Roma e i rifiuti in fiamme
Non complotto ma
disastro annunciato

Pantomima è il termine che mi viene in mente a proposito dell’atteggiamento di Virginia Raggi e del governo nazionale di fronte all’incendio divampato nel TMB di via Salaria a Roma. Il disastro colposo su cui indaga la magistratura è un disastro ampiamente annunciato. Quell’impianto che dovrebbe assicurare un “trattamento meccanico biologico” dei rifiuti indifferenziati, stabilizzandoli in cdr (rifiuti organici da bruciare per produrre energia), in FOS (frazione organica stabilizzata) e metalli ferrosi e non ferrosi (alluminio) è certificato che da tempo non riusciva ad assolvere il proprio compito. Il TMB riceveva più di quel che poteva trattare, 600 tonnellate al giorno, 160.000 nel 2017, per vasche da una capienza limitata a 200 tonnellate. La fossa in cui venivano conferiti gli indifferenziati non si svuotava mai, il prodotto che dall’impianto usciva per andare nel resto d’Italia non era stabilizzato, era putrescente. La puzza denunciata dai cittadini dell’area, totalmente, assolutamente compatibile con questa descrizione. Una situazione in cui tutto può accadere, una situazione nella quale funzionari ligi al diktat dell’Amministrazione, soffocata dall’emergenza, rischiano di essere, trovandosi all’ultimo anello della catena, quelli che pagano. Una situazione certificata da una relazione dell’ARPA che risale a non più di due settimane fa.

Ma la sindrome complottista che attanaglia l’amministrazione a 5 stelle (se si trattasse della Guida Michelin le stelle sarebbero già scese a due), rifiuta di riconoscere i problemi, fa serpeggiare nei social network l’ipotesi del sabotaggio, fa dire al ministro Costa (che pure alla lettura del rapporto ARPA aveva sentenziato “quel sito va chiuso”): “si stava provando a fare qualcosa ed ecco il sabotaggio”.

E’ tutto un complotto, tutto un problema di amicizie e connessioni, secondo i più abusati schemi del teatro della politica.

In realtà, la giunta del Municipio 3 di Roma, il presidente Giovanni Caudo, l’assessore scrittore Christian Raimo hanno sollevato un problema che sta a cuore alla cittadinanza da loro governata, hanno convogliato la protesta nella rappresentanza istituzionale e democratica, hanno portato in piazza migliaia di persone. Non hanno scelto la linea nimby, non nel mio cortile, ma quella di dire: a Roma c’è una emergenza rifiuti che va affrontata con scelte impegnative che investono la città, la Regione il governo nazionale e non scaricata su una parte della popolazione. Hanno proposto, senza trovare ascolto.

Come sempre, nulla può essere escluso e c’è un’indagine in corso della magistratura. Ma ombrare con il complottismo le ragioni di un movimento di protesta civile e rispettoso delle istituzioni democratiche è una vergogna dell’amministrazione Raggi.