchia

Per capire cosa stia accadendo tra la Turchia e Parigi, in queste ore strette in una durissima contesa verbale, forse conviene tornare ad una frase esemplare pronunciata dall’autocrate di Ankara: “La Turchia – aveva detto nei mesi scorsi – prenderà tutto ciò che gli spetta nell’Egeo”. Si stava con ogni evidenza riferendo alle grandi manovre da lui attivate a proposito del dominio del braccio di mare ricco di idrocarburi ora scandagliato da diverse compagnie petrolifere ma un tempo annesso all’Impero ottomano. La battuta dice molto: chiarisce la natura dell’aggressività di Erdoğan, sunnita, nei confronti del mondo occidentale, con la Grecia per prima nel mirino, illumina le sue prospettive strategiche, racconta i modi in cui intende sostenerle. Pone problemi di nuove sovranità territoriali giustificate dal ricordo di assetti ormai confinati nella storia. Un programma davvero spiazzante, soprattutto per l’Europa nel cui quadro comunque la Turchia ricade: per il vecchio continente, questa rivendicazione è un sorprendente ritorno ad ere che si credevano ormai superate, quelle delle contese espansionistiche, e ai loro strumenti, il conflitto anche armato, che se ne fregano della politica e della mediazione. Ecco: questo è esattamente Erdoğan che in queste ore dà del matto a Macron, invita al boicottaggio dei prodotti francesi, sollecita il mondo musulmano a farsi sentire dalla platea globale.

In pratica, pronto a coprire con la propria dolente tolleranza qualunque manifestazione vada a colpire “chi offende il Profeta”, in modo che la religione torni ad essere utile ai progetti di grandezza e di potere di un nuovo leader di tutti i musulmani, sunniti o sciiti, la guida, l’uomo della vendetta. Infatti, in molti luoghi della terra e quasi in contemporanea si accendono falò di sostegno alle parole di Erdoğan, urla di massa e bandiere francesi bruciate fanno eco, da Dacca a Baghdad alla Striscia di Gaza, al suo invito: le piazze musulmane chiedono vendetta per il “sacrilegio”. Quale “sacrilegio”? Un passo indietro, brevissimo: un giornale satirico alla trielina, Charlie Hebdo, già spazzato nel sangue, nel 2015, dal furore integralista che “castigò” 12 esseri umani liberi, si è permesso di disegnare in copertina il leader turco mentre, in mutande, si diverte a scoprire il posteriore di una signora musulmana. Il giornale didascalizza l’immagine sostenendo che in fondo Erdoğan, in privato, è uno anche simpatico. Questo è il delitto che meriterebbe il fuoco del Profeta, secondo il suscettibile presidente.

Le cause dello scontro

E si può ben capire questa sensibilità: in casa sua, purtroppo per le tante menti libere turche, non accetta nemmeno i giornali di opposizione, altro che satirici e dissacranti e pone sotto sorveglianza perfino il web. Ma in Francia? Che potere rivendica Erdoğan nei confronti di Parigi e della sua bella storia mentre sostiene che non si tratterebbe di questioni personali e quindi non gli avrebbe dato fastidio essere preso per i fondelli, in mutande, tra l’altro? A scanso di equivoci, si ha notizia dell’apertura di un procedimento giudiziario turco nei confronti della irriverente testata francese. Certo, esiste un contesto ben più ampio utile alla comprensione di questi fatti. Erdoğan non perdona a Macron la sua stretta nei confronti del fondamentalismo musulmano condensata in una serie di provvedimenti tra i quali spicca una forma di controllo di Parigi sugli imam in ingresso e poi destinati ai pulpiti delle moschee. Macron vuole essere certo che le grandi masse musulmane in terra di Francia non siano formate da guide spirituali fondamentaliste, così da impedire che un qualunque apostolo della morte e della vendetta se ne vada, anche da solo, in giro con un macete in cerca di gole infedeli da tagliare. A danno della vittima, dell’Europa e della buona volontà di milioni di sinceri e bravi musulmani che tengono alla loro religione ma disprezzano l’odio e il sangue umano versato in suo onore.

Veniamo così al fatto che ha definitivamente convinto Macron a procedere con questa stretta, non anti-islamica ma anti-fondamentalista: pochi giorni fa, in una tranquilla cittadina francese, un signore armato di un gran coltellaccio ha tagliato la testa ad un docente che durante una lezione aveva mostrato, ma non in segno di scherno, alcune vignette pubblicate da Charlie Hebdo, in cui il Profeta era rappresentato nudo. La testata satirica non ha mai risparmiato alcuna divinità “titolare” di culti religiosi, ma questo il pubblico d’Occidente lo sa bene mentre in gran libertà accetta divertito o rifiuta come paccottiglia sgradevole quella produzione. Eppure, Erdoğan l’ha messa giù che più dura non avrebbe potuto e ha preso la palla al balzo per rilanciare la sua immagine di primo difensore dell’Islam, al di sopra delle divisioni interne a quel mondo, affermando che l’Europa sarebbe il focolaio di un anti-islamismo con radici fasciste, in cui ormai i seguaci di Maometto sarebbe trattati come gli ebrei durante il nazismo, che Macron assieme a Merkel avrebbero in animo una nuova crociata.

Non un passo indietro

Cosa resta da fare di buono e ispirato, per chi crede nelle visioni di Erdoğan, se non colpire duramente, anche col sacrificio della propria vita, i sacrileghi crociati d’Occidente, a cominciare da quelli, odiatissimi, con la erre moscia? Ma questi stati d’animo non li suggerivano forse, in un passato recente, Bin Laden, Al Baghdadi e tanti altri? Nemmeno Macron ha alternative: non può che difendere ad oltranza la libertà di pensiero e di satira che stanno di casa in Francia da qualche secolo, anche in nome dell’intera Europa. Che dovrebbe fare? Accettare di bollare come insopportabilmente offensivo Charlie Hebdo e quindi la netta ingerenza di un signore nato in Turchia sulle cose di Francia? Non c’è modo di mediare, qualunque cedimento, mosso pure da opportunità tattica, sul fronte dell’autonomia e della libertà fondamentale di pensiero sarebbe intollerabile, una contraddizione storica impraticabile. L’Europa unita sostiene Macron senza esitazioni. E anche i singoli Stati hanno detto la loro, in appoggio al leader francese. Si direbbe un cozzo di civiltà, e invece è l’ennesima presa per i fondelli del gran pubblico internazionale: è solo l’escalation di un autocrate che pensa al proprio potere, alla propria fortuna politica e per questo pronto a presentarsi come la spada di Maometto, che, ovviamente, non c’entra per nulla in questa storia.