Riecco Letizia Moratti:
un vademecum
per gli smemorati

S’usa dire: chi non muore si rivede. Così a noi lombardi e a noi milanesi in particolare tocca rivedere Letizia Moratti, che pensavamo definitivamente archiviata dopo la sconfitta subita ad opera di Giuliano Pisapia. Invece la compagnia, con diverse responsabilità, Salvini Fontana Gallera Berlusconi (o chi pensa per lui) Corriere della Sera, è riuscita nell’impresa di resuscitare la settantaduenne ex broker assicurativa (per tradizione di famiglia), ex ministra, ex presidente della Rai, ex sindaca, ex banchiera, proiettandola addirittura ad una futura presidenza della Regione, dopo averla insediata per ora alla vicepresidenza e nell’ufficio di assessore al welfare.

Sarà dunque lei, con l’esperienza maturata finanziando l’opera pia San Patrignano ai tempi di Muccioli (e forse ancora oggi), ad iniettarci il miracoloso vaccino al posto del malcapitato predecessore, persino simpatico nella sua disarmante inettitudine e alla fine defenestrato (che ne sarà di Gallera?), “stanco” (secondo il suo “governatore”) ma tenacemente avvinghiato ad una poltrona assessorile. Nel cosiddetto rimpastino, tra ingressi e uscite, il carosello delle deleghe con l’invenzione di nuovi “titoli”, ad esempio quello speciale per Milano, in merito a interventi di rigenerazione urbana, opere pubbliche e area metropolitana, affidato ad un leghista (le mani sulla città, si potrebbe dire citando il celeberrimo film di Rosi) si compone il quadro: Salvini, dopo aver benedetto il ritorno della Moratti, “una persona che ha fatto bene il sindaco e il ministro”, futura candidata del centrodestra per la Regione, e dopo aver digerito senza problemi la dismissione di Fontana, potrà scegliersi il candidato sindaco per Milano.

Nel girotondo degli assessorati e delle deleghe, meriterebbero una menzione due ingressi in giunta. Il primo è quello di Alessandra Locatelli, comasca, leghista, per un paio di mesi ministra per la famiglia nel primo governo Conte, ancora parlamentare, che si fece notare quand’era vicesindaco nella sua città per le sue ordinanze contro l’elemosina (vietata, per decoro), contro gli immigrati e contro il Ramadan, per l’uso degli idranti contro gli homeless, per aver invitato con un post su Facebook i suoi funzionari a togliere dalle pareti degli uffici il ritratto del presidente Mattarella, a suo giudizio “non più un garante imparziale dei cittadini”. Il secondo arrivo riguarda Guido Guidesi, lui pure leghista, ex sottosegretario, assessore allo sviluppo economico, gestore quindi degli euro del recovery fund. Come Salvini comanda.

A conforto degli smemorati, degli indifferenti e di chi legge i melensi ritrattini del Corriere della Sera qualcuna tra le gesta di Letizia Moratti potrebbe essere riassunta qui. Ad esempio, un poco in contrasto con la definizione che lei stessa ama attribuirsi, definizione di continuo citata dal quotidiano di via Solferino, di “civil servant” si potrebbero considerare alcune conclusioni della Corte dei Conti, secondo la quale l’operato di Letizia Moratti, sindaca, avrebbe avuto “il connotato della grave colpevolezza, ravvisabile in uno scriteriato agire, improntato ad assoluto disinteresse dell’interesse pubblico alla legalità e alla economicità dell’espletamento della funzione di indirizzo politico-amministrativo spettante all’organo di vertice comunale”. “Grave colpevolezza della condotta” , un milione di euro per danno erariale (sentenza della Cassazione): Letizia Moratti, appena insediata a Palazzo Marino, aveva dispensato consulenze e assunzioni, riciclando amici, trombati alle elezioni, personaggi di varia fiducia, per lo più incompetenti ma sempre ben retribuiti, per giudizio della stessa Corte. Chissà che cosa combinerà in Regione.

Presidente della Rai sentenziò che l’ente pubblico poteva essere “complementare” alla Fininvest. Sopraggiunta al ministero della pubblica istruzione nel 2001 (governo Berlusconi), smontò in men che non si dica la riforma Berlinguer per proporre la sua, contestata in lungo e in largo da professori e studenti. Implacabile, si presentò alle elezioni di sindaco a Milano e vinse, inaugurando la sua stagione con quello spoil system che decapitò varie ripartizioni e che condusse alla citata sentenza della Corte dei conti (di mezzo anche la costituzione di un ufficio stampa personale di venti persone, quante sarebbero bastate per fare un giornale). Memorabile la sua partecipazione alla fiaccolata anti immigrati al fianco del vicesindaco De Corato, La Russa e vari altri signori della destra. In Piazzale Loreto. Poco distante, il figliolo trasformava un edificio industriale con destinazione industriale in un villa arredata alla maniera della casa di Batman, grazie al nuovo piano territoriale varato dalla mamma, con una crescita di valore conseguente, crescita valutata intorno al milione di euro…

L’appuntamento della svolta fu con l’Expo, la Moratti nella cordata comune-regione-governo. Accolta la candidatura di Milano, la sindaca riuscì nell’opera di paralizzare l’avvio dei lavori per difendere la candidatura del fedelissimo Paolo Glisenti a capo assoluto dell’esposizione. Dovette cedere. Subentrò Stanca. Altri mesi di paralisi, con il rischio del naufragio, finché, quando ormai si vociferava di rinuncia, dal cappello del prestigiatore saltò fuori il nome di Beppe Sala, già city manager con la Moratti stessa, futuro sindaco di Milano per il centro sinistra.

Lasciato il Comune, segnando ben sei presenze in consiglio, sconfitta appunto da Giuliano Pisapia, Letizia non restò con le mani in mano: divenne presto presidente di Ubi Banca. Secondo la denuncia di un dipendente, un funzionario antiriciclaggio, la Moratti presidente sarebbe stata anche tra i clienti privilegiati della banca. Un illecito amministrativo, bazzecole, una banale conflitto di interessi, secondo la procura di Brescia, che però stralciò la posizione della Moratti e la segnalò alla procura di Cagliari, perché il giro dei quattrini sarebbe stato equivoco e avrebbe potuto mascherare i traffici illeciti della Saras, la società petrolifera del gruppo Moratti e di cui la signora Letizia è azionista, traffici di petrolio in clandestinità e sottocosto, dal Kurdistan irakeno allora controllato dall’Isis. Se la vedrà la magistratura.

Roberto Saviano, il neo assunto di Urbano Cairo, avrà di che indagare.

Quisquiglie, che non ci riguardano: a noi interessa il vaccino. Il seguito lo vedremo all’approssimarsi delle elezioni: quelle regionali, dopo quelle comunali. Chissà come procederà il centrosinistra: confermata, come è ovvio la candidatura di Sala sindaco, sarebbe bello ritrovare lo schieramento unito e Pisapia all’opera in regione. Ci restituirebbero un filo di speranza.