Quell'”ora più buia” di Churchill
viaggiando dentro le War Rooms

Winston Churchill in questi giorni è un fantasma che si aggira per l’Europa? Il nostro presidente del Consiglio l’ha evocato al momento del varo della strategia della serrata totale contro il coronavirus. E’ il Churchill del celebre passaggio sull’”ora più buia”, nel discorso tenuto alla Camera dei Comuni il 18 giugno 1940. La Bbc ha notato il richiamo di Conte e l’ha riferito agli spettatori britannici.

Gli “speech” di Churchill

A un altro “speech”, quello che Churchill aveva tenuto il 13 maggio 1940, appena preso a Downing Street il posto di Neville Chamberlain, deve aver provato a rifarsi Boris Johnson: Churchill aveva promesso “blood, toil, sweat and tears” – sangue, fatica, sudore e lacrime – e Johnson giovedì 12 marzo in conferenza stampa ha promesso (previsto? minacciato?) che “molti perderanno i loro cari”. Senza rendersi conto, si direbbe, che i “cari” in questione – i morituri – erano fra quanti lo stavano ascoltando alla tv e alla radio e che la previsione di fine precoce nei prossimi mesi lui gliela dava senza contropartita: nessun incitamento alla guerra contro la barbarie nazista per far trionfare la democrazia. Inglesi, morirete prima del dovuto, ha detto. E questo deve bastarvi…

Il Churchill 1940-1945, insomma, usato bene o usato male, e nonostante la Brexit, in momenti come questi torna come un elemento chiave dell’identità europea. E allora forse è il momento di conoscerlo meglio. Non sono pochi i film che ce l’hanno mostrato, gli ultimi quelli in cui aveva le fattezze di Gary Oldan e Brian Cox. Ma, se forzati in casa abbiamo voglia di incontrarlo direttamente, ecco alcune risorse.

C’è il sito della International Churchill Society dove troviamo tutto il desiderabile: una biografia che l’accompagna passo passo dal 1874 al 1965, con un apparato iconografico all’altezza e con ricchi materiali d’archivio (interviste, testimonianze ecc…); ma anche tutti (o quasi) i suoi celebri “speeches”, quelli per i quali a guerra finita Stoccolma gli tributò, a sorpresa, un Nobel per la Letteratura. Possiamo leggerli (certo, in inglese, ma per qualcuno dei discorsi altrove la Rete offre la traduzione in italiano) e possiamo ascoltarli da quella sua voce potente, un po’ roca, gonfia, rassicurante.

Sulla strada dellì'”ora più buia”

Ma, se vogliamo rifarci proprio al Churchill dell’”ora più buia”, evocandolo come figura ispiratrice, concentriamoci sui mesi clou, quello scorcio di anni Quaranta in cui aveva luogo la battaglia d’Inghilterra, la guerra nei cieli che, a tre mesi dall’inizio, finì per concentrarsi su Londra con decine di migliaia di tonnellate di bombe sganciate dalla Luftwaffe.  E’ il “blitz”.

La war room dove ri rifugiò Churchill durante la seconda guerra mondiale
Le centraliniste al lavoro nella war room

Avendolo in casa (o scaricandolo sul kindle) un consiglio può essere ricorrere alle pagine di un romanzo di Kate Atkinson, “Vita dopo vita” (in Italia uscito per Nord) che mette in scena in alcune stralunate, davvero straordinarie pagine, la vita – e il fair play – dei londinesi sotto la gragnuola di esplosivo.

E a questo punto, avendo evocato il “fuori” – la Londra dove i palazzi crollano, le bombe cadono ed esplodono a migliaia, le sirene ululano – entriamo “dentro”: nel bunker nel quale sir Winston Churchill col suo gabinetto di guerra trascorse giorni e notti contrastando e dirigendo gli eventi in quella stagione, le War Rooms  ricavate sotto le vie di Westminster. Un cunicolo di corridoi, con la segretissima sala Mappe dove si decidevano le strategie di offensive e ritirate, la sala riunioni, i cunicoli dove ufficiali, ausiliare, centraliniste, stenografe dormivano, la stanza un po’ più grande, con poltrona a fiori, nella quale era permesso di riposare a Clementine, la moglie senza la quale Winston non poteva stare.

Oggi è diventato un museo interessante e molto ben fatto, con un buon mix di cimeli (arredi e carte autografe) e realtà virtuale. Le segretarie e ausiliarie dell’epoca, intervistate da anziane, ricordano qual era il ritmo di lavoro e qual era la spinta a restare sottoterra per giorni e giorni senza pensare al “fuori”. Ed ecco i discorsi del Nostro, li ascoltiamo, li leggiamo e ne decodifichiamo, giocando coi pulsanti, la splendida martellante retorica: “In the darkest hour” “blood, toil, sweat and tears”… Per ora una visita virtuale, ma quando la “nostra” ora buia sarà passata, perché non programmare – lì in King Charles Street – una visita vera?