Migranti, in arrivo
la tempesta perfetta

Sui migranti si sta preparando la tempesta perfetta. Non è chiaro se il ministro dell’Interno Salvini ha effettivamente disposto la chiusura di tutti i porti italiani alle navi che portano rifugiati salvati in mare o se il divieto di approdo riguarda (per ora) soltanto la nave Aquarius, a bordo della quale si trovano 629 migranti, tra cui 123 minori non accompagnati, 11 bambini e sette donne in stato di gravidanza. Nel secondo caso, la presa di posizione del ministro avrebbe il carattere di una ritorsione contro Malta, che ha rifiutato il permesso alla nave pur essendo l’approdo più vicino. Una ritorsione non del tutto ingiustificata, anche perché quella di rifiutare i permessi è una prassi consolidata delle autorità maltesi, ma che comunque nulla toglierebbe alla gravità del gesto: sia come sia, la Aquarius, rifiutata da Malta, sarebbe comunque un’imbarcazione carica di persone salvate in mare alla quale, secondo il diritto marittimo e tutte le convenzioni internazionali (ultima di una lunga serie quella di Amburgo del 1979), non potrebbe essere negato il diritto di approdare e mettere in sicurezza le persone salvate in mare, qualunque cosa sia avvenuta prima.

Se invece il divieto riguardasse tutti i porti e tutte le navi, si aprirebbe una vertenza internazionale nella quale l’Italia rischierebbe non solo una condanna giuridica ma una grave perdita di credibilità e di prestigio. Non a caso, come si ricorderà, l’ipotesi della chiusura dei porti era stata minacciata nell’estate scorsa dall’allora ministro dell’Interno Minniti, ma subito abbandonata in considerazione delle conseguenze giuridiche internazionali che avrebbe portato con sé e che opportunamente vennero richiamate dal ministro delle Infrastrutture Del Rio. Pare che il ministro pentastellato Toninelli che ha preso il posto di Del Rio questi scrupoli non se li stia facendo, ma si spera che almeno i suoi consiglieri, e quelli di Salvini, ne siano consapevoli.

La mossa del neoministro dell’Interno si colloca in un contesto in cui sono riprese in modo massiccio le partenze dei profughi dalla Libia. E questo è l’altro elemento della tempesta perfetta che si sta preparando. Perché sono ripresi i viaggi delle carrette del mare? Perché proprio nel momento in cui si è insediato un governo italiano chiarissimamente ostile e con prospettive rese molto più drammatiche che in passato dalla quasi totale scomparsa nel Canale di Sicilia della rete di salvataggio delle navi delle ONG?

La spiegazione più plausibile è anche la più preoccupante. Le strutture di potere libiche e i trafficanti cui di fatto era stata commissionata la gestione dei profughi in Libia con gli accordi dell’anno scorso si trovano davanti un interlocutore nuovo, il quale oltretutto per sua stessa ammissione ha pensato bene di non coordinare in alcun modo le sue iniziative con il predecessore, e in questi giorni gli stanno dimostrando la propria forza in vista dei futuri negoziati. È come se dicessero: attento Salvini, è con noi che devi trattare.

Sull’identità, le attività e i ruoli dei protagonisti di questo ricatto, il comitato del Consiglio di sicurezza dell’ONU per gli affari libici ha approvato nei giorni scorsi una illuminante mozione proposta dai Paesi Bassi e appoggiata da Francia, Germania e Gran Bretagna (se vi chiedete perché non dall’Italia provate a rispondervi da soli) che per la prima volta indica i nomi e le responsabilità dei grandi trafficanti di uomini dalla Libia di cui propone, intanto, il congelamento dei beni e la possibilità di viaggiare all’estero. Il primo nome – come ha scritto “Avvenire” – è quello di Abd Al-Rahman Al-Milad, che è il capo della Guardia Costiera libica di Zawiya, porto di partenza di gran parte delle imbarcazioni dei profughi. I mezzi della Guardia Costiera sono stati finanziati generosamente dall’Unione Europea e dall’Italia, che hanno provveduto anche all’addestramento degli uomini. Milad e altri membri della Guardia Costiera – è scritto nella risoluzione – “sono direttamente coinvolti nell’affondamento di barche di migranti effettuato usando armi da fuoco”. Diversi testimoni riferiscono di essere stati rapiti in mare da uomini armati, trasbordati a forza sulla nave della Guardia “Tallil”, a disposizione di Milad, e portati nel campo di detenzione di al-Nasr, dove sono stati sottoposti a brutali maltrattamenti.

Capo del campo di al-Nasr è Mohammed Kachlaf, altro nome reso pubblico dall’ONU insieme con quello di Ahmed Al-Dabbashi, esponente di una ricca famiglia di Sabrata, a capo di una potente milizia privata che controlla molti chilometri di costa e gestisce il traffico di migranti dal Niger.  Un altro libico della lista è Mus’ab Abu-Qarin, alla cui responsabilità verrebbe attribuito il naufragio avvenuto nelle acque di Lampedusa che il 18 aprile del 2015 costò la vita di 800 migranti.

Nell’elenco ci sono poi due eritrei: Ermias Ghermay, individuato dalla magistratura italiana come il responsabile di un naufragio costato 308 morti, e Fitiwi Abdelrazak, colpevole anch’egli di diversi naufragi.

Sono questi i personaggi che sull’altra sponda del Canale di Sicilia stanno preparando la tempesta perfetta che potrebbe portare l’Italia fuori dal diritto internazionale.