Salvini-Di Maio, indizi
di cedimento
del potere assoluto

Dunque: i migranti di Riace non saranno deportati, ma potranno scegliere se restare nelle loro case e rinunciare al programma di accoglienza o accettare di trasferirsi e restare nel programma. Dunque: su Lodi  inizia la marcia indietro sulla esclusione dei bambini migranti dalle mense scolastiche con rassicurazioni da parte dello stesso Salvini. Dunque: dopo gli insulti sessisti contro Cristina Parodi per le sue critiche agli elettori leghisti, si è dimessa l’assessora post fascista di Cascina. 

Tre piccoli indizi sono poca roba ma fanno  comunque una piccola prova: lo strapotere degli xenofobi e dei populisti nel nostro Paese non è totale, forse cominciano a emergere gli anticorpi nella società. Vedremo presto quanto consistenti. Ma se si amplia lo sguardo anche al resto d’Europa, qualche motivo di cauto ottimismo c’è: il voto attesissimo della Baviera ha sì punito duramente i popolari e i socialisti della grande coalizione di Berlino ma ha anche (e soprattutto) stoppato le ambizioni dei populisti-xenofobi della Afp, cioè degli amici tedeschi di Salvini. E lo stesso era accaduto solo pochi mesi fa in Svezia: probabilmente in chi (Salvini e Di Maio) ha scommesso tutto sul trionfo della destra populista alle elezioni europee di maggio, qualche dubbio comincia a emergere.

Naturalmente siamo appena alle prime incrinature giallo-verdi, ai primissimi passi di una sfida che – stando ai sondaggi – appare tutta in salita. Ma per la prima volta da parecchi mesi a questa parte c’è la consapevolezza che la partita si può giocare. E se non saranno commessi altri errori, anche il prossimo congresso del Pd potrà essere un’occasione di rilancio per l’opposizione politica, visto che nel nostro Paese non si vedono purtroppo altri soggetti credibili (e vincenti) della sinistra come i Verdi di Baviera. 

Purché si rinunci all’illusione dell’autosufficienza che tanti danni ha provocato in questi anni. E purché non si ecceda in distinguo nella battaglia di opposizione, sociale e politica. Salvini e Di Maio, Lega e 5 Stelle, al di là dei diversi interessi e delle differenti basi sociali e territoriali di riferimento, si tengono assieme in un progetto di governo condiviso anche nelle prove più odiose. Chiamare una parte a non voltare lo sguardo, come ha fatto – proprio sul caso Riace – l’Anpi nei confronti dei 5 Stelle non ha alcun senso. Le scelte razziste e xenofobe si possono condividere anche con la semplice omissione. E comunque senza grande sforzo per chi ha coniato l’espressione “taxi del mare” e ha escluso tutti i migranti dal reddito di cittadinanza. La destra da battere è ben più ampia di Salvini: prima si toglierà di mezzo questa ambiguità meglio sarà per la battaglia di opposizione.