Matteo Renzi
e il governo, la rana
e lo scorpione

“Che fai, mi cacci…?”. Era l’aprile del 2010, quando un Gianfranco Fini, inferocito, accusato di “eresia” e “tradimento”, agitava minaccioso l’indice contro il palco dominato da Silvio Berlusconi, che lo stava “licenziando” dal Pdl. Ere geologiche fa, ma in politica, quando la storia si ripete, rimane grottesca. Fini ormai è scomparso, mentre Berlusconi sta percorrendo un lunghissimo e triste viale del tramonto.

Adesso ci risiamo, in un contesto apparentemente diverso, ma –paradossalmente- meno “nobile” di allora. Fini, pochi se lo ricordano, polemizzava contro l’egemonia leghista sull’immigrazione e –pur avendo firmato con Bossi la legge, ancora in vigore, che rende quasi impossibile l’immigrazione regolare in Italia- sosteneva il “rispetto della dignità umana”, in linea con le posizioni del partito popolare europeo. Non solo. Il fondatore di An aveva anche sollevato il tema del “processo breve”, trasformato da Berlusconi in una “amnistia mascherata”. Altri tempi? Dopo dieci anni, siamo ancora incatenati alle stesse parole, agli stessi argomenti, alle stesse minacce.

Il fantasma di Scilipoti

scorpioneAdesso, Matteo Renzi, ripete ogni cinque minuti, ad un Giuseppe Conte in affanno, “che fai, mi cacci?”. In realtà, il premier in carica, vorrebbe provare a governare con un po’ di tranquillità secondo un improbabile progetto coerente, ma l’irrequieto senatore toscano, provoca, strappa, minaccia, si quieta, fa un salto in Pakistan per prendere un aperitivo e farsi due piste di sci, alla faccia del “chilometro zero”, ritorna e si fa intervistare a destra e a manca per restare sempre al centro dell’attenzione.

Vota con le opposizioni e subito dopo chiede e provoca: “che fai, mi cacci?”, mandando il Pd sull’orlo di una crisi di nervi. Così riemerge l’eterno fantasma di Scilipoti, di parlamentari “comprati” e svenduti, di presunti “responsabili” pronti a dare più di una manina al governo per non rischiare di andare troppo presto alle urne. Intanto, però, l’unico ad acquisire nuovi adepti è proprio Matteo Renzi, con un lento stillicidio dal Pd, il suo ex partito, che sembra diventato il vero nemico da battere o almeno da indebolire e fiaccare per dimostrarsi l’unico vero “riformista”.

Nicola Zingaretti avrebbe voluto dedicarsi al rilancio di un “partito nuovo”, con un po’ più di sprint e d’identità, ma deve parare i colpi dell’ex segretario e di tanti suoi ex dirigenti, che hanno avuto potere, numerose candidature, ministeri, prestigiosi posti istituzionali e che invece considerano un “pizzo” il contributo che devono dare per la sopravvivenza del partito, ormai privo di sostegno pubblico. Maria Elena Boschi, eletta dal Pd a Bolzano, molto lontano dalla sua Toscana, sembra un ciclone contro il premier Conte e il suo ex partito e ripete: “se vogliono farci fuori lo dicano”.

Il lupo e l’agnello, la rana e lo scorpione

ranaIl dibattito non è di altissimo livello, ma ricorda da favola di Esopo, con il lupo che cerca tutte le scuse possibili per mangiarsi l’agnello. Le proporzioni sono diverse, ma la logica è la stessa, anche se non sappiamo come andrà a finire. Forse l’agnello-Pd è un boccone troppo grosso per l’affamato lupacchiotto-Renzi, che non riesce a crescere nei sondaggi.
Forse, Renzi non ha tutti i torti quando attacca il ministro Bonafede, ostinato nella difesa della sua riforma sulla prescrizione approvata ai tempi del governo giallo-verde. Anche il reddito di cittadinanza, forse, dovrebbe essere ricalibrato per correggere limiti ed errori, ma, nelle sue scorribande, Renzi si è dimenticato di “pretendere” la modifica dei decreti Salvini, che in realtà diminuiscono la capacità di integrazione ed accoglienza ed aumentano insicurezza ed illegalità dei migranti in Italia.

La scelta di Matteo Renzi, invece di affrontare i percorsi lenti e faticosi della politica, rassomiglia a un’altra favola di Esopo, dove lo scorpione punge la rana che lo porta dall’altra parte del fiume, facendo morire tutti e due. “Che vuoi farci –sembra dire Renziscorpione– è la mia natura”. Ma prima, lo scorpione aveva detto alla rana: “stai serena”…