Fuoco alla libreria
che non piace
a fascisti e criminali

Quella libreria non s’ha da aprire. Sembra di vedere le figure incappucciate, bravi di Don Rodrigo, che di notte, con un certo livello di competenza, deviano verso un angolo morto il raggio delle telecamere prima di scassinare la saracinesca e far penetrare il liquido infiammabile. La Pecora elettrica, libreria-pub antifascista di via delle Palme a Centocelle, Roma, è bruciata per incendio doloso per la seconda volta in sei mesi, alla vigilia della riapertura.

Doveva essere inaugurata oggi alle 16 e 30, ormai ultimati i lavori di ripristino dopo l’incendio che l’aveva devastata nella notte fra il 24 e 25 aprile. La data dell’anniversario della Liberazione non aveva lasciato dubbi sulla matrice dell’attentato e il quartiere, medaglia d’oro al valore civile della Resistenza, un tempo roccaforte operaia e degli edili, si è mobilitato. Residenti, commercianti, circoli associativi e centri sociali hanno creato una rete, Cento-cellule, raccolto 50.000 euro per la ricostruzione della libreria. Sul sito della Pecora elettrica trovate tutto, una mappa costellata di cuori che indicano da dove sono arrivati i contributi e una lista precisa delle spese affrontate. Ed è tornato a mobilitarsi ieri, fin dalle prime ore della giornata ma soprattutto la sera. Un fiume di gente, soprattutto giovani. Lo slogan è “Combatti la paura, difendi il quartiere”. Sperando che questo calore umano restituisca un po’ di speranza a chi lavora nella libreria.

Ci sentiamo abbandonati

Oggi doveva essere un giorno di festa, di vittoria del quartiere e di tutti e invece è il giorno dello scoramento per Danilo e Alessandra, proprietari del locale. Danilo Ruggeri aveva rilasciato una intervista, qualche giorno fa a RomaToday. Era contento ma preoccupato. Contento dell’abbraccio corale del quartiere. Preoccupato perché il 9 ottobre la “Pinsa”, il locale di fronte, al numero 155 – la libreria è al 158 – è stato distrutto da un incendio doloso. Danilo una settimana fa: “C’è un po’ di paura, c’è ma cerchiamo di non pensarci. Certo, siamo consapevoli che il territorio sembra fuori controllo. Non sentiamo la presenza delle istituzioni”. E ieri: “Noi non ce la facciamo, quello che dovevamo fare l’abbiamo fatto, ora la risposta deve arrivare da altre parti”. Dalla notte del primo attentato Danilo non ha più avuto notizie sulle indagini. E Valerio Pasqualucci, proprietario della pizzeria, 27 anni, due figli e abitante del quartiere: “Ci sentiamo abbandonati, non solo noi che abbiamo attività commerciali, anche gli abitanti. Le istituzioni, per muoversi, aspettano che ci sia il morto”.

“La cultura dà fastidio”

E si fa strada l’ipotesi di una matrice diversa, quello della criminalità organizzata. Fra le persone accorse ieri mattina davanti alla vetrina esplosa della libreria, un ragazzo denuncia: “È chiaro che qui la cultura dà fastidio ma soprattutto è chiaro che questa strada deve essere buia”. Via delle Palme, parco delle Palme. Alle sei della sera qui scatta il coprifuoco. Niente lampioni. È una zona di spaccio. Ma basta a spiegare? Tre incendi dolosi sullo stesso tratto di strada, nel giro di poco tempo, evocano uno scenario da città allarmante, c’è l’impressione di una determinazione a prendere o mantenere il controllo del territorio, in un quartiere che sta cambiando rapidamente, anche grazie all’arrivo della metropolitana e di una nuova movida. Tanto più fa impressione la lentezza, l’immobilismo delle istituzioni.

Ieri mattina è stato contestato il presidente grillino del Municipio V, Giovanni Boccuzzi. Danilo si presenta: “Sono il proprietario della libreria, tre attentati, 20 giorni fa quello alla pizzeria e lei si presenta adesso?”

Solidarietà

A portare solidarietà, ieri, sono andati anche il vicesindaco di Roma Luca Bergamo e il ministro ai beni culturali Dario Franceschini (la moglie Michela Di Biase è eletta in questo Municipio) che ha annunciato di avere concordato con la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese un vertice in prefettura su Centocelle per il 15 novembre. Christian Raimo, scrittore e assessore alla cultura del III Municipio: “Non si può pensare di delegare a una libreria anche il problema della legalità”. Gianluca Peciola: “Inconcepibile che questo accada a Roma”.

Nel rapporto 2019 sulle mafie, stilato dalla Regione Lazio, il nome Centocelle compare una sola volta, a proposito dell’insediamento di famiglie di ‘ndrangheta a Roma. Si tratta dell’inchiesta sull’agguato mortale ad un esponente della famiglia Femia, Vincenzo, ucciso a Trigoria nel 2013 per un contrasto – secondo quanto si acclarò nel processo – nella gestione del traffico di stupefacenti. “Secondo gli inquirenti, i capi del gruppo criminale vivevano da anni nella capitale, in particolare nei quartieri Appio, San Giovanni, Centocelle, Primavalle, Aurelia, dove contavano su una fitta rete di connivenze”. (Rapporto sulle mafie 2019, pag. 41). Ma c’è un altro aspetto che riguarda Roma più in generale e sottolineato dal magistrato Michele Prestipino, a proposito dei Casamonica ma anche di altre famiglie criminali: “è una costante di questi gruppi che operano in zone periferiche o semi-periferiche della città di fondare il loro potere criminale sul controllo del territorio, alla stregua di tutte le organizzazioni mafiose, anche quelle storiche”.