Salviamo l’importanza delle parole
dalla dittatura della rapidità

Parole parole, parole
Parole, parole, parole
Parole, parole, parole
Parole, parole, parole
Soltanto parole
Parole tra noi

Così cantava Mina tanti anni fa nella famosa canzone di Leo Chiosso, Giancarlo Del Re, Gianni Ferrio.

twitter, faceboock e socialNon ci sono dubbi che è un momento in Italia e nel Mondo dove siamo sommersi di parole, come quelle che cantava Mina (cambiando però significativamente intonazione il che cambiava il senso ad un certo punto a quelle parole), poche parole, ma ripetute all’infinito come se il ripetere sempre le stesse parole ne aumentasse il senso. Nel caso di Mina sì perché quelle parole le interpretava con la sua splendida voce. Il messaggio dei nostri tempi sono i tweet, tanti, ripetuti, brevissimi ovviamente. Si ha quasi il sospetto che chi li scrive non sappia bene che cosa dire ma dirlo in così poche parole è facile, e poi basta ripetere. Dalla Enciclopedia Treccani: “Parola: complesso di fonemi, cioè di suoni articolati, o anche singolo fonema (e la relativa trascrizione in segni grafici) mediante i quali l’uomo esprime una nozione generica, che si precisa e determina nel contesto d’una frase.” Il contesto, appunto, parola.

Una parola ad esempio: MES. Inadeguato, inappropriato, come se queste parole dessero un significato alla parola MES. Di cui si discute da mesi e mesi e non si decide nulla. E tutti sanno che quei fondi sono pensati esattamente per spese sanitarie che farebbero comodo, forse. Perché non siamo in tempi normali, ma sanitariamente eccezionali. Parole banali come eccezionale è la situazione. E una cosa è sicuramente cambiata dalla prima ondata. La speranza del futuro? E’ cambiato qualcosa nella percezione delle persone? Saremo capaci di trovare una soluzione in tempi ragionevoli senza sacrificare troppe persone? Parole di chi come me non ha la responsabilità di dover decidere. Parole sono anche “zona rossa“, “arancione“, “gialla“. Parole che corrispondono a valori di parametri che sono stati scelti per cercare di rendere adeguata la nostra strategia. Ricordando che dato che si tratta di dati da interpretare di volta in volta, dati assoluti, statistiche di previsione, non si può ogni giorno cambiare le zone stando dietro ai dati giornalieri. Parole, parole, per non parlare delle parole che si scambiano politici pittoreschi e alle volte divertenti.

Cosa è la scuola? Enciclopedia Treccani: “Istituzione sociale, pubblica o privata, preposta all’istruzione, quale trasmissione del patrimonio di conoscenze proprio della cultura d’appartenenza, o alla trasmissione di una formazione specifica in una determinata disciplina, arte, tecnica, professione, mediante un’attività didattica organizzata secondo regole condivise.” Forse aggiungendo “e di altre culture”.

E’ la base della vita dell’umanità, la trasmissione della cultura. Il diritto della umanità alla istruzione. Ovviamente verrebbe il caso di dire se le condizioni sanitarie lo consentono. Parole ovvie, ovviamente. O forse no? La scuola a distanza non è e non sarà mai la stessa cosa. Sono contento di essere in pensione e di non dover insegnare a distanza. Ma se le condizioni sanitarie… e quindi la didattica a distanza.

Una inchiesta televisiva sui telefonini e i videoclip è arrivata alla conclusione, parola ovviamente, che i video non devono durare più di 15 secondi, pena la caduta di interesse. Ora ci sono tantissime cose utilissime della rete e delle cosiddette nuove tecnologie. Wikipedia è una fonte inesauribile di informazioni se si sa come cercare, cosa cercare e si fanno dei controlli con altre fonti. Lo vogliamo insegnare agli studenti fin da subito, spiegando che incoraggiare l’utilizzo di Wikipedia in modo acritico, operando dei copia e incolla, pone gli studenti in una situazione inappropriata (direbbe qualcuno). Magari un bambino o una bambina delle elementari, delle medie, copia ed incolla un brano da Wikipedia, scritto in origine da una persona che sa di cosa parla e sa come scrivere (ce ne sono molte di persone così). Poi la bambina o il bambino aggiungono delle frasi come si dice di raccordo e chi leggerà quelle parole si accorge immediatamente che non le ha scritte lei o lui ma un’altra persona. Che cosa avrà imparato il bambino o la bambina? Forse che l’insegnante non serve? Che i libri non servono? Che le parole non servono? Non è meglio raccontare, parlare, confrontarsi anche con il computer, che ha l’audio, come fanno oramai milioni di persone, dando un senso alle parole che ognuno riesce a formulare nella propria testa e comprendendo quello che sta dicendo (purtroppo è necessario altrimenti il veicolo della istruzione e della comunicazione non funziona, purtroppo). E vanno benissimo i power point, i video col telefonino se sono utili allo scambio di parole, ad aumentare il numero di parole di cui si comprende e si gestisce il significato. La tecnologia è in parte un valore in sé, ma in gran parte è la parola la via maestra alla istruzione, alla comprensione, al cambiamento. Parole che hanno molti significati che con altre parole possono essere spiegate nei diversi contesti (parola).

Parole, soltanto parole cantava Mina. E sono nel nostro immaginario. Quindi non erano solo parole. Non tralasciando il coinvolgimento emotivo!