Quelle ragazze
con il codice

E’ la battaglia delle STEM, le materie scientifiche che così poco attraggono in generale e ancor meno seducono le ragazze. Difficile farle appassionare. Eppure nessuno mette in discussione che il lavoro qualificato si troverà soprattutto in questi settori e che, da qui al 2025, in Europa ci saranno 2,3 milioni di posti vacanti “STEM”, dove cioè ci sarà una forte domanda ma mancheranno i candidati.

E’ un trend che preoccupa l’Unione europea, che ha lanciato la campagna EU Factor. Ancor più preoccupante è valutare tale carenza da una prospettiva femminile. Le ragazze laureate sono più numerose dei maschi ma a ingegneria informatica si iscrive appena il 15 per cento di loro. L’informatica è a tutti gli effetti la Cenerentola delle Cenerentole, non solo in Italia. Al punto che negli Usa è nato un movimento, Girls who Code, che sostiene le ragazze delle scuole medie e superiori ad apprendere i rudimenti del coding, della programmazione informatica, e cerca di spronarle a intraprendere questo percorso di studi e professionale. Lo ha fondato Reshma Saujani, una avvocatessa di origini indiane, che è stata la prima donna di origine sud-asiatica a candidarsi al Congresso Usa. Lo aveva fatto nel 2010 per il partito Democratico.

E’ in quel periodo di campagna elettorale – racconta Reshma Saujani – visitando scuole e luoghi di aggregazione giovanili, che ha scoperto il muro di diffidenza femminile verso la programmazione informatica e gli stereotipi, ancora fortissimi che tengono lontane le ragazze. “Non sono brava in matematica”, “non sono materie per me”, “non è un’attività abbastanza sociale”, “non mi piace stare tutto il giorno davanti a un computer” sono le ragioni più frequenti adottate dalle ragazze per giustificare la loro diffidenza verso il mondo dell’informatica. A cui la giovane avvocatessa ha contrapposto un movimento che ha ormai moltissimi sostenitrici e un progetto ambizioso. Organizzare ad ottobre del 2018 un summit Ragazze&Informatica.

Nel frattempo lancia la sua campagna di sensibilizzazione attraverso molteplici attività compresi manuali e romanzi. Girls who code è un manuale divertente, scritto dalla fondatrice del movimento, che insegna i rudimenti del coding e combatte gli stereotipi. Lo pubblica in Italia la casa editrice il castoro che edita anche il romanzo, appartenente alla stessa “filiera”, Un’amicizia in codice, di Stacia Deutsch, protagonista una ragazza di nome Lucy e le sue amiche che si divertono moltissimo a programmare e a incontrare altre ragazze con le loro stesse passioni. Un po’ è quello che succede alle ragazze che si incontrano nel movimento, assicurano le Girls who code, dagli Usa.