Scacco a sinistra
la parola a Freud

La nozione di nevrosi di scacco è associata al nome di René Laforgue che ha dedicato numerosi lavori alla funzione del Super-io, ai meccanismi di autopunizione e alla psicopatologia dello scacco. Questo autore ha raggruppato ogni sorta di sindromi di scacco individuabili nella vita affettiva e sociale, nell’individuo e in un gruppo familiare (famiglia, classe, gruppo etnico). Freud aveva richiamato l’attenzione su questo tipo particolare di soggetti che “…si arenano dinanzi al successo”, e aveva esaminato il problema dello scacco per autopunizione in un senso più ristretto di quello di René Laforgue: si tratta di soggetti che non sopportano il soddisfacimento su un punto preciso, legato evidentemente al loro desiderio inconscio.

La nevrosi di scacco designa la struttura psicologica di tutta una gamma di soggetti, da quelli che sembrano essere in generale gli artefici della propria infelicità a quelli che non possono sopportare di ottenere proprio ciò che desiderano più ardentemente. In “Al di là del principio di piacere” Freud collega alcuni tipi di scacco nevrotico alla coazione a ripetere, specie a ciò che egli chiama coazioni di destino. Le esperienze ripetute sono manifestamente spiacevoli, e non si vede bene quale istanza del soggetto possa trovarsi soddisfazione. Freud  avanza la tesi ben nota secondo cui ciò che è un piacere per un sistema dell’apparato psichico è piacere per un altro.

Scrive Freud: “Ciò che la psicoanalisi svela a proposito dei nevrotici si può ritrovare anche nella vita di persone non nevrotiche che suscitano l’impressione di essere perseguitate dal destino o vittime di qualche potere ‘demoniaco’; ma la psicoanalisi ha sempre pensato che questo destino sia creato da costoro in massima parte con le loro stesse mani. Esistono persone le cui relazioni umane si concludono tutte nello stesso modo: uomini le cui amicizie si concludono immancabilmente con il tradimento dell’amico; o altri che nel corso della loro vita elevano ripetutamente un’altra persona a una posizione di grande autorità privata o anche pubblica, e poi, dopo un certo intervallo di tempo abbattono essi stessi quest’autorità, per sostituirla con quella di un altro. Questo “eterno ritorno dell’uguale” non ci stupisce molto se si tratta di un comportamento attivo del soggetto in questione e se in esso ravvisiamo una peculiarità permanente ed essenziale del suo carattere la quale debba necessariamente esprimersi nella ripetizione delle stesse esperienze. Un’impressione più forte ci fanno quei casi in cui pare che la persona subisca passivamente un’esperienza sulla quale non riesce ad influire, incorrendo tuttavia immancabilmente nella ripetizione dello stesso destino”.

(Laplanche-Pontalis, “Enciclopedia della psicanalisi”, 1967; Sigmund Freud, “Al di là del principio di piacere”, 1920)