Salvini è un pericolo
per la democrazia

Matteo Salvini è un problema per la democrazia italiana. L’ennesimo strappo alla legalità, alla normalità istituzionale, al senso morale che dovrebbe essere al fondo di ogni convivenza e al semplice buon senso del ministro dell’Interno e vicepremier è stato ricucito dal presidente della Repubblica con un intervento che è andato ben oltre la prassi della moral suasion.

Sergio Mattarella ha risposto alla drammatica necessità di intervenire per sanare una situazione che stava degenerando sia sul piano dei diritti umanitari che su quello istituzionale, nella totale assenza di iniziativa, di presenza e di credibilità del presidente del Consiglio e mentre gli alleati di Salvini al governo non andavano oltre qualche mugugno sulle competenze dei ministri e si dedicavano ai fasti demagogici della vendetta popolare contro i privilegi dei parlamentari (ognuno ha le proprie ossessioni).

Stavolta è andata bene, grazie a Mattarella. I 67 poveri cristi, tra cui sei bambini, che il ministro e vicepremier aveva preso in ostaggio nella sua guerra privata contro i migranti e chiunque li aiuti a non morire e a non essere torturati sono scesi dalla nave Diciotti e nessuno aveva le manette ai polsi. Il ghanese e il sudanese che, secondo le ricostruzioni rese pubbliche finora, si sarebbero ribellati al capitano della Vos Thalassa provocando la richiesta di intervento della Guardia Costiera sono stati portati in caserma e saranno interrogati. Si accerterà che cosa abbiano fatto davvero. Non certo un “ammutinamento”, come s’è detto e scritto nell’orgia di stupidaggini che hanno accompagnato questa storia (non solo da parte di Salvini): l’ammutinamento è l’insubordinazione contro chi comanda da parte dei membri dell’equipaggio, e non è evidentemente il caso in questione. E neppure un “dirottamento”. Per dirottare una nave, come un aereo, bisogna avere un’arma: non lo si fa a spintoni e parolacce (se pure ci sono stati). 

Vedremo che cosa stabilirà la Procura di Trapani. Intanto sarebbe molto utile se tutti ci ponessimo un interrogativo: che cosa avrebbe fatto, ciascuno di noi, in una situazione simile? Avrebbe accettato senza fiatare di essere riconsegnato agli aguzzini dei lager libici? Non avrebbe protestato? Non si sarebbe messo a gridare? Mettersi nei panni degli altri, di chi vive le situazioni drammatiche di cui sappiamo molto, se non tutto: le lunghe marce nel deserto, l’imprigionamento in campi dai quali arrivano ogni giorno testimonianze tremende, l’avventura in mare, il naufragio sarebbe un esercizio molto salutare. Non solo per la salvezza dell’anima, come predica giustamente la morale cristiana, ma anche per quella della politica. Il razzismo esplicito ed implicito, il cinismo, la supina aderenza ad ogni luogo comune, lo sfruttamento della paura, le bugie dette consapevolmente sull’entità dell’”invasione” di cui saremmo vittime, fino al delirio propalato da personaggi pubblici e anche da capi di partiti della “sostituzione etnica” programmata da una cricca internazionale finanziata da Soros, stanno già distruggendo la politica italiana e buona parte di quella europea, avvelenando tutti i pozzi cui dovrebbero attingere  un’opinione pubblica consapevole e una classe dirigente degna di questo nome.

Per questo pensiamo che Salvini sia un pericolo per la democrazia. Non soltanto perché si arroga diritti che non gli competono: fa il ministro di ministeri che non sono il suo, nega i porti che non può negare, perfino alle navi militari, pretende di decidere lui a chi mettere le manette, dilaga ogni giorno a pontificare sui media e sulla rete e non passa neppure un minuto alla scrivania del Viminale. Ma perché è sbagliata e molto pericolosa la concezione stessa sulla quale basa il suo deleterio iperattivismo. Ho il consenso, sostiene, faccio quello che gli italiani vogliono e quindi non sono tenuto a rispettare le regole, posso dire e fare quel che voglio.

Qualcuno gli dovrebbe ricordare ogni momento che per quanto la sua Lega sia, sì, cresciuta fortissimamente nei sondaggi non rappresenta certamente la maggioranza degli italiani. Che ci sono molti salviniani in Italia, per convinzione o per convenienza, ma ci sono moltissimi altri italiani cui Salvini non piace per niente, che hanno ribrezzo per il suo cinismo, che trovano insopportabili e spesso ridicole le sue sparate, che trovano scandaloso l’atteggiamento corrivo, gli ammiccamenti, il tono compiacente, l’incapacità di reagire da giornalisti veri di tanti commentatori di giornali “importanti” e conduttori di talk-show alla ricerca di audience.

Ma non è questo il punto. Anche se avesse la maggioranza assoluta degli italiani dietro di sé Salvini non avrebbe il diritto di porsi al di sopra della legge e fuori dal perimetro della legalità costituzionale. Se il criterio per giudicare la democraticità di un potere e di chi lo esercita fosse solo il consenso elettorale, allora dovremmo dire che Mussolini, Hitler, Stalin e moltissimi altri dittatori che sono stati consacrati da elezioni e referendum in cui hanno avuto consensi plebiscitari sono esempi di democrazia, che quello che hanno fatto era legale e politicamente ineccepibile. Quando i nazisti decisero che gli ebrei dovevano essere espulsi dalla vita civile della Germania probabilmente la maggioranza dei tedeschi era d’accordo, perché la demagogia, le paure, i risentimenti, le menzogne sui numeri e sui fatti, la propaganda martellante avevano funzionato bene per anni e anni.