Roma, la giunta grillina
vuole mandare
le donne a casa

Nel corso dell’incontro tra il direttivo della Casa Internazionale delle donne di Roma e le assessore Castiglione, Baldassarre e Marzano, con la consigliera Guerrini, l’assessora Castiglione ha annunciato la revoca immediata della Convenzione che regola il rapporto fra la Casa internazionale delle donne e Roma Capitale. Convenzione che avrebbe visto la sua naturale scadenza nel 2021.

Non sono state accettate le controdeduzioni presentate dal direttivo in una memoria che ripercorreva il lungo e vario percorso burocratico che ha segnato il rapporto tra la Casa e l’amministrazione.

Almeno ora la situazione è chiara! Dopo lo stillicidio degli ultimi mesi, gli appelli, la mobilitazione, le manifestazioni, la raccolta fondi per sanare il pregresso siamo arrivate ad un punto fermo. Punto fermo ma non di resa. Non di resa, perché nonostante l’incapacità di capire dimostrata da questa amministrazione attorno alla Casa si sono raccolte energie positive, e perché davanti ad un atto concreto almeno ci sarà una concreta possibilità di impugnare questa decisione anche per via legale.

Inutile approfondire l’insensibilità dimostrata dall’amministrazione, che ben si inserisce nella più generale insensibilità (per chiamarla solo così) verso il protagonismo delle donne, verso i loro diritti, che segnano questo periodo. Di fatto negli ultimi tempi le donne sono sparite dalla scena politica, non sono state in nessun modo soggetto politico nella campagna elettorale e continuano a non esserlo dopo. Tanto per fare un esempio, l’ultimo in ordine di tempo, basta pensare alle nomine del Parlamento per il Consiglio Superiore della Magistratura: nessuna donna eletta nel silenzio totale di un Parlamento dove le donne continuano comunque ad avere una discreta rappresentanza.

Attorno alla lotta per mantenere in vita la Casa Internazionale delle Donne possiamo anche continuare ad affermare la nostra soggettività, i nostri diritti e far sentire la nostra voce.

Ma intanto andranno esercitate tutte le possibilità offerte dalla magistratura per impugnare un atto dove la transazione proposta non è stata totalmente rifiutata. Andrà esercitato il diritto di dimostrare che tutte le spese straordinarie di un bene pubblico legate alla sua gestione erano di fatto a “carico” dell’amministrazione e non della Casa e stiamo parlando di oltre 300.000 euro.

Si apre una nuova fase, dove a fianco della mobilitazione e dell’attenzione anche dei media occorre aumentare l’impegno per raccogliere i fondi che ancora mancano per far continuare a vivere un bene prezioso per tutte le donne e non solo quelle romane.

Ecco perche le donne della Casa invitano tutte e tutti “a sostenerci, a continuare la campagna di solidarietà anche con un contributo economico IBAN: IT38H0103003273000001384280”.

Tutte a casa allora? Forse no, ma dipende da tutte e tutti noi.