Leggi elettorali
senza anima

L’ultima è questa, il Rosatellum punto due: 231 seggi col maggioritario, 386 con il proporzionale. Listini bloccati con pochi nomi (2-4). La precedente versione prevedeva 303 seggi della Camera assegnati con il proporzionale, 303 con il maggioritario, più quote autonome e collegi esteri. C’è infine il corredo di soglie di sbarramento, indicazioni del premier, premi a partiti e coalizioni, variamente declinato dagli uni e dagli altri nel corso degli anni. La vettura elettorale è transitata per il Mattarellum e il Porcellum, ha sfiorato l’Italicum poi abbattuto dalla Corte costituzionale, all’orizzonte si profila adesso il Consultellum. Domanda: che cosa ha in comune questa foresta di nomi in latinorum? Risposta: il diretto interessato, l’elettore, annaspa e getta la spugna. Rinuncia a seguire e a capire. Si rassegna, oltre che al resto, anche a questo.

Si può obiettare: “La legge elettorale è una norma per sua natura complessa, centrale nel sistema politico; richiede il massimo approfondimento”. E’ giusto. Tanto giusto che avrebbe meritato una discussione riparata, un tempo lungo, una coesione generale che ne reggesse l’impianto. Renzi può opporre: ci ho provato con l’Italicum, questo è l’effetto della sbornia del No. La sinistra può replicare: cercavi solo una legge su misura del leader. Ma il punto, ormai, non è più questo. La verità è che a sei mesi dal voto che verrà non si percepiscono più idee forza; sono state sostituite dal rimpiattino, il braccio di ferro nel ceto politico, un Risiko che si gioca a Montecitorio.

Il proporzionale, e il maggioritario del ventennio berlusconiano, incarnavano uno spirito del tempo. La prima repubblica fu luogo di concertazione, di alleanze, di progressivo ampliamento della base di legittimazione dei partiti. La seconda, post Tangentopoli, provò a riorganizzare il sistema intorno a progetti di leadership e obiettivi di governabilità. Con alterni risultati: ma i sistemi elettorali avevano una logica semplice da percepire, e soprattutto dichiarata dal sistema dei partiti.

Non è più così: ogni nuova proposta elettorale, in questo finale di legislatura, nasce senz’anima. Tutt’al più sarà un aggiustamento paramaggioritario di seggi, dentro un quadro sostanzialmente proporzionalistico. Il medesimo Rosatellum .2, secondo le prime proiezioni, non garantirebbe maggioranze certe, e costringerebbe a intese politiche non omogenee in parlamento.
Allora sarebbe il caso di dire agli elettori: no all’accanimento terapeutico, votiamo col proporzionale, la legge elettorale rientra in agenda dopo le urne di primavera. Questo sì, meriterebbe uno sciopero della fame.