Roma, quella vittoria casa per casa

Un lumicino, però importante, la vittoria di Giovanni Caudo nel Municipio 3 di Roma, perché può, nella generale débâcle del PD e della sinistra, indicare una direzione sulla quale incamminarsi. Ho dato una mano, negli ultimi due mesi, a Giovanni, in questa avventura nel territorio complesso che è stato teatro della competizione elettorale. Forse è proprio il caso di partire da lì, da questa “città” di 206.000 abitanti, bella come è bella Roma in tutte le sue parti ma impotente ad affrontare gli enormi problemi, il degrado e i contrasti che la segnano.

Dal suo centro, la città giardino a ridosso dell’antico ponte Nomentano e della fonte del Monte Sacro, si scavalla in una distesa che potrebbe ben rappresentare un manuale di Roma contemporanea: i quartieri di edilizia popolare storici, Tufello e Val Melaina, quelli degli anni ottanta, Vigne Nuove, i nomi da favola dei quartieri costruiti in convenzione ex 167, come il Parco delle Sabine, da dove è partita la rivolta a 5 stelle, contro le promesse mancate del PRG del 2008. La grande “piazza” dei megastore di Porta di Roma, i borghi oltre il Grande Raccordo Anulare, come Cinquina, i quartieri commerciali, come Talenti, quelli residenziali borghesi, Colle Salario, il disordine dell’agglomerato di Settebagni, tagliato in due dalla ferrovia e dalla consolare. Le attività produttive che scompaiono, di cui è simbolo la sede vuota di Sky. Il TMB Salario che la crisi dei rifiuti ha trasformato in una discarica a cielo aperto, in un’area densamente abitata, da cui non si può nemmeno fuggire, perché le case non si vendono. Semmai si svendono.

Come racconta nel Passo del gambero Walter Tocci, anche qui si sono capovolte le percentuali di voto: PD forte in centro, competitivo nei quartieri bene, dove è forte anche la destra tradizionale e fascista (a Conca d’oro un tempo i comunisti non potevano passare), mentre nei quartieri popolari hanno sfondato la droga e il Salvini-pensiero, e quelli suburbani sono stati la culla dei meet up romani. Il verde, ricchezza immensa, vera infrastruttura urbana di questa parte di città, soffre il degrado della sporcizia, dell’abbandono, della sterpaglia alta e pericolosa. Ma è anche costellato di un’altra grande ricchezza immateriale: l’associazionismo sportivo, quello delle famiglie con persone disabili, quello delle attività extrascolastiche dei 12.000 ragazzi e ragazze che popolano gli istituti scolastici, quello dei comitati di quartiere che qui, anche grazie alla alta concentrazione di edilizia residenziale pubblica, sono una grande tradizione.
E’ il tessuto che Caudo ha valorizzato con incontri diretti e attraverso la formazione della sua lista civica e la lista del Centro solidale (9 per cento la prima, 2,7 la seconda che è molto legata alla esperienza di Sant’Egidio che ha un importante insediamento nel Terzo Municipio). E’ il tessuto che contrasta la solitudine degli anziani delle case popolari, delle giovani mamme che hanno paura di uscire la sera, in certe zone di spaccio.
Giovanni Caudo, con lo zainetto in spalla, la camicia estiva fuori dai pantaloni, ha fatto una campagna elettorale antica, davanti ai mercati, sui marciapiedi, negli appartamenti e nei caseggiati popolari. Parlando, dialogando: “Qualche volta, parlando con una signora anziana, ho avuto l’impressione che quella fosse l’unica occasione, per lei, di scambiare parole con un altro essere umano. Posati i sacchi della spesa in cucina, a casa, l’unica compagnia sarebbe stata la televisione”.

La chiave politica del successo è nell’avere unito, secondo il modello Zingaretti, forze politiche disperse e forze civiche: Pd, il gruppo civico che si richiama a Massimiliano Smeriglio, Leu, le due liste civiche. Ma c’è qualcosa di più, molto importante. Giovanni è un indipendente che ha vinto le primarie e ha superato, con spirito inclusivo, lo scoglio dell’uso delle primarie come conta fra correnti. E’ un tecnico, un urbanista che considera la propria competenza al servizio del bene pubblico, non una scienza neutra ma strumento per la cura del bene di tutti i cittadini. In questo contesto, e solo in questo contesto, si inseriscono i legittimi interessi privati. E’ un uomo che viene da una storia di sinistra, la passione per l’urbanistica è nata quando suo padre era sindaco comunista di Fiumefreddo, in provincia di Catania. Ha aperto e chiuso la campagna elettorale con Bella Ciao, anzi facendo cantare Bella ciao a un ragazzo rom che, per averlo fatto su un autobus con la sua fisarmonica, era stato malmenato da un gruppo di fascisti. Ha fortemente connotato a sinistra la sua campagna: “La sinistra è centro, è al centro, perché al centro sono le diseguaglianze e la rivendicazione dei diritti, non dei favori ma dei diritti di tutti”.
Infine, ma forse all’inizio di tutto, c’è che Caudo è stato assessore all’urbanistica della giunta di Ignazio Marino. Considera un errore politico aver fatto cadere quella giunta e il suo successo è l’inizio di una ferita che si rimargina, senza lo sguardo rivolto al passato ma, al contrario, guardando avanti, con la volontà di includere e di superare ciò che è stato. “Abbiamo tutti fatto la campagna elettorale insieme – ha detto festeggiando domenica notte a piazza Menenio Agrippa – restando diversi, poiché la diversità è la nostra bellezza. Ora ci aspetta una missione, nessuno escluso, che è quella di rappresentare e di affermare i diritti di tutti, non di coltivare l’orticello del rapporto fra eletti ed elettori. Noi saremo sempre, dovremo scegliere sempre, la parte del più debole”.