Sanità, lavoro e ambiente: così
si combatte per il diritto alla salute

Quando si parla di disuguaglianze, quelle nel settore sanitario emergono con il medesimo carattere di urgenza e gravità sia in ambito locale che planetario. Il diritto alla salute, infatti, sembra quello maggiormente minacciato dal darwinismo sociale: di fronte a una spiegazione biologica delle disparità umane, che legge in chiave di naturalità e non di storicità concetti come ineguaglianza e ingiustizia, finisce per curarsi e, quindi, sopravvivere solo chi ha denaro sufficiente a farlo. Rimane escluso tutto il variegato mondo di disoccupati o inoccupati, anziani, stranieri, ai quali viene negato l’accesso a prestazioni adeguate e tempestive.

L’impegno dell’ISDE per la salute

“L’ambito sanitario non è e non può essere considerato settore a sé stante ma, viceversa, strettamente connesso con gli aspetti sociali ed economici di un mondo globalizzato e troppo orientato ad uno sfrenato liberismo economico, che si pone così in posizione antitetica rispetto ai diritti fondamentali delle popolazioni, tra cui, appunto, quello alla salute”. A sostenerlo è Ferdinando Laghi, che dal prossimo 26 ottobre diventerà ufficialmente Presidente di ISDE International (Associazione internazionale di medici per l’ambiente, riconosciuta da ONU e OMS) e attualmente vice-Presidente ISDE Italia. Le sue battaglie contro l’inquinamento e a favore dell’educazione ambientale e della salute lo hanno fatto avvicinare alle istanze del movimento Fridays for Future e, sempre con l’ISDE, appoggia un’azione legale contro il governo, come già fatto da altre associazioni in altre nazioni, per l’insufficiente azione svolta da questo nel porre efficacemente un freno ai cambiamenti climatici.

“Per intervenire efficacemente in questo ambito così delicato e importante, alla salute dovrebbe essere attribuita una connotazione no-profit, piuttosto che essere considerata, come purtroppo sta invece avvenendo sempre più manifestamente, un enorme business planetario. – afferma Laghi – In più, appare del tutto evidente che proprio la limitatezza delle risorse economiche debba spingere a investire nella prevenzione primaria, la forma più efficace e con i costi più bassi, per combattere l’insorgere delle malattie, le quali, come affermato dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, dipendono, in rilevante percentuale, dagli ubiquitari inquinanti ambientali. Tutti concetti che sono da sempre alla base dell’attività e delle iniziative di ISDE, sia in Italia che a livello internazionale”.

La battaglia per la difesa del Pollino

In qualità di medico per l’ambiente, Laghi segue da anni le modifiche degli ecosistemi e gli annessi processi migratori, studia le malattie legate ai diversi tipi di inquinamento e l’alimentazione corretta per prevenirle. Si sforza, quindi, di coinvolgere e sensibilizzare in queste battaglie i singoli come le associazioni, le istituzioni a tutti i livelli, affinché l’ambiente, la salute, la giustizia sociale diventino materia unica del dibattito politico attuale.

I territori sono di chi li abita e, di conseguenza, chi li abita ha il diritto/dovere di preservarli. Non è ammissibile che scelte politiche, dalle ricadute rilevanti sulla salute e sulle qualità di vita dei residenti, vengano assunte senza consultare le popolazioni locali. Il riferimento è a una delle tante battaglie condotte da ISDE, e da Laghi in prima persona, quella cioè contro l’Ecodistretto della Calabria del nord, relativo all’Ato 1 (ambito territoriale ottimale) individuato nelle immediate vicinanze del Parco del Pollino. “Una battaglia lunga, contro la decisione di un paio di sindaci di realizzare un megaimpianto di smaltimento rifiuti nel territorio di competenza senza coinvolgere minimante i cittadini o le stesse rappresentanze consiliari. Un fatto gravissimo per vari motivi: – aggiunge Laghi – diversi vincoli di legge sono stati ignorati. Stiamo parlando di quello che la legge classifica come Impianto Insalubre di Prima Classe, che andrebbe ad impattare, tra l’altro, con l’area protetta del Parco Nazionale del Pollino, che è anche Zona di Protezione Speciale (ZPS) dell’Unione Europea, Sito di Interesse Comunitario (SIC), nonché Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Inoltre, il mancato coinvolgimento dei cittadini appare del tutto inaccettabile nel caso di una scelta per tanti versi discutibile o, addirittura, potenzialmente pericolosa per la salute”.

I danni della Digestione Anaerobica e la vera economia circolare

Un impianto di trattamento e gestione di rifiuti sia differenziati che indifferenziati, ivi compresa la frazione umida che dovrebbe essere sottoposta a Digestione Anaerobica – con produzione di biogas – che rappresenta una scelta assolutamente non condivisibile sotto molti profili, ambientale, di impatto sulla salute e, non da ultimo, di ricadute sulla sicurezza sociale, a servizio della provincia di Cosenza, aveva visto la “disponibilità” dei sindaci di Acri, Castrovillari, Morano Calabro. “Solo l’opposizione ferma delle popolazioni, supportate da associazioni e comitati nati spontaneamente – spiega il dott. Laghi – ne ha scongiurato finora la realizzazione. La soluzione della biodigestione anaerobica della frazione umida non è certo quella ottimale, tutt’altro. Bisogna, anzitutto, intercettare gli scarti di cucina laddove vengono prodotti e supportare e incentivare il compostaggio domestico e quello per piccoli o piccolissimi ambiti, così da evitare inutili e pericolose concentrazioni di rifiuti e ottenere, contemporaneamente, compost di qualità, utilizzabile come ammendante agricolo, cosa praticamente impossibile da realizzare quando le quantità in gioco crescono a dismisura. Il tutto accompagnato da sgravi economici per cittadini e Comuni che da ciò traggano ulteriore incentivo a comportamenti virtuosi. Questa è economia circolare, non certo i processi di combustione legati alla pratica della Digestione Anaerobica.”.

Al solito, la proposta della DA viene fatta passare come la svolta tanto attesa, che andrebbe a coniugare la produzione di biogas alla creazione di nuovi posti di lavoro. Il solito “ricatto occupazionale”, ancora più grave se perpetrato nelle zone economicamente depresse del Mezzogiorno. Ma dietro la promessa si annida l’inganno: trattandosi di impianti moderni e sofisticati, è necessario un tipo di manodopera altamente specializzata, difficilmente reperibile in loco. “Per fortuna le popolazioni lo hanno recepito – afferma Laghi. La soluzione ce l’hanno lì, a portata di mano, ed è in linea con le direttive europee. Nelle zone rurali interne, tra l’altro, ogni famiglia ha sempre avuto generalmente un pezzo di terra, un orto vicino alla propria abitazione. Negli anni passati, ma in molti casi ancora oggi, non si buttava via niente, tutto si riciclava o riutilizzava. L’umido accumulato produceva compost, con cui si concimava il terreno. Non dimenticando che la frazione umida dei Rifiuti Solidi Urbani raggiunge, nel Sud Italia, percentuali fino al 40% del totale. E a questo, altre iniziative possono essere utilmente coniugate, in linea con la normativa europea che, al primo posto nello smaltimento dei rifiuti, pone… la diminuzione della loro produzione! L’incentivazione del vuoto a rendere o quello dei distributori “alla spina” di alimenti o prodotti per la casa va esattamente in questa direzione”.

Per una sinergia tra ambiente, legalità e lavoro

I megaimpianti puzzano, anche in senso metaforico, e questo puzzo i cittadini l’hanno avvertito da lontano. Le battaglie appoggiate da ISDE in tutta Italia sono, quindi, battaglie di democrazia e legalità. La gente partecipa, si informa, discute, manifesta, fonda associazioni e comitati, tutto dal basso. Nel Pollino al momento l’opera sembra scongiurata, anche se non si può ancora abbassare la guardia, come l’esperienza in questa terra insegna.

Ferdinando Laghi, da buon medico, conosce bene i rischi legati all’inquinamento per la salute dell’uomo, e non solo; paradossalmente, negli ultimi tempi, ha dovuto portare avanti ed è ancora impegnato in un’altra battaglia, quella per salvare l’ospedale di Castrovillari. Perché, mentre da un lato si mette a rischio la nostra salute, aggredendo l’ambiente, dall’altro non ci viene consentito nemmeno di curarci adeguatamente, secondo un unico teorema: profitto contro equità sociale, degrado ambientale contro reali politiche del lavoro, interessi contro legalità. A farne le spese, come sempre, gli indigenti, più deboli di fronte al ricatto, più esposti persino alle malattie.

Non c’è altra soluzione, si è capito. Servono politiche economiche integrate, con una impostazione ecologica delle questioni, in cui diritto alla salute, salvaguardia ambientale e giustizia sociale siano davvero sinergici.  “La preoccupazione è per l’ambiente dell’intero pianeta, ma l’agire deve essere locale. Subito, con scelte radicali. Non abbiamo più tempo”, conclude Laghi.