Scheletrici, feriti, malati. Così i 27 ragazzi sbarcati dalla Diciotti. Sulla nave continua l’assurda prigionia

Qualcuno dovrà pagare per questo. Arrivano, da diverse fonti, testimonianze sconvolgenti sulle condizioni dei minori che sono stati sbarcati dalla nave Diciotti, sulla quale sono restati ora soltanto gli adulti, 150, ancora ostaggi della criminale ostinazione del ministro dell’Interno. (qui l’articolo del 23/8/2018).

Criminale è una parola forte, ma non la usiamo a caso: almeno due Procure della Repubblica stanno indagando su quanto è accaduto in questi giorni e continua ad accadere in queste ore a bordo di una nave della Guardia Costiera, cioè su un pezzo di Italia, che è stata anch’essa fatta prigioniera, compreso il suo equipaggio, dalla demagogia, dalla miopìa politica, dall’insensibilità morale e dalla incapacità gestionale dell’attuale governo italiano.

Disegni di Alice Pasquini sulla porta del Baobab di Roma, in via Cupa. Foto di Ella Baffoni

Ieri sulla Diciotti è salita una delegazione dell’Ufficio del garante per i detenuti per accertare quello che era stato anticipato già dai deputati della Repubblica che erano stati a bordo prima di loro. I profughi ospitati sulla nave sono quasi tutti eritrei o comunque provenienti dal Corno d’Africa, da regioni cioè ai cui abitanti è riconosciuto in tutto il mondo civile (meno che a Roma, evidentemente) il diritto di chiedere e ricevere asilo. Altro che “irregolari”, “illegali” e “clandestini” come li ha definiti, ancora poche ore fa, la truffaldina logorrea di Matteo Salvini. Non fosse che per questo, appaiono più che appropriate le ipotesi di reato – sequestro di persona o trattenimento illegale – su cui indagano i sostituti procuratori siciliani. E su cui, sulla base di una raffica di denunce, indagherà ora la Corte europea per la tutela dei Diritti dell’Uomo (CEDU), mentre la Corte di Giustizia dell’Unione Europea dovrebbe, quanto meno, aprire una procedura contro il governo italiano per aver violato le direttive che proibiscono i respingimenti in blocco.

Vedremo. Le questioni legali verranno dopo e si può prevedere che occuperanno molte pagine di cronaca. Per il momento ci si deve concentrare sui 27 minori, 25 ragazzi eritrei e due ragazze somale, che la rivolta delle persone civili e un ordine della Procura dei minori di Catania, al quale l’intrepido Salvini si è piegato di malavoglia solo per evitare una denuncia immediata, hanno strappato alla galera che è diventata la nave Diciotti.

Manifestazione a Roma. Foto di Ella Baffoni

Non ci sono buone notizie. Le testimonianze di chi ha assistito allo sbarco, gli operatori di Medici senza frontiere e di altre organizzazioni di volontari, i responsabili dei centri d’accoglienza, i tanti privati venuti a manifestare la loro solidarietà sono molto preoccupanti. I ragazzi sono molto provati fisicamente, sono magri come chiodi, molti non ce la fanno neppure a camminare. Abbiamo accolto 27 scheletrini, ha commentato un’operatrice di Terre des hommes in una testimonianza raccolta dal “Redattore Sociale”. I 14 che sono stati portati in una struttura della rete FAMI autorizzata dal ministero dell’Interno (ma interamente finanziata dall’Unione europea: tranquillo Salvini) hanno raccontato tutti di avere trascorso lunghi periodi, anche mesi, nei centri di detenzione in Libia, dove venivano trattati come schiavi e non ricevevano cibo a sufficienza. Tutti sono affetti da scabbia e quasi tutti hanno problemi agli occhi, che non riescono a sostenere la forte luce del sole dopo settimane e mesi trascorsi al buio. Un ragazzo, d’età apparente di 14-15 anni ha una ferita d’arma da fuoco alla spalla (forse il proiettile è ancora dentro) e una mano maciullata. I responsabili del centro di accoglienza hanno disposto analisi mediche più approfondite e i sanitari di MSF stanno facendo prelievi del sangue a tutti.

Soltanto in una occasione abbiamo visto arrivare minori in condizioni così pesanti, dice a “Strisciarossa” uno degli operatori della struttura d’accoglienza: è stato quando arrivarono a Catania i superstiti di un naufragio che aveva provocato più di cento morti. Ma in quel caso c’era stato il trauma del mare che ingoiava tutto, qui il trauma è stata l’assurda prigionia, cominciata proprio quando i profughi pensavano di essere in sicurezza. Non c’è alcun ragionevole dubbio sul fatto che queste tremende sofferenze siano state acuite dalla prigionia sulla Diciotti.

È l’opinione anche della delegazione dell’Ufficio del Garante per i Detenuti che ieri, guidata da Daniela De Robert, ha compiuto una lunga ispezione sulla nave della vergogna. I profughi – dice – sono sottoposti da otto giorni a un trattamento inumano, in una situazione di grande disagio, su una nave non attrezzata ad ospitare tante persone, e nonostante l’impegno generoso del personale di bordo. Che ha toccato il fondo del suo spirito di sopportazione. Ieri si è saputo che anche il comandante della Diciotti si è unito ai tanti che in questi giorni hanno presentato esposti contro il ministero dell’Interno accusandolo di sequestro di persone.

Si tratta – ha chiarito De Robert – di una situazione che viola diverse leggi e norme, a cominciare dall’articolo 3 della CEDU. Nelle prossime ore l’Ufficio del Garante invierà i suoi rapporti alle due Procure che hanno aperto un’indagine. La prospettiva dell’incriminazione formale del ministro Salvini, e forse di altri esponenti del governo, non è più fantascienza. Lo sa anche lui che ieri, nel suo stile, ha contrattaccato minacciando le dimissioni e la crisi di governo se il presidente del Consiglio o il presidente della Repubblica dovessero scavalcarlo e forzare lo sbarco dei profughi.

E mentre le agenzie dell’ONU scendono in campo anch’esse a chiedere a Salvini la liberazione dei profughi, si appalesa nel suo tipico stile l’altro dioscuro del governo. “Se l’Unione europea si ostina con questo atteggiamento – tuona Di Maio – se domani dalla riunione della Commissione europea non esce nulla e non decidono nulla sulla nave Diciotti e sulla redistribuzione dei migranti, io e tutto il Movimento 5 stelle non siamo più disposti a dare 20 miliardi all’ Unione europea”. Bravo. Peccato che, come è stato detto e ripetuto fino allo sfinimento, la Commissione europea non possa decidere alcunché sulla nave Diciotti e sulla redistribuzione dei migranti che proprio i sovranisti d’ogni latitudine e longitudine europee hanno preteso restassero competenza dei governi nazionali. Pure del nostro. Se dalle parti di palazzo Chigi c’è qualche funzionario capace di far capire questo elementare dato di fatto perfino a Di Maio si faccia avanti. Avrà la riconoscenza della Nazione. Intanto, cari signori del governo, smettete di pensare a Bruxelles e occupatevi del porto di Catania, dove si consumano le vostre infamie.