Mentre Salvini attacca l’Ue i libici affogano una donna e un bimbo

Se c’era bisogno di una conferma, ora è arrivata ed ha il segno della tragedia. L’equipaggio di una motovedetta della Guardia Costiera libica ha fatto affogare almeno una madre e un bambino perché non volevano salire sull’imbarcazione che li avrebbe riportati in Libia. La denuncia è venuta dall’equipaggio della Open Arms, la nave ONG che insieme con la Astral è tornata alla ricerca di profughi da salvare e rappresenta la smentita più secca e più amara alle dichiarazioni di Salvini contro le indicazioni della Commissione europea che, sulla base di una sentenza della Corte di Giustizia, ha stabilito che la Libia non offre alcuna sicurezza ai migranti e che quindi i profughi non possono esservi riportati. Il ministro dell’Interno, partito in guerra contro le organizzazioni umanitarie e poi contro le navi “straniere” della missione Sophia, si è spinto addirittura ad accusare l’Esecutivo di Bruxelles di “complicità con gli scafisti” perché ha ribadito due regole irrinunciabili: 1) che i richiedenti asilo non possono né debbono essere espulsi collettivamente e 2) che non possono essere estradati  verso Stati dove esiste un rischio serio di tortura o altre pene o trattamenti umani degradanti (art. 19 Carta dei diritti fondamentali) come, appunto, la Libia. 

Chi è andato a Lampedusa in questi anni è passato davanti al cimitero dei barconi, vecchi pescherecci in legno che hanno portato migliaia di persone dalle coste libiche a Lampedusa e Linosa: oltre cinquantamila sbarcarono nel 2011 e hanno continuato a sbarcare anche dopo la strage del 3 ottobre 2013 quando morirono davanti all’Isola dei Conigli 368 persone.

Dopo i barconi sono arrivati i gommoni, molto più instabili dei pescherecci, carichi di uomini, donne e bambini ustionati dalla terribile miscela di acqua e benzina e salvati o dalle navi delle organizzazioni non governative o, dopo la strage di Lampedusa, dalle navi di Mare Nostrum che per un anno ha pattugliato le acque internazionali davanti alla Libia.

Su richiesta italiana, Mare Nostrum è stata parzialmente sostituita alla fine del 2014 dalla missione Sophia con un’azione comune europea che ora Conte, Salvini e Toninelli vogliono cancellare perché si tratterebbe di “sono navi straniere” dopo aver cercato di bloccare le navi della Guardia Costiera.

Nel Mar Mediterraneo ora non ci sono più gommoni e non ci sono più navi delle organizzazioni non governative ma i disperati (e cioè, letteralmente, uomini, donne e bambini senza speranze tradotti come gli schiavi della tratta dalle colonie alle Americhe) cercano di fuggire comunque dalla Libia perché là i neri sono considerati animali al contrario dei bianchi. 

I neri che vengono dall’Africa sub-sahariana hanno impegnato ipotetici guadagni di tutta una futura vita di fatiche – non per pagare agenzie di viaggio come “profughi vacanzieri” secondo l’orrenda espressione del signor Salvini – per cercare una via di fuga dalla fame, dalle guerre, dai disastri ambientali.

Si tratta solo di una piccola parte degli sfollati africani che sono stati oltre dieci milioni nel 2017 con un esodo biblico fra paesi poveri e una percentuale dell’1,7% arrivata sulle coste europee.

Si calcola che nei campi libici, nonostante gli accordi sottoscritti da Marco Minniti, ci siano ancora migliaia di disperati che non sono riusciti a imbarcarsi dopo che le vie di fuga sono state chiuse alla fine del 2017: arrivarono in Italia l’anno scorso oltre 85000 richiedenti asilo che si sono ridotti quest’anno di un quarto.

Senza gli abusi di potere e le minacce di Salvini insieme alle telefonate di Conte ai suoi colleghi con il risultato di “distribuire” in cinque paesi 250 profughi, sono stati ricollocati in due anni dodicimila richiedenti asilo con criteri di sostenibilità e di ricongiungimento familiare.

Non si fermeranno dunque i barconi che, attraversate le acque libiche, entreranno nelle acque internazionali per essere accolti dalla Guardia Costiera o dalle navi della missione Sophia ma il ricollocamento attuato negli ultimi due anni dal Governo Gentiloni sarà molto più complicato perché il Consiglio europeo di Bruxelles ha deciso, con il voto dell’ignaro avvocato Conte, che la redistribuzione dei richiedenti asilo sarà fatta “su base volontaria” che il regolamento di Dublino dovrà essere modificato all’unanimità.  

Vale la pena di ricordare che il deputato europeo Salvini votò contro la proposta del Parlamento Europeo di annullare il principio del paese di prima accoglienza e i deputati europei 5 Stelle, non avendo ricevuto istruzioni da Casaleggio & co, si astennero.

Che cosa accadrà ora alla Open Arms e all’Astral? Saranno costrette a vagare in mare aperto come è accaduto con le imbarcazioni, anche quelle militari e anche quelle militari e italiane, nei giorni scorsi? Lanciamo l’idea di un appello ai sindaci dei porti del Mediterraneo perché – con un comune patto di solidarietà e disobbedendo all’abuso di potere di Matteo Salvini – le accolgano con il loro carico di persone. Siamo convinti che i sindaci di Siracusa, Pozzallo, Palermo, Reggio Calabria, Cagliari, Ventotene, Ponza, Napoli, Salerno e tanti altri siano pronti all’accoglienza.