Razzismo, ora basta
non si può più
stare immobili

Ormai da mesi si registrano episodi di violenza razzista preoccupanti e incontrollabili. Cambiano le zone dell’Italia, ma le vittime sono sempre le stesse: gli stranieri, maschi e femmine senza distinzione d’età, colpevoli solo di avere il colore della pelle diverso dal nostro, o di essere di una nazionalità o di un’etnia diversa.
Come non ricordare l’episodio di pochi giorni fa avvenuto a Roma: una bambina rom è stata raggiunta da un colpo di arma da fuoco partito da un balcone e la sua salute è gravemente compromessa.

La notte tra sabato e domenica, ad Aprila, è stato invece ucciso un cittadino marocchino. L’altra notte, la campionessa italiana di atletica leggera, Daisy Osakue, a Moncalieri, è stata colpita, sulla via di casa, da un uovo, da un’auto in corsa ed è stata ferita ad un occhio. Questi sono solo alcuni degli episodi avvenuti negli ultimi giorni. Il movente in tutti i casi è evidente, e non serve attendere il risultato delle indagini: è razzista.

Il caso Luca Traini – il neofascista che a Macerata dalla sua auto in corsa sparò dei colpi di arma da fuoco contro degli stranieri, ferendone sei – non è stato evidentemente un episodio isolato, come si pensava inizialmente. Ricordo come quei giorni, dopo un iniziale silenzio, una parte della popolazione avesse deciso di mobilitarsi contro la violenza razzista, capendone il pericolo. Non era semplicemente il gesto di un folle squilibrato, ma annunciava una degenerazione che ora stiamo vivendo.

I casi di violenza, di odio razzista si moltiplicano di giorno in giorno, di fronte ad una popolazione che appare indifferente, immobile e vittima di una costante manipolazione dell’informazione.

Chiaramente la presenza di un Governo che ha come proprio cavallo di battaglia l’intolleranza verso il diverso, non fa altro che legittimare queste azioni, mosse da un desiderio irrazionale di vendetta e di odio. Infatti, le forze politiche della maggioranza tacciono, non prendono posizione contro questi fatti, fino ad affermare (come ha fatto il ministro dell’Interno Salvini) che non c’è l’allarme razzismo ed è solo propaganda della sinistra.


Sia chiaro, scegliere il silenzio o assumere queste posizioni, è assecondarne la violenza, o peggio lasciare che il consenso di fronte a questi fatti si diffonda. Occorre sottolineare come Salvini ribadisca che l’allarme che si registra è l’emergenza della criminalità compiuta dagli stranieri. E’ un’affermazione che non corrisponde al vero, ma convince parte della popolazione, che utilizza proprio ciò per giustificare questa violenza.

Sembra l’inizio di qualcosa che richiama il nostro tremendo passato, ma contro cui i nostri strumenti democratici oggi non riescono ad essere anticorpi sufficienti.
Sembra inafferrabile il momento in cui dalle idee folli si sia passati alle azioni. Ma di fronte all’incapacità della sinistra, c’è un’estrema destra italiana che si sta organizzando con le rispettive estreme destre europee. A Rimini, ad esempio, è stata organizzata una ronda “per la sicurezza” da parte di Forza Nuova con la partecipazione di un’organizzazione di estrema destra polacca, l’ONR.
Sono segnali da non sottovalutare e che impongono uno sforzo di tutti per fermare questo odio.

Di fronte a tutto ciò si resta sgomenti, quasi incapaci di comprendere come agire e reagire. E scorrendo le bacheche di Facebook si comincia a credere che sia troppo tardi per fermare questo fenomeno.

Ma non è il tempo dell’immobilità, bisogna agire, manifestare, organizzare grandi mobilitazioni generali per dire no a tutto questo. Nelle società esistono ancora centri di presidio democratico contro il razzismo e contro questa violenza. E’ una lotta che vale la pena cominciare. E’ una battaglia che deve coinvolgere tutti gli uomini e le donne, le organizzazioni che riconoscono il valore dell’essere umano in quanto tale: dai partiti politici, dal mondo dell’associazionismo, ai centri religiosi, a tutte le comunità degli stranieri presenti nel nostro paese la cui voce sembra troppo debole di fronte a tutto ciò.

Agiamo oggi e domani perché forse dopodomani sarà troppo tardi.