Riforme e istituzioni
digiunare stanca

Premessa: lo sciopero della fame per la legge elettorale non ha molto senso. Almeno qui in Italia, dove dissentire in modo eclatante anche su un tema istituzionale non espone a rischi di carcere o di altre persecuzioni (vedi Turchia o Russia per stare in Europa) ma al massimo  può procurare qualche comparsata nei talk show. In un Paese come il
nostro magari avrebbe molto più significato digiunare per rivendicare
una legge come lo ius soli o per una forte protesta simbolica contro il
femminicidio dilagante. Ma, evidentemente, non si tratta di questioni
sentite quanto la ripartizione dei seggi.

Premessa numero due: digiunare con l’argomento che i cittadini devono
poter scegliere i propri rappresentanti e che questo si può fare solo
con i collegi del maggioritario è un errore o peggio un’ipocrisia. Nei
collegi i candidati vengono comunque scelti dai partiti e dai loro
leader – come del resto in tanti altri paesi –  così come nel
proporzionale. Non solo si scelgono i nomi ma anche i collegi dove è
più facile farli eleggere. Per inciso: ai tempi dell’Ulivo tanti
campioni del maggioritario furono candidati ed eletti nei collegi
(all’epoca) sicurissimi di Emilia-Romagna, Toscana o Umbria Che
differenza c’è con i cosiddetti nominati?

Detto (e contraddicendo) tutto questo: ma perché Roberto Giachetti non
riprende lo sciopero della fame? Non avverte una esigenza di coerenza
personale? Il vicepresidente della Camera, quando era
all’opposizione nel suo partito, digiunava per sollecitare
l’approvazione del Mattarellum al posto del famigerato Porcellum. Ora
il suo partito – dopo una incursione nell’altrettanto famigerato (per
gli anti-proporzionalisti) modello tedesco – ha presentato il cosiddetto
Rosatellum: due terzi eletti nelle liste proporzionali bloccate, un
terzo nei collegi.

Giachetti scioperava per ottenere un sistema che eleggeva tre quarti dei parlamentari con il maggioritario e solo un quarto nel proporzionale. Niente da fare. Ma oggi non si vedono da quelle parti grandi atti di disobbedienza. Due sono le possibili spiegazioni del mancato agire: o Giachetti ha cambiato idea sulla legge elettorale o è cambiato il segretario del suo partito. Le scommesse sono aperte.