Rembrandt, una mostra che parla all’Europa

Parla all’Europa, raccontandone una densa pagina storica e indicando un futuro possibile di prosperità, e apertura, l’anno di Rembrandt, che si è aperto in questo fine-settimana con la mostra al Rijksmuseum di Amsterdam, a 350 dalla morte dell’artista. Nel 1669, a 63 anni, Rembrandt si congeda dal mondo in totale povertà, lasciando per contro un’eredità inestimabile. S’intitola “Tutti i Rembrandt” la rassegna di Amsterdam. Non si allude tanto alla presentazione di un’opera omnia, anche se la rassegna è la più ricca mai presentata, quanto piuttosto alla versatilità di un maestro nato e cresciuto dentro una ventata d’aria fresca.

La repubblica delle sette province unite (costituita dalle maggiori città, più Drente, l’ottava, esentata da tasse perché non sufficientemente ricca) era il sodalizio nato alla fine del Cinquecento dalla rivolta contro Filippo Secondo di Spagna, accusato di imporre tasse troppo alte, di perseguitare i seguaci della riforma protestante, e di ledere l’indipendenza delle Province, ciascuna delle quale era divenuta, a suo modo, una potenza mercantile. Sotto il comando di Guglielmo I d’Orange viene proclamata la repubblica. E’ l’evento che fonda l’identità nazionale dei Paesi Bassi, e che non verrà mai successivamente messo in dubbio o rinnegato. Questo nonostante l’altalenante andamento degli eventi successivi, tra guerre con Francia e Inghilterra, influenza napoleonica, rivoluzione batava e, infine, la riunione sotto gli Orange assurti a monarchi, ma con un ruolo di rappresentanza e garanzia degli interessi nazionali.

All’epoca di Rembrandt, che nasce a Leiden nel 1606 e morirà ad Amsterdam povero, sepolto in una fossa comune, nonostante i successi delle sue opere, i Paesi Bassi erano all’apice dell’epoca d’oro, un secolo di miracolo economico unico in Europa per velocità di crescita dei capitali. Mercanti, banchieri, imprenditori danno vita a un impero. I Paesi Bassi divengono una superpotenza, forti di una flotta che può dar filo da torcere alle navi inglesi e di un commercio globale (dalle spezie agli schiavi) che le compagnie delle Indie orientali e occidentali conducono in una giurisdizione che comprende l’Asia, l’Africa, il Brasile, i Caraibi, il Nord America. La relativa tolleranza religiosa, che era un altro elemento costitutivo della nuova repubblica nata per emanciparsi dall’oppressione cattolica. La Repubblica offre riparo e un ambiente meno ostile agli ebrei in fuga dal Portogallo e dalla Spagna, quantomeno per un certo periodo, e tra questi ci sono i genitori di BaruchSpionoza, sefarditi di origine portoghese. L’economia prospera in tutti i settori e nasce una finanza mondiale: la famiglia Van derBourse (i Dalla Borsa, d’origine veneziana) apre nel proprio palazzo la sede della prima compravendita di titoli della storia.

Non c’è una committenza imperiale o papale per gli artisti, bisogna decorare spazi pubblici più severi e limitati, oltre a case certamente agiate, ma prive della grandiosità dei palazzi nobiliari del Sud-Europa. Rembrant, e con lui altri artisti, possono raccontare, accanto alla mitologia o alle scene bibliche, l’ordinarietà della vita: ritratti di borghesi, di anziani e anziane, musicisti di strada, mendicanti, interni familiari nelle cucine o nelle camere da letto delle case. Rembrandt non è interessato a idealizzare o ad abbellire il suo racconto del mondo, ed è libero di raccontarlo a suo modo. Nelle più ricca e urbanizzata regione del mondo le famiglie chiedono agli artisti di documentare il ruolo sociale che hanno guadagnato e le committenze pubbliche vogliono una narrazione dei valori repubblicani.

“Tutti i Rembrandt” del Rijskmuseum di Amsterdam(ventidue pitture, sessanta disegni e trecento stampe) potranno essere ammirati fino al 10 luglio. Assieme ai famosi La sposa ebrea e La ronda di notte si possono ammirare schizzi e disegni su fragile, sottilissima carta che, per l’occasione, sono stati tirati fuori dalle teche in archivio. Molti sono autoritratti, “selfie” dei diciasettesimo secolo che colgono l’attimo e, nello stesso tempo, l’animo di Rembrandt.

