Il pasticcio Rosatellum e quella strana lista

Che meraviglia di democrazia sia la nuova legge elettorale lo mostra con chiarezza la vicenda piccola piccola delle firme da raccogliere per i poveri radicali.
All’improvviso ci si accorge che chi non è presente in Parlamento non può raccogliere entro il 29 gennaio le 25.000 firme necessarie a concorrere alle elezioni, se non con un dispendio di forze e di organizzazione impressionante. E in più dovrebbe correre obbligatoriamente da solo, visto che per i collegi uninominali i candidati andrebbero già scelti al momento di raccogliere le firme, e nessuno è già in grado di farlo. Lo grida da tempo al vento Emma Bonino, che di raccolta firme pure se ne intende, ed ha cercato finora invano l’accordo con il Pd, che promette solo una blanda desistenza.
Così tocca a Bruno Tabacci il ruolo del salvatore della democrazia, che Emma Bonino gli riconosce senza fare una piega. Avremo così una lista Bonino-Tabacci, un ircocervo: +Europa e Centro democratico. Spesso in lotta tra loro sui valori, radicali e Centro democratico, quando si tratta di seggi e di voti poi si metteranno d’accordo. Come voteranno poi quei parlamentari lo sa solo il diavolo e il suo coperchio malmesso.

Cos’è il Rosatellum, allora? Chi è dentro mena le danze, chi è fuori resta fuori.


Perché se è giusto uno sbarramento per evitare la raffica di liste e listine senza alcun radicamento sociale, spesso allestite alla bell’e meglio per fare pubblicità a questa o quell’altra impresa commerciale, allestire una palizzata insormontabile persino per un partito antico e strutturato come i radicali non è un atto democratico. E il caso dei radicali potrebbe non essere l’unico. Possibile che una lista nuova che intenda presentarsi oper la prima volta, come “Potere al popolo”, debba passare queste forche caudine o sperare in un soccorso (bianco, o rosso, o verde) interno al Parlamento?
Non sarebbe stato meglio, invece di piegarsi a questo poco nobile teatrino, fare una battaglia in Parlamento per una legge elettorale meno zoppicante? Delle due l’una: o i parlamentari sono tutti incapaci di leggere il testo di una legge elettorale, o la si è votata confidando di utilizzarla pro domo sua, per questa tornata, poi si vedrà.
E’ il risultato di una legge costruita sulle convenienze e sui sondaggi, scegliendo premi e forzando risultati che poi, qualche mese dopo, vanno già stretti. Scritta e presentata come antidoto all’ingovernabilità rischia di portare proprio a quell’esito.
Patetico lo spettacolino della politica oggi, e un po’ ignobile. La moltiplicazione degli scudi crociati, la lite Rutelli-Lorenzin per il simbolo della Margherita, la cui titolarità sarebbe in capo allo strano partito trentino, le prossime beghe di basso livello.
Con questo avvio, il percorso fino al 4 marzo (e dopo) non si annuncia promettente.