Quello che
non ha detto
Draghi a Rimini

Colpisce, ma non stupisce, la lettura quasi tutta costretta in limiti culturalmente e politicamente provinciali del discorso di Mario Draghi a Rimini fatta dai quotidiani e dai politici italiani, una lettura condita dal solito mantra legato all’ipotetico futuro dell’ex presidente della Bce a Palazzo Chigi o al Quirinale.
Non tutto quello che ha detto (o quello che non ha detto) è condivisibile, come l’analisi acritica della crisi finanziaria e poi economica e sociale dal 2007 in poi, ma il suo discorso non si è limitato a lanciare un appello per superare il divario generazionale e a chiedere responsabilità e trasparenza al governo italiano.

La denuncia delle diseguaglianze sociali acuite dalla pandemia

Foto di Harri Vick da Pixabay

Ha sottolineato l’inadeguatezza delle regole europee (il patto di stabilità, la disciplina del mercato unico, della concorrenza e degli aiuti di Stato) pur ribadendo che occorre rispettare i principi che sono alla base di quelle regole.
Ha unito la sua voce a coloro che denunciano le diseguaglianze sociali e la priorità di politiche economiche ambientalmente sostenibili. Ha avvertito i governanti nazionali ed europei sul fatto che l’Europa uscirà diversa da quello che noi abbiamo chiamato “il tempo sospeso della pandemia” e che per questo essa dovrà essere più forte.

Da uomo delle istituzioni che ha esercitato durante il suo mandato poteri non illimitati perché sottoposti costantemente al controllo democratico del Parlamento europeo (un controllo ben superiore a quello esercitato dai parlamenti nazionali sulle banche centrali prima che nascesse la Bce) ci saremmo aspettati un “atto di fede” nella dimensione democratica che dovrà essere recuperata e consolidatasi dopo la fragilità e la vulnerabilità che ha dovuto subire per lasciare il posto alle regole emergenziali.

Ministro del tesoro europeo: come raggiungere l’obiettivo?

Ha infine sintetizzato i passaggi fondamentali del gradualismo nella costruzione europea: dal mercato unico all’euro, dall’euro alla condivisione europea di una disciplina dei bilanci nazionali e all’Unione bancaria (ancora largamente incompleta, ndr) ricordandoci che il prossimo passaggio dovrà essere un bilancio europeo con un ministro del tesoro europeo nel quadro del superamento del metodo intergovernativo.
Non ha aggiunto – e ciò rappresenta una lacuna non marginale nel suo intervento – che questo passaggio ulteriore richiede una riforma dei trattati, più coraggio che pragmatismo, più rivoluzione politica in senso federale che riformismo nella continuità indicando i contenuti del progetto, il metodo e l’agenda per compiere questo passaggio rivoluzionario.