Un viaggio
da ricominciare

Ci sono certi momenti nella vita in cui bisogna ricominciare il viaggio: superare gli ostacoli, accantonare i dubbi e andare. Questo vogliamo fare noi che oggi saliamo su questo vagone che si chiama strisciarossa. Vogliamo portare la nostra storia, le nostre passioni, la nostra idea di futuro, il nostro modo di fare i giornalisti in questo viaggio che ci farà conoscere altre storie, altre passioni, altre idee di futuro. Vogliamo scambiarci le esperienze di vita come si fa tra persone che fanno parte della stessa comunità e guardano gli stessi orizzonti.

Noi non abbiamo paura e combatteremo le paure. Quelle che dividono, ci mettono uno contro l’altro, fomentano gli istinti peggiori e sono oggi il terreno di coltura sul quale prosperano partiti e movimenti che proprio sulle fobie cercano di costruire le loro fortune a caccia di uno zero virgola in più. Noi cercheremo invece di costruire ponti (tra le persone, tra le idee e tra le storie) e faremo di tutto per abbattere i troppi muri che ci tengono separati, che ci chiudono in gabbia, che ci danno l’illusione di sentirci più sicuri e più puri da soli e ci spingono a difendere le nostre piccole fragili fortezze dall’altro che è diverso da noi solo perché racconta un’altra storia.

Il punto di vista di strisciarossa sarà un punto di vista di sinistra. Meglio ancora: i punti di vista di strisciarossa saranno di sinistra. Non è un gioco di parole, ma il tentativo di tenere insieme quello che in questo ventennio si è frantumato in mille pezzi andati dispersi e che negli ultimi anni ha trovato nuove modalità per dividersi e ha fatto prevalere gli istinti primordiali dell’”io” piuttosto che la passione unitaria del “noi”. A questo progetto partecipano persone che, dentro un’idea larga di sinistra, hanno anche posizioni e culture diverse, a volte distanti. Noi vogliamo che questi punti di vista siano in grado non solo di convivere, ma di essere una forza, di produrre energia nuova. Perché l’unità – la vera unità – si può costruire solo sul campo, stando gomito a gomito nel lavoro di squadra e confrontandosi sulle idee più che sulle appartenenze.

Il nostro campo sarà quello di chi sta peggio, di chi non ha lavoro o lo ha perduto, di chi è vittima delle disuguaglianze, dei giovani condannati a una vita precaria, dei migranti che si aggrappano a una barca sfondata per un indizio di possibile felicità. Il nostro campo sarà quello di chi lotta per i diritti (al lavoro, alla salute, alla formazione e alla conoscenza), di chi combatte le discriminazioni, di chi difende la dignità della donna contro gli abusi del potere maschile troppo spesso violento. Il nostro campo sarà quello di un’Europa senza muri e patria della libertà e dell’antifascismo e di un’innovazione condivisa perché socialmente utile e non prerogativa di chi comanda.

Il nostro giornalismo cercherà di essere sopra le urla e sopra gli insulti che ormai dominano sul web e non si farà incantare dalla velocità supersonica di un tweet che costringe alla superficialità pur di esserci. Noi ci faremo guidare dalle nostre quattro A: approfondimento, accuratezza, affidabilità, autonomia. Approfondimento, perché crediamo che oggi, anche e soprattutto nel mondo di Internet, ci sia bisogno di un’informazione che scavi dentro le notizie, che sappia dire di più e possibilmente meglio. Accuratezza, perché vogliamo essere sicuri di quello che scriviamo e quindi non scriveremo mai articoli con i “forse”, i “si dice”, i “sembra che”. Affidabilità, perché vogliamo cercare di creare un circuito di fiducia tra noi e i nostri lettori affinché strisciarossa diventi una comunità di persone che ragionano con la propria testa e non con la propria pancia. Autonomia, perché non saremo il giornale di nessuno, di nessun partito e di nessun leader. Vogliamo raccontare i fatti con le nostre idee senza rendere conto se non alla nostra professionalità e ai nostri lettori.

Il nome, strisciarossa, evoca una storia che molti di noi e di voi hanno vissuto. Ma il richiamo all’Unità è un richiamo di valori, di serietà professionale, di affetto. Non vogliamo fare un piccola Unità, ci mancherebbe altro. Quella storia, che è stata una grande storia, purtroppo si è chiusa nel modo peggiore per precise responsabilità del Pd e dell’editore, lasciando sul campo decine di lavoratori senza prospettive ai quali va il nostro sostegno e la nostra solidarietà.

Vogliamo guardare avanti e cominciare un’altra storia. Lo facciamo a mani nude, senza padroni e senza finanziamenti, ma con molta determinazione per tentare di impedire che il giornalismo di sinistra finisca in un archivio da consultare per rivedere un nostalgico come eravamo. Noi invece ci siamo. E ci rimettiamo in cammino perché “alla fine di un viaggio c’è sempre un viaggio da ricominciare”.