L’editto che unisce
Salvini a Berlusconi

1Un nuovo editto. Bulgaro. Questa volta tocca a Gad Lerner. E’ solo l’ultimo di una lunga serie: il fior fiore di giornalisti italiani l’hanno già ricevuto. L’editto arriva, in genere, come una “raccomandata verbale” di sfratto. Dalla Rai. Tutti i partiti, tutti leader, l’hanno considerata come il territorio del loro impero. In genere, dopo le lezioni. In genere, dopo una vittoria alle elezioni.

E’ strano come parole che vengono così da lontano sono, man mano, riadattate dal linguaggio corrente finendo per assumere significati diversi da quelli originari, magari grazie alle aggettivazioni. Si prenda la parola editto, da latino edictum. Anche la più scalcagnata delle enciclopedie dice che questo vocabolo è il participio passato, o neutro sostantivato, di “edicĕre”, che tradotto diventa “annunciare”. Corrispondeva a un’ordinanza emanata o revocata, nella Roma antica, da un’autorità. Il più famoso, nella storia, è quello di Costantino che, nel 313, riconobbe ufficialmente il cristianesimo. Ne fecero un grande uso molti imperatori romani come Adriano o Diocleziano; fu molto amato dai reali di Francia in epoca moderna e anche i Savoia, nel loro piccolo, lo utilizzarono qualche volta.

Si tratta di un ordine che, in genere, è di natura solenne ed è emesso da persone che rappresentano istituzioni importanti. Se si applica il gioco dell’estensione del significato si trova, guarda caso, accanto a un’altra parola, diktat. Parola, questa, che viene dal tedesco: si tratta di una dura condizione, non negoziabile, imposta dai vincitori ai perdenti. Con un ordine autoritario e indiscutibile, emanato dai rappresentanti di un potere rappresentativo. Il vice premier Matteo Salvini, indiscusso vincitore, sentendosi padrone della Rai, si sente autorizzato, in quanto neo proprietario della Rai, a dichiarare: “Se la Rai del cambiamento passa dal ritorno in video di Gad Lerner … e Fazio e Saviano e Gad Lerner … manca solo Santoro”. Sentenziando poi, rivolgendosi a Fabrizio Salini: “Chiedo all’amministratore delegato se il cambiamento passa da Lerner che trent’anni fa era in televisione ad attaccare la Lega. Mi limiterò a chiedere quanto costa, quanto prende, con quanta gente viene a lavorare”.

L’editto, in questo caso, va aggettivato: diventa “bulgaro”, naturalmente. E ci riporta indietro nel tempo, a quel 2002 quando Berlusconi liquidò, in un sol colpo, Biagi, Luttazzi e Santoro. E’ bene ricordare, per dare a Cesare quel che è di Cesare: l’aggiunta dell’aggettivo “bulgaro” alla parola editto fu opera di un giornalista de l’Unità, Simone Collini. Era il 18 aprile 2002 e durante una conferenza stampa durante una visita a Sofia, Berlusconi si lasciò andare alla dichiarazione contro i giornalisti, responsabili di un uso ” criminoso” della televisione pubblica, ribattezzata poi, non a caso, “diktat bulgaro”. Con l’aggiunta di bulgaro la parola editto assumeva, per valenza metaforica, il significato di imposizione dittatoriale. Così è entrata a far parte del linguaggio della politica e del giornalismo italiano.

Oltre al linguaggio, cosa lega quel gesto di Berlusconi a quello di oggi di Salvini? Il leader leghista si discosta poi così tanto dal suo predecessore, dal quale non fa altro che prender le distanze? Nella sostanza no. Cambiano i mezzi di comunicazione, s’intrecciano, si meticciano nella “postmedialità”. L’uno è l’evoluzione dell’altro. Nella postfazione alla pubblicazione, molto utile, degli scritti di Umberto Eco sulla televisione, il semiologo Gianfranco Marrone scrive in un decisivo passaggio: “Analogamente, tutta la questione del cosiddetto populismo, su cui oggi tanto si discute anche a proposito delle più recenti tendenze della politica (italiana e non), non può essere realmente compresa se non ragionando su parallelismi profondi fra quel che è accaduto (e tuttora accade) in televisione (e che ha portato all’ascesa del berlusconismo) e quel che è accaduto (e accade ) nel Web che ha portato all’ascesa del grillismo”.
E del leghismo, aggiungo io. Questa discussione non sembra, però interessare gli esegeti e i profeti della politica. E’ assai meglio cercare risposte immediate, magari un po’ originali e bizzarre, anziché frugare nel passato. Anche in quello più recente. I vincitori di oggi cercano di nasconderlo in nome del nuovismo. Conviene loro apparire come una novità politica e elettorale. Conviene alla sinistra non abboccare.