Sciopero generale per lavoro e diritti,
i metalmeccanici oggi in piazza
chiedono “futuro per l’industria”

“Tutti in piazza per rimettere il lavoro al centro e dare una spallata alla finanza, alle disuguaglianze, alla politica autoreferenziale di questo governo”. Nelle ultime interviste di rilancio e di presentazione di questa giornata di sciopero e mobilitazione, la segretaria generale della Fiom Cgil, Francesca Re David, ribadiva i concetti semplici e chiari di una stagione (qui), quella iniziata lo scorso 9 febbraio in piazza San Giovanni, che vede Cgil, Cisl e Uil e le proprie categorie impegnate in prima linea nel tentativo di proporre un’idea diversa di Paese, o quantomeno di salvarlo, questo Paese, dal baratro in cui rischia di precipitare.

Metalmeccanici in piazza

in piazza per il lavoroOggi tocca ai metalmeccanici. Le fabbriche si svuotano e la mobilitazione si fa letteralmente in tre. Tre le piazze, Milano, Firenze e Napoli, con tre cortei e tre palchi per raccogliere il vento di protesta e ricordare a tutti che il sindacato è unito e ha una piattaforma comune sulla quale è disegnata la mappa di un’altra Italia rispetto a quella che ci circonda, caratterizzata dalla “contrazione della produzione industriale, dalla perdita di valore del lavoro, dall’aumento degli infortuni e dei morti sul lavoro”, solo per citare alcuni degli elementi sottolineati dagli appelli alla partecipazione rilanciati in queste ultime ore sui social.

Rimettere al centro il lavoro sono le parole chiave, sono le note di un ritornello che trova il suo acuto finale nel titolo della giornata, Futuro per l’industria, quanto mai rivoluzionario con i tempi che corrono. E il rosso Cgil, nel manifesto, si mescola al verde Cisl e all’azzurro Uil, per ricordare, se ce ne fosse ancora bisogno, che anche nelle fabbriche dei metalmeccanici il sindacato, come non accadeva da tempo, marcia unito.

Lavoro e diritti

I problemi in campo sono tanti e il tempo per risolverli si assottiglia. Partendo dalla questione salariale, dalla necessità di aumentarli questi salari, utilizzando lo strumento del contratto nazionale, ma anche quello di secondo livello, oltre ad agire la leva fiscale, riducendo le tasse sul lavoro dipendente.

Un’idea decisamente controcorrente rispetto agli obiettivi di un governo concentrato su flat tax e condoni, mentre l’evasione, al netto degli annunci di pragmatica, continua indisturbata. La battaglia di rivendicazione dell’esercito in tuta blu non si ferma certo qui.

In tema di diritti, chiede il contrasto alla precarietà con la stabilizzazione dell’occupazione, l’applicazione a tutti dei contratti, e, entrando nel cratere aperto in queste ultime settimane da Salvini, l’estensione dei diritti ai lavoratori degli appalti, altro che la sospensione del codice.

Futuro per l’industria

sciopero metalmeccaniciLe richieste di questa giornata si muovono, non poteva essere altrimenti, anche sul terreno delle relazioni sindacali, con l’obiettivo di ampliare il perimetro della rappresentanza e della partecipazione collettiva dei lavoratori. Nell’elenco delle istanze c’è un’idea diversa di lavoro, che possa acquisire nuovo valore attraverso l’innovazione, l’impiego delle nuove tecnologie, una riduzione dell’orario, un’attenzione nuova alla questione ambientale.

Capitolo fondamentale resta quello della giustizia sociale, con il tema delle pensioni da riformare, degli ammortizzatori da estendere e del diritto a salute e istruzione di qualità da garantire a tutti. L’ultimo dei punti, non certo per importanza, quanto, semmai, per dargli maggiore visibilità ed evidenza, l’investimento su salute e sicurezza e sull’ambiente di lavoro, sulla lotta agli infortuni da portare avanti con la prevenzione e la formazione professionale.

Aziende in crisi

La visione di un Paese diverso, come dicevamo, al confronto di quello reale, che “sta andando a rotoli”, è l’impietosa fotografia scattata dalle parole della Re David. “Terreno di scorribande per le multinazionali, nonostante, dati alla mano, sia tuttora il secondo produttore manifatturiero d’Europa”.

Eppure le nostre aziende restano carne da macello alla mercé di predatori, come insegnano molte delle ultime vertenze che abbiamo raccontato, settimana dopo settimana. E anche in queste ore resta critica la situazione della Whirlpool, dopo l’annuncio di fine maggio della proprietà di voler chiudere lo storico stabilimento napoletano e la confusa marcia indietro dichiarata nei due incontri al ministero dello Sviluppo economico, accompagnati dal presidio degli operai giunti a Roma dalla Campania.

La strada è ancora lunga, ha sentenziato la Fiom alla fine del secondo tavolo. E adesso gli occhi sono puntati sul prossimo round, convocato, è notizia di ieri, per venerdì 21 giugno, mentre gli addetti della fabbrica di elettrodomestici saranno i protagonisti oggi e apriranno il corteo partenopeo.

Tre piazze

Buona manifestazione a tutti, con il leader Cgil, Maurizio Landini, a Milano, e i tre segretari di categoria a dividersi i tre palchi. Francesca Re David parlerà a Napoli e ripeterà, ancora una volta, a gran voce, le parole d’ordine di queste ore: “politica industriale, assente nel Paese da almeno 15 anni; investimenti pubblici che facciano da volano agli investimenti privati; lotta alle disuguaglianze, in un momento di crisi in cui le aziende quotate in borsa hanno distribuito 20 milioni di euro di bonus agli azionisti, mentre i lavoratori guadagnano sempre meno”. I soliti a pagare non ci stanno e oggi si rimettono in cammino.

Giorgio Sbordoni, RadioArticolo1