Razzismo e fascismo
aria da anni ’30

Sono passati più di dieci anni da quando Corrado Guzzanti, compiendo un apprezzato esercizio satirico di fanta-revisionismo storico, fece, nel suo stile, i conti con il fascismo trasferendo su Marte un manipolo di uomini in camicia nera. Tornarono. Un falso documentario, sulla falsariga dei cinegiornali dell’Istituto Luce,  per leggere con l’arma dell’ironia un pezzo di storia del nostro Paese evidentemente ancora non affrontato con la necessaria fermezza, almeno non da tutti quelli che avrebbero dovuto o dovrebbero farlo. Tant’è che ancora in questi giorni ci si ritrova a misurarsi con atteggiamenti, simboli, manifestazioni, aggressioni che dimostrano come l’aspirazione ad un nuovo Ventennio ad alcuni, troppi,  non sembra  un obbiettivo anacronistico.

Testate. Pugni. Insulti. Agguati ai diversi da sé. Siano rappresentanti di una formazione di sinistra o ragazzi di colore, siano intellettuali o gay, sono loro i nemici delle formazioni di estrema destra che, per la colpevole assenza di chi ne ha sottovalutato il pericolo, stanno  facendo fare più di un passo indietro al Paese. I nuovi fascisti stanno alzando la testa, confortati, è il caso di Ostia, dalla delega che con il voto è stata consegnata a CasaPound che il suo 9 per cento lo farà pesare, nei confronti di entrambe le sfidanti al ballottaggio, la candidata di Grillo e quella di Fratelli d’Italia.

Il vento di un fascismo di ritorno ha sempre soffiato. Ma non come adesso. Di assalti alle sezioni, a chi faceva politica, a chi aveva un colore diverso della pelle se ne sono visti negli anni. Ma ora le violenza e le provocazioni sono aumentate in modo allarmante. Esponenziale. Sembra che l’assenza della politica abbia distribuito un salvifico lasciapassare a chi vive in un’inaccettabile dimensione di violenza.

A memoria si possono rimettere in fila un po’ di significativi episodi. Partendo dagli ultimi che sono a Ostia l’aggressione al giornalista della Rai, Daniele Piervincenzi a cui Roberto Spada, rampollo dell’omonimo clan ha pensato bene di consegnare le sue convinzioni spaccandogli il naso e poi inseguirlo, insieme al filmaker Edoardo Anselmi, con il tradizionale manganello da cui un uomo di destra che si rispetti anche nel 2017 non si separa mai. E a Torino l’aggressione in autobus ad una ragazzina di quindici anni “colpevole” di avere la pelle scura, da parte di un anziano uomo, apparentemente normale che ha scatenato tutto il suo odio nell’indifferenza  totale degli altri passeggeri. “Tornatene al tuo Paese, è inutile che studi, tanto finirai sulla strada” ha urlato mentre sferrava un calcio al ginocchio della ragazza. Solo che lei al suo Paese ci stava già dato che è italiana. E nessun italiano l’ha difesa.

Sono prima di tutto gli immigrati ad esaltare il neofascismo di ritorno. Per gli italiani in difficoltà a Ostia come altrove si mettono insieme pacchi viveri e si fanno collette per pagare le utenze. Agli altri non è consentito neanche entrare in possesso di una casa regolarmente assegnata dai comuni, scatenando così una guerra  tra poveri che torna utile solo a chi deve rispondere delle sue azioni al boss di turno. Sia  che  guidi uno dei tanti racket che vivono sui migranti, dall’elemosina alla prostituzione, sia che debba risponderne ad un qualunque politico.

 San Basilio, Tor Bella Monaca, Tiburtino. E’ guerriglia ovunque ci sia una concessione che non è stata passata al vaglio di chi comanda in quella  zona. Se accade si scende in piazza. Contro chi tenta di opporsi. A volte, roba di questa estate, finisce anche come in via del Frantoio, davanti al centro di accoglienza profughi, che  nella confusione si picchino tra aggressori. Questo a Roma dove ha sede il Parlamento che si sta permettendo di discutere una legge come lo Ius soli. E quindi, tutti sotto il Senato nonostante il sole di giugno. “Ormai è guerra aperta, in questo momento un manipolo di guerrieri sono schierati in piazza. La legge non passerà” c’era  scritto in quelle ore su un messaggio Facebook del movimento. La polizia dovette usare gli idranti per disperderli. Gli esponenti di Forza Nuova identificati e denunciati furono 64.

Sembra che il pallone sia un polo di attrazione per chi ha la testa rivolta all’indietro. D’altra parte le frasi del presidente della Figc Carlo Tavecchio sulle donne (“ritenevo che fossero un soggetto handicappato rispetto ai maschi”), neri (“Opti Poba prima mangiava le banane e ora è titolare della Lazio”),  gay (“non ho nulla in contrario però teneteli lontani da me, io sono normalissimo”) ed ebrei (“niente contro di loro ma meglio tenerli a bada”) sono un buon lasciapassare.

Ed allora ecco gli adesivi con la faccia pensosa di Anna Frank cui i tifosi della Lazio hanno appiccicato una maglia della Roma per incollarli nella curva destinata agli acerrimi nemici. Per scusarsi il presidente del club biancoceleste andò in Sinagoga “ a fa’ ‘na sceneggiata” che però gli è servita a non essere deferito. O il giocatore Eugenio Luppi del Futa 65, squadra di seconda categoria, che ha fatto gol al Marzabotto, la squadra locale, ed ha festeggiato facendo il saluto romano ed esibendo una maglietta nera con il fascio. Una offesa premeditata e delirante portata ad un paese che ha subito una delle più atroci stragi nazifasciste. Ci sono anche le parole non evocative ma violente dell’allenatore della Ternana che dopo la débacle con la Svezia ha reagito: “A portare tutti stranieri in campionato succede questo, non c’è più un italiano che mena e vince, adesso ci menano e piangiamo. Siamo tutti pariolini”.

Dice preoccupato Walter Veltroni che si respira “aria da anni ‘30”. Quella che si sarà respirata insieme allo iodio nello stabilimento balneare di Chioggia dove i gitanti trovavano ad ogni angolo simboli del regime e potevano anche ascoltare un po’ dell’aulica prosa del Duce. Quel che più è grave, ancora una volta, nell’indifferenza di chi aveva come unico obbiettivo l’abbronzatura. D’altra parte questo è un Paese dove a Predappio, il luogo dove nacque Mussolini, è ininterrotta la presenza di nostalgici gitanti che se ne tornano a casa con gadget, accendini, magliette e gagliardetti con il faccione del duce. La legge Fiano, tra l’altro, potrebbe far diventare reato quella paccottiglia  insieme al saluto romano. Una normativa poco gradita a molti. Anche al sindaco Pd della città. Prossimamente a Predappio ci sarà anche una esposizione permanente sulla storia d’Italia nel ventennio fascista, nell’ex Casa del Fascio e dell’Ospitalità. Una sorta di museo. Per mancanza di fondi si realizzerà  solo una parte di un progetto cui hanno lavorato su richiesta del Comune un comitato scientifico e un gruppo di lavoro in cui non hanno avuto voce, in alcun modo le realtà associative, culturali e sociali del territorio forlivese e romagnolo. “Pochi giorni fa, il 28 ottobre, circa duemila fascisti, molti in camicia nera, hanno sfilato per Predappio, riempiendo poi tutti i ristoranti della vallata. Appare grave la noncuranza con cui amministratori e progettisti continuano ad affrontare il problema del contesto in cui il museo nascerà”, hanno sottolineato in un documento i rappresentanti dell’istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea, la fondazione Alfredo Lewin, l’associazione mazziniana italiana, l’Anpi, la Cgil, l’Udu e l’associazione Luciano Lama, a nome delle realtà di Forlì e Cesena.

Emanuele Macaluso in un’intervista al Foglio di qualche mese fa ha detto: “Si sono persi per strada i caratteri fondamentali che l’antifascismo aveva dato alla nostra democrazia. Tutta questa roba che circola oggi in Italia, che la avvelena e ci avvelena, nega la sostanza vera della nostra democrazia repubblicana, antifascista e costituzionale. Cos’è in definitiva l’antifascismo? Non è una posa, non è materia estetica. Non è uno slogan. Non è una cantilena. E’ cultura ed è politica”. Se non si capisce questo…