Per la prima volta, come in un reality artistico, da luglio il pubblico potrà vedere ogni giornoil restauro dal vivo della Ronda di Notte, con l’équipe di esperti al lavoro dentro una teca di vetro superbianco, molto trasparente. Si potrà anche seguire in streaming questo intervento e vi saranno anche spiegazioni per coinvolgere quanto più possibile il pubblico. La compagnia di archibugieri, con funzione cerimoniale, era stata ritratta da Rembrandt in pieno giorno, ma col tempo la tela si è scurita.

Tutte le mostre puntano a far dialogare Rembrandt con altri maestri europei: dall’accostamento a Caravaggio, che fece arrivare nel lontano Nord Europa la drammatica bellezza di scene che irrompevano dal buio, al paragone con Diego Velasquez, che sarà oggetto una di una mostra al Rijksmuseum, in collaborazione con il museo del Prado di Madrid, a conclusione dell’anno di celebrazioni. Una lunga conversazione artistica si svilupperà nello spazio europeo e nel tempo della produzione artistica: dal 7 giugno al primo settembre, al museo di Amsterdam, si terrà la rassegna “Ispirati da Rembrandt”, con opere di artisti come Degas o Picasso che devono molto al pittore di Leiden.

Nell’antico quartiere ebraico dove Rembrandt visse per oltre vent’anni, il museo ebraico nazionale olandese è riuscito a ottenere in prestito da Gerusalemme, dopo 120 anni che mancava dai Paesi Bassi, l’opera di Rembrandt San Pietro in carcere, che sarà esposta dal 13 settembre al 10 novembre. Dipinta a soli 25 anni, ancora nella nativa Leiden nel 1631, la scena è totalmente innovativa. Pietro è un anziano soverchiato dalla disperazione e dalla vergogna, desolato per l’arresto su ordine del re Erode. Le mani nodose e incallite dell’ex pescatore sono giunte, abbandonate sulle gambe, in un gesto di sconforto. I fasti cattolici romani sono ben lontani da questa rappresentazione di Pietro.

La mostra nel quartiere ebraico sarà anche un’occasione per visitare la sinagoga portoghese, altra testimonianza artistica del secolo d’oro, ancora luogo di culto, sempre aperta anche per le visite.

La Frisia, dove nacque Saskia, la moglie di Rembrandt ospita fino al 24 marzo una mostra su “Amore e matrimonio nel secolo d’oro”. SaskiaVan Uylenburg, di Leeuwarden, morì dopo soli otto anni di matrimonio e solo uno dei quattro bambini della coppia, Titus, sopravvisse. Rembrant dedicòa Saskiamagnifiche opere, ritraendola fiorente, subito dopo le nozze, ed esangue nel letto di morte, a soli ventinove anni.

Leiden, dal 3 novembre 2019 al 9 febbraio 2020, esporrà, in collaborazione con l’AshmolenMuseum di Oxford, le opere giovanili al museo de Lakenhal, completamente ristrutturato. I muri esterni e interni saranno pitturati con gli stessi dodici colori della palette di Rembrandt, una tavolozza con una gamma solo in apparenza limitata.

“Rembrandt?” è forse la mostra forse più curiosa. E’ allestita all’Aia, alla Mauritshuis. Il titolo con quel punto interrogativo descrive tutto sul rischio che corrono anche i musei più prestigiosi e attenti quando comprano un’opera. Alla Mauritshuis su diciotto opere attribuite al maestro di Leiden solo undici si sono rivelate inoppugnabilmente autentiche. Cinque sono sicuramente opere coeve e di ottima mano, ma non di Rembrandt. Sulle restanti due c’è un’indagine aperta: si tratta di un tronie, un volto con un’espressione facciale esagerata, e del ritratto di un anziano. Per ora restano attribuite al pittore olandese, che siano del diciassettesimo secolo non v’è dubbio, ma da un po’ l’attribuzione è stata messa in discussione. La mostra vuole aprire un dibattito pubblico e il museo spera, con un colpo di fortuna, di innescare un gioco che porti a un expertise gratuito e definitivo. Alla fine entrambe le opere verranno restaurate, perché sono comunque interessanti e di ottima fattura.

I Paesi Bassi hanno voluto fare di questa ricorrenza un evento mondiale, coinvolgendo artisti di ogni tempo per rendereo maggio a Rembrandt. Van Gogh ebbe per lui parole grandi e gentili. “ Rembrandt va così in profondità nel mistero – disse- da riuscire a dire cose per cui non vi sono parole, in nessuna lingua. E’ giusto chiamarlo magico. Il mago, un mestiere non facile”.