Renzi, non basta una battuta per liquidare il caso Kashoggi

Dice che è tutto legale, che non c’è niente di male a prendere soldi per le conferenze tenute all’estero.  Come quella nella Davos del deserto, che a quanto ne abbiamo visto in realtà più che una conferenza sembrava una pseudo intervista al principe Mohammed bin Salman, Mbs, lo stesso che un rapporto Onu e ora anche la Cia indicano come il mandante dell’omicidio di Jamal Kashoggi, giornalista critico con il regime di Riad. Renzi nell’occasione incensava il principe ereditario come l’artefice di un nuovo Rinascimento in versione saudita, con fiumi di denaro da spendere e forza lavoro così a buon mercato da fare invidia. Iperboli forse sfuggite al cospetto del principe, mentre a casa stava dilaniando il governo Conte. Un intervallo (con tanto di passaggio andata e ritorno con volo privato pagato da Salman) remunerato in grazia del suo ruolo di membro del board della fondazione del principe, la Future Investment Initiative: 80mila euro all’anno. Tutto legale, tasse pagate. Inopportuno? Ma dai…

Renzi aveva promesso di spiegare il perché di quella frequentazione a tempo debito, visto che aveva altro da fare, come far saltare in aria Pd e M5s e riportare al governo Brunetta. Ora che tutto è compiuto ci si potrebbe aspettare una risposta, non fosse lui l’autore di quello “stai sereno” che è diventato sinonimo di “stai fresco”.

Comunque Renzi qualcosa la dice. Intanto, che a quella Davos del deserto ci vanno tutti, fior di politici e esponenti della finanza che ad avercene. Come se fare qualcosa di sbagliato solo perché sono in tanti a farlo fosse una giustificazione: è la logica del branco, che consola forse, ma non assolve. Ed è vero, come sostiene Amnesty, che Renzi non è stato il solo e che fino al 2019 i governi che si sono succeduti hanno fatto a gara a blandire Riad e il suo denaro, dimenticando i diritti umani e le bombe in Yemen. Ma non cambia la sostanza. Non butto le cartacce per terra, non rubo, non evado le tasse, non uccido: neanche se sono in tanti a farlo. E non vado nemmeno alla corte di un principe che non esita ad annientare chi alza il velo sulle barbariche contraddizioni del suo Rinascimento, per dire.

Kashoggi, appunto. “Ho condannato già tre anni fa quel tragico evento”, dice Renzi, quasi seccato. Non è che uno ogni volta deve ricominciare dall’abc dei diritti umani, vi pare? Sembra quasi di sentire in sottofondo quel “che barba, che noia che barba” di Sandra Mondaini. E poi basta con questa storia, lui ha già spiegato tutto a stampa e tv, dice: “dal Corriere della Sera a la Repubblica, da Carta Bianca a l’Aria che Tira”. E ancora spaziando sulle testate estere, non senza qualche compiacimento, elenca BBC, SkyNews, Channel4, Le Monde, El Pais,  Die Zeit, Financial Times. Cioè, roba forte, mica la Gazzetta del tresette.

Sì, ma cosa ha spiegato Renzi? Che con l’Arabia saudita dobbiamo intrattenere rapporti perché Riad “è un baluardo contro l’estremismo islamico ed è uno dei principali alleati dell’Occidente da decenni”. Così dice Renzi e chiama in causa anche Biden, dimenticando che il neo presidente Usa ha deciso di non ingoiare il rospo Kashoggi – giornalista del Washington Post per inciso – e ha scelto la strada impervia del dialogo con il re Salman, con una telefonata tardiva attesa a Riad da settimane e saltando a pie’ pari il principe preferito a suo tempo da Trump. Biden ha anche annunciato un pacchetto di sanzioni. Come dire alleati ok, ma non bisogna superare certi limiti.

Pare di notare un certo sfasamento tra gli osanna di Renzi e la reprimenda di Biden. Matteo fa spallucce e liquida con una battuta Pd, Leu e Cinque stelle, che continuano a chiedere ragione del perché un senatore italiano passi il suo tempo a illustrare la magnifiche sorti e progressive di una monarchia autoritaria. “Si ricompattano solo per sparare a zero su di me”, dice Renzi, come se la sua uscita nella Davos del deserto fosse stata una gita con gli amici della parrocchietta, fatti suoi. E dice, dice, dice, ma non sarà una battuta a spiegare perché non ha fatto a Salman la sola domanda possibile. Come si concilia il nuovo Rinascimento di Riad e un giornalista fatto a pezzi?