Recovery fund, si incrina il muro contro muro. L’apertura di Hoekstra

Trattativa europea sul recovery fund: come è stato evidenziato anche da strisciarossa (qui il link), non c’è più un muro contro muro tra Nord e Sud Europa. Nelle prossime settimane è verosimile che, sotto la presidenza tedesca, le posizioni trovino la quadra e l’UE scampi un pericolo forse ancora più grande della pandemia: la disgregazione dovuta alla mancata riforma del sodalizio.

La lettera al Financial Times

Del resto la lettera scritta il 17 giugno scorso al Financial Times dai primi ministri dei Paesi Bassi, Svezia, Danimarca e Austria, era suonata, nel linguaggio e nella sostanza come una parola nuova. Se non un’inversione a U rispetto alla linea dura, sicuramente la ferma decisione di accettare un compromesso. E, quel che più conta, di non indebolire ulteriormente l’Europa.  La chiave di quella lettera, che ha preceduto di pochi giorni l’incontro in videoconferenza, che può in effetti essere individuato come il vero punto evolutivo della trattativa, è linguistica e di sostanza.

Mark Rutte dall’Aja, Sebastian Kurz da Vienna, Mette Frederiksen da Copenhagen e Stefan Löfven da Stoccolma, parlano adesso apertamente non più di “loans”, prestiti, ma di “grants”, tecnicamente concessioni. I primi si ripagano, con interessi o senza, i secondi non si ripagano, ma si negoziano su un terreno extra-finanziario, che può comunque essere economicamente molto vantaggioso per tutti, Nord compreso. Per esempio, il sostegno a determinati settori, come l’agricoltura,  nel caso dei Paesi Bassi , cui faceva riferimento proprio strisciarossa. Una concessione, un grant, è per legge non ripagabile e non espone a rischi i Paesi che ne godono. Certo, prima di erogarli vengono fissate condizioni che li rendano un vantaggioso investimento per tutti.

Solidarietà e crescita europea

“Ciò che stiamo facendo è praticare la solidarietà – dice la lettera dei quattro Paesi al Financial Times. L’intervento sul quotidiano economico britannico è anche un avvertimento a tutti coloro pronti a speculare su  una non ricomponibile lite europea. “Pratichiamo una solidarietà – scrivono i premier del Nord – che va mano nella mano con la crescita europea. Appartenendo a un circolo stretto e profondo di amici ed alleati, tutti siamo debitori nei confronti degli altri”, prosegue la lettera.

Allora i settecentocinquanta miliardi del recovery fund, del fondo per la ripresa, di cui beneficeranno maggiormente Italia e Spagna, diventano un embrionale budget comune. Certo per ora la somma è un’integrazione di bilancio, cinquecento miliardi di grants o concessioni e duecentocinquanta disponibili sotto forma di prestito, ma a condizioni del tutto diverse dal passato.

Hoekstra, falco e colomba

Wopke HoekstraFalco di giorno e colomba di notte, qualcuno ha definito il ministro delle Finanze dei Paesi Bassi Wopke Hoekstra, il regista di un’operazione che potrebbe condurre a un’unità europea sostanziale. Dirigente dell’alleanza cristiano-democratica, CDA, ha scelto di studiare un anno solo storia all’università di Leiden, dove è stato presidente della blasonata fraternità studentesca Minerva. Nel 1940, dopo il discorso del rettore Cleveringa contro l’allontanamento dei docenti ebrei, Minerva organizzò nei Paesi Bassi occupati dai nazisti uno sciopero studentesco, che costò la cattura dei giovani dirigenti della fraternità e il sequestro dello storico edificio.

Nel 2000 il giovane Hoekstra sceglie di aggiungere un altro mattone alla sua formazione: si trasferisce a Roma, dove studia legge e politica internazionale. Chi lo conosce spiega che lo studente non poté fare a mano di innamorarsi della città, e questo potrebbe aver giocato un ruolo nel suo tessere, dietro dichiarazioni inflessibili, una tela che ha legato gli altri Paesi del Nord,  conducendoli a più miti consigli. Continua a rafforzare la sua preparazione e sceglie il campus europeo di Fontainbleau, una della più prestigiose università economiche dove ottiene un master, e anche qui la Francia scocca un’altra freccia dal Sud Europa al cuore dell’olandese. Hoeskstra non si fa mancare anche un periodo di studi finanziari a Singapore.

Il gran rifiuto

Lasciamo il giovane Wopke e le sue azzeccate scelte accademiche, solo in apparenza ondivaghe, per arrivare all’oggi: a sorpresa la scorsa settimana ha rifiutato di essere il nuovo leader dei democratico-cristiani, ruolo per il quale sembrava predestinato, per lasciare il posto al meno popolare, ma ambizioso,  Hugo de Jonge.

“Mi piace il lavoro che sto facendo, mi piace cercare di fare bene il ministro delle finanze, impegnandomi per i Paesi Bassi e per l’Europa”, ha spiegato. Appena nominato, le opposizioni l’avevano definito il ragazzo d’oro delle multinazionali, per i suoi precedenti lavori di dirigente e consigliere in Shell Netherlands, la compagnia petrolifera in cui i Paesi Bassi  ha titolo di comproprietà e royalties con le grandi riserve di gas nel Mare del Nord e della McKinsey. Nel tempo, ha favorito lo stop progressivo delle estrazioni.  Ha anche raggiunto con la VES, l’associazione degli investitori,  la riduzione del bonus ai dirigenti e la loro totale abolizione quest’anno, provvedimenti che  gli hanno fatto guadagnare il rispetto degli avversari politici, a cominciare da Verdi di sinistra, pur fin dall’inizio contrari alla sua linea dura sul recovery fund.

Nel 2016 Wopke Hoesktra, che appartiene a una piccola comunità di protestanti molto liberali, i rimostranti, sorti nel 1610, scelse di lasciare per un lungo tempo ogni attività: al suo quarto e più giovane bambino, che aveva un anno, venne diagnosticato un cancro al fegato. Hoesktra ne parla apertamente e collabora con  associazioni per la salute pediatrica e la prevenzione. Con la sua compagna, Liselotte, medico, si concentrò solo sul ruolo di padre. A tre anni di distanza il tumore del bambino è in remissione ma, dice Wopke Hoekstra “fra cinque anni potremo sventolare definitivamente la bandiera della vittoria”.

Il controllo sulle spese

europaTornato alla politica attiva durante la pandemia ha detto che “è giusto controllare come vengano impiegati i soldi che stiamo dando, siamo pronti a raccogliere altri venti miliardi subito per l’Italia come donazione, ma non vogliamo scandali sull’impiego degli strumenti sanitari”. Parole anche ragionevoli, ma tempistica sbagliata.  Hoekstra si scusò pubblicamente “per non essere stato abbastanza empatico con l’Italia in questa fase”.

Hoekstra, con il suo gruppo di lavoro, ha fatto un’analisi lucida e non buonista sulle ragioni che inducono a praticare la strada di un unico pool da cui pescare le concessioni per chi è maggiormente in difficoltà, e ne ha anche parlato pubblicamente. Prima di tutto alcuni debiti nazionali potrebbero esplodere, per quanto largo lo spazio di manovra fiscale possa oggi apparire. Non sarebbe la tragedia che visse la piccola Grecia, ma una tempesta che raderebbe al suolo il sogno di un’Europa federale, con un governo unico che raccolga parte della sovranità degli Stati membri.

In secondo luogo abbandonare ogni Stato membro al proprio destino è un azzardo mortale per motivi di prevenzione sanitaria e il virus non conosce confini né polemiche Nord-Sud.

Terzo, spingere fino al limite della loro capacità di spesa i Paesi borderline potrebbe una bella mattina, e all’improvviso, travolgere tutti i mercati europei e far saltare, forse per sempre, il banco.

Quarto, siamo di fronte a un’emergenza sanitaria ed economica che richiede una generosa, ponderata e abile politica economica comune.

La copertina di Elzevir

europaPer tutti questi motivi Wopke Hoekstra si pone oggi come la voce del buon senso, appoggiato in questo anche dai liberali del partito D66. Tuttavia è il bersaglio delle destre, che continuano una facile propaganda populista. La copertina del settimanale di destra olandese Elzevir stavolta rappresenta nella parte alta una bionda manager in un severo tailleur grigio che corre telefonando al lavoro e un altro nordico, stavolta una tuta blu, che spinge con fatica un ingranaggio. Una visione fortemente sostenuta da Thierry Baudet, il nuovo leader del sovranismo di destra. Sotto il Club Med, Italia, Francia, Portogallo, Spagna e Grecia se la gode, con un bruno e baffuto avventore di un bar seduti sotto il sole e una bellezza mediterranea che, bordo piscina, gioca col telefonino.

La copertina ha suscitato indignazione anche nei Paesi Bassi e l’autorevole De Volskrant ha ribattuto punto per punto, i luoghi comuni sui meridionali.

“Fotogenici e pigri, spendaccioni e poveracci? Non è così se guardiamo ai dati reali”, scrive De Volkskrant. Del lungo articolo, che risponde ai pregiudizi, a volte in parte fondati ma assai spesso del tutto inattuali, citiamo solo un’interessante osservazione: l’economia del Sud non può competere con quella del Nord. Sì, vero, se guardiamo al prodotto interno lordo, no,  falso se guardiamo a vaste zone del Meridione, Nord Italia, Catalogna, distretti turistici, dalla Grecia al sud Italia e infine al volume di fatturato delle nuove imprese del Portogallo. In tal caso sia la situazione economica pro-capite,  sia jl risparmio individuale supera regioni come la Frisia, Drenthe o la Flevolandia.

Da tela ad arazzo

Chi tesse una tela che cucia il meglio di ogni Paese per farne un arazzo europea più forte economicamente e più potente politicamente sta cogliendo una grande, verosimilmente non ripetibile, opportunità.