Quell’indecente
Flat tax

Per favore, non cominciamo con gli imbrogli. Dalle indiscrezioni che vengono fatte filtrare sui colloqui per il “patto di governo” tra Lega e 5 Stelle veniamo a sapere che la flat tax (cavallo di battaglia fatto correre al galoppo dai leghisti e da tutto il centrodestra nella campagna elettorale) sarebbe compresa nell’accordo e consisterebbe…nella fissazione di due aliquote, al 25 e al 15%.


Non occorre una laurea in economia per capire che una tassa con due aliquote non è affatto flat, che in italiano significa piatta. È un’ipotesi indecente, perché iniqua, insostenibile per i conti pubblici e probabilmente anch’essa (come la flat tax vera e propria) incostituzionale, giacché non risponderebbe coerentemente al principio della progressività delle imposte. Ma non è la flat tax.
E allora ditelo: dite che avete rinunciato a quello che avete strombazzato come necessario, utile, indispensabile a far ripartire davvero l’economia, tralasciando allegramente di rispondere a chi vi faceva notare che la flat tax dove viene applicata o ingigantisce le diseguaglianze sociali ed è benevola solo verso i ricchi della casta, come nella Russia di Putin, oppure, come in Ungheria, è una spesa a perdere finanziata con i fondi dell’Unione europea, cioè con i soldi nostri (come direste voi).

È probabile che alla fine lo stesso imbroglio linguistico si applicherà a un altro, meno ignobile, capitolo delle trattative e, che si sappia, dell’accordo: il reddito di cittadinanza, che, dicono sempre le indiscrezioni, verrebbe applicato ma solo per due anni. E perché per due anni? Perché si dovrà verificare se funziona davvero e se è sostenibile? E che ne è, allora, delle incrollabili certezze e dei calcoli, molto creativi, con i quali ne spacciavate la copertura finanziaria?