Salvini e Di Maio giocano a monopoli sulla legge di Bilancio

Il governo e soprattutto i terribili vicepremier Salvini e Di Maio sono sempre più spesso al centro di furibonde polemiche e di scontri politici anche a livello europeo, in particolare sui migranti e sui vincoli di bilancio. Ma ora stanno litigando anche tra loro sul percorso della nota di aggiornamento e la legge di Bilancio. La Lega vuole “superare” la legge Fornero sulle pensioni e Di Maio replica con la pensione minima a 780 euro. Salvini vuole la flat tax o almeno qualcosa di simile e la pacificazione fiscale che in politica si chiama condono. Possono i grillini votare il condono, proprio loro che sono così puri e onesti? Assolutamente no. Anzi rilanciano: nazionalizziamo Alitalia e Autostrade. Avanti così, a chi la spara più grossa. Si promettono interventi fantasmagorici come se il bilancio dello Stato fosse il Monopoli. Naturalmente non c’è ancora il commissario per Genova, che servirebbe come il pane. Solo Tria e Moavero, i cosiddetti “ministri di Mattarella”, provano a resistere. Nei primi cento giorni del governo gialloverde gli investitori internazionali hanno iniziato ad abbandonare i titoli del debito pubblico che assomma a 2300 miliardi di euro, la capitalizzazione di Borsa delle maggiori banche italiane è quasi dimezzata, lo spread ha sfiorato i 300 punti, tutte le organizzazioni internazionali hanno rivisto al ribasso le stime di crescita del Pil italiano nel 2018 e nel 2019.

L’alta tensione politica e i pericoli di un dissesto, però, non spaventano i cittadini che, in larghissima misura, continuano a tributare un forte consenso all’esecutivo di Lega e M5S. I sondaggi (dopo Pagnoncelli sul Corriere della Sera, anche Diamanti su Repubblica) confermano che la filosofia dello scontro in Italia e in Europa, della battaglia durissima sull’immigrazione (emergenza inesistente), contro i vincoli di bilancio della Ue, sta avendo successo. Il governo Conte, secondo gli ultimi dati, gode di un consenso superiore al 60%, percentuale altissima; la Lega di Salvini ha raddoppiato i voti, o meglio: la propensione al voto, dal 17 a oltre il 32% in sei mesi; l’opposizione di centrodestra (Forza Italia) e di sinistra (Pd, LeU) è ridotta in condizioni pietose. Berlusconi difende il fronte degli spot, il Pd si dedica alle cene.

Il cambiamento degli umori elettorali va di pari passo con un cambiamento addirittura più profondo che riguarda i valori e i comportamenti degli italiani. Oggi la posizione inflessibile del ministro Salvini, condannata a livello internazionale da più organizzazioni umanitarie e governi, nella gestione dei profughi della nave Diciotti bloccata nel porto di Catania è sostenuta dalla maggioranza dei cittadini e anche un quarto degli elettori di sinistra appoggia la linea del ministro dell’Interno. E bisogna sottolineare che né la Chiesa né la tradizione culturale del Paese e nemmeno le Istituzioni hanno la forza per intervenire pubblicamente a contrastare un pensiero e un’azione politica che portano l’Italia lontano dai suoi riferimenti ideali e politici della sua storia repubblicana.

Negli ultimi giorni l’Italia è finita spesso sui grandi giornali internazionali che iniziano a considerarci un problema o una minaccia alla stabilità dell’Europa. Salvini ha conquistato la copertina del settimanale americano Time che lo ha indicato come l’uomo che vuole far saltare l’Europa. Il premier Conte è stato definito da Politico.com, il sito più qualificato di informazione e analisi politica negli Stati Uniti, “Trump’s italian cheerleader”, non proprio un’immagine di cui essere orgogliosi. Inoltre il Financial Times ha fatto arrabbiare il governo mettendo in guardia dagli effetti di una manovra finanziaria come quella che hanno in mente Salvini e Di Maio. Ma il giudizio più severo è arrivato dal presidente della Bce, Mario Draghi, il quale ha ricordato come “le parole hanno già provocato danni”, riferendosi alle “sparate” dei vari esponenti leghisti e grillini sulla violazione dei vincoli di bilancio e sull’uscita dell’Italia dall’euro. L’avvertimento di Draghi è stato accolto come un affronto dal ministro Savona il quale ha denunciato come il presidente della Bce “usi poteri che non ha” ed è tornato a ventilare il famoso piano B per l’uscita dall’euro in caso di crisi.

Gli articoli della stampa internazionale possono essere anche trascurati dalla classe politica e di governo, però sono importanti perché influenzano l’opinione pubblica e danno conto delle preoccupazioni degli investitori che hanno in portafoglio miliardi di Btp. I prossimi giorni saranno decisivi per comprendere se la legge di Bilancio sarà rispettosa degli accordi europei oppure se l’Italia aprirà, dopo quello dei migranti, un altro fronte di scontro con l’Europa.

L’unico elemento di garanzia, in questo momento, appare il presidente della Repubblica Mattarella che, dopo aver richiamato il valore democratico della libertà di stampa e l’adesione dell’Italia ai valori costitutivi dell’Europa, intende esercitare i suoi pieni poteri sulla copertura finanziaria dei provvedimenti della prossima manovra. Bisogna prepararsi al peggio. Non si può escludere di rivedere Salvini e Di Maio all’assalto del Quirinale come fecero quando Mattarella si oppose alla nomina di Savona a ministro dell’Economia.