Quelle lettere di Gramsci che Sraffa
nascose al Pci perché poco “cauto”

Nel settembre del 1928 Piero Sraffa (l’economista amico di Antonio Gramsci che alcuni anni prima, scrivendogli, si era definito un comunista indisciplinato) riuscì a incontrare Tatiana Schucht (sorella di Giulia, la moglie di Gramsci), che da quasi due anni – vivendo in Italia – si era impegnata nell’assistenza al cognato, prima ristretto al confino, poi in carcere. Sraffa si era trasferito a Cambridge nell’estate del 1927 e dalla primavera del 1928 aveva incominciato a viaggiare regolarmente fra l’Inghilterra e l’Italia tre volte l’anno, in occasione delle vacanze universitarie. L’incontro con Tatiana Schucht era certamente volto a stabilire un efficace collegamento fra Gramsci, condannato a vent’anni di carcere, e il suo partito. Infatti, dall’inverno successivo Sraffa iniziò a tenere stabili contatti fra Tatiana Schucht, che era in corrispondenza con Gramsci e gli faceva visita in carcere, e il Centro estero del Partito comunista d’Italia, avente base prima