Ripartire dalla lotta
alle diseguaglianze

Ricordate “Prova d’orchestra”, il film visionario di Federico Fellini girato alla fine degli anni Settanta? Indimenticabile la sceneggiatura: nessun orchestrale era più disposto a seguire le indicazioni del direttore.  Fu un’acuta metafora della società italiana, allora scossa dal terrorismo di estrema sinistra e da confuse pulsioni sociali e politiche. Come non vedere inquietanti somiglianze con molti aspetti della situazione alla quale stiamo assistendo in questi giorni?

Parte male la nuova legislatura. In calo la crescita economica; in aumento il lavoro precario e mal pagato; crescita della criminalità organizzata; voci di rischi legati al radicalismo islamista; corruzione diffusa; angosciosa crescita della pressione migratoria; assenza di un’opposizione autorevole (unita) e coerente (proposte convincenti) al cosiddetto populismo; quadro internazionale sempre più instabile, specie in Medio Oriente e quindi non lontano dall’Italia.

Di fronte al risultato elettorale del 4 marzo, in parte previsto ma comunque sconvolgente, spetterebbe all’unica forza di opposizione rimasta sul campo, il Partito democratico, il compito di opporsi con idee e proposte chiare alla coalizione Cinque Stelle-Lega. Non si tratta di un compito facile ma, al contrario, di un’opera titanica. Per contribuire a spegnere l’incendio del risentimento e della protesta il Pd dovrebbe misurarsi seriamente con un obiettivo politico e culturale di prima grandezza: definire risposte coerenti alla crescita delle disuguaglianze. La questione sociale è, come tante altre volte nella storia del capitalismo, nuovamente cruciale. Si ha l’impressione, almeno per ora, che la riflessione e la discussione interna del partito democratico non stia evolvendo in questa direzione. Il fatto è preoccupante anche perché rivela il limite di fondo che attraversa gran parte della sinistra europea di matrice socialista, l’incapacità (o forse la non volontà?) di rispondere alle sfide della globalizzazione nell’era della rivoluzione digitale. Come spiegare, altrimenti, gli undici milioni di voti che hanno premiato il Movimento Cinque Stelle, una buona parte dei quali espressi da elettori in uscita dal Pd? Quali sono le ragioni di questo smottamento? Si evitino facili e comode illusioni: senza un rinascimento morale e culturale della sinistra non si uscirà dall’attuale pantano.