Quell’ignobile oltraggio ad Aldo Moro
che nessuno si affretta a cancellare

E’ una scritta oscena, tremenda, apparsa su un muro di Roma, la capitale d’Italia. E’ tracciata con lettere cubitali rosse e dice: “Chi cazzo se ne frega se è morto Aldo Moro”. E’ una scritta immobile, sottoposta alla curiosità dei passanti da non so quanti giorni. Non suscita scandalo o perlomeno discussioni, diverbi. Non è in un luogo periferico, disperso, appartato. E’ nel cuore della città degli studi romana. La potete vedere proprio accanto alla “Casa dello studente”, in via Cesare de Lollis, quasi di fronte ad una delle entrate degli studenti. Ogni giorno qui passano migliaia e migliaia di ragazze e ragazzi delle diverse facoltà. Passano, guardano, forse commentano. La scritta rimane. E’ probabile che la vedano anche i diversi agenti della Polizia municipale. Quelli che abbiamo visto ieri mattina tutti intenti, nella stessa strada, a fotografare le targhe di auto in sospetta sosta vietata. La scritta orrenda non ha sollevato la loro curiosità, il loro sospetto che fossero parole indegne, da cancellare.

Eppure gli interventi, per opera degli emissari della sindaca Raggi, sono stati pronti, eccezionalmente rapidi, per altre scritte, per altre immagini apparse sui muri romani. Così come è avvenuto per quel simpatico disegno satirico che mostrava Salvini e Di Maio intenti ad un affettuoso colloquio. Cancellato in una notte. Con la velocità di un fulmine. Per opera, hanno scritto i giornali, della “squadra decoro urbano”. La stessa squadra intervenuta in un secondo per sbarazzare il muro da un’altra immagine giudicata poco decorosa. Quella che imitava con abilità un quadro famoso di Caravaggio (“I bari”) proponendo le facce di Berlusconi, Di Maio e Salvini. Mentre molti ricordano un terzo intervento urgente. Quello che aveva tolto di mezzo un disegno rappresentante il Papa intento a giocare a tris con il simbolo della pace, mentre una guardia svizzera faceva da “palo”. Sono stati anche qui i solerti vigili antidegrado a tener “puliti” i muri di Roma. Anche se in questi tre casi non si fosse certo difronte a scritte o immagini destinate a suscitare un qualche scandalo. Il brutale giudizio sull’assassinio di Aldo Moro, attorno a una vicenda fondamentale della storia italiana, invece non suscita attenzione, non provoca interventi.

C’è da aggiungere che quella scritta sul muro di via De Lollis, tra il via vai degli studenti, fa riflettere anche sul fatto che con tutta probabilità nelle nuove generazioni possa essere scarsa la conoscenza del passato. Malgrado le tante rievocazioni (tra libri e documentari) che si sono avute in questi giorni, per il rapimento (il 16 marzo di 40 anni fa) di Aldo Moro. E poi per la sua morte il 9 maggio. Chissà se nelle tante severe aule della Sapienza è giunta l’eco di queste rievocazioni. Chissà se hanno spiegato a quelle ragazze e a quei ragazzi che era stato assassinato Moro perché voleva attuare un “compromesso politico“ tra Partito comunista e Democrazia Cristiana. Chissà se quelle ragazze e quei ragazzi hanno capito che quella catena di delitti era servita a bloccare, snaturare, deviare un movimento fatto di lotte democratiche. Lotte che partivano dai luoghi di lavoro, dalle scuole, per invadere la società, cambiare il Paese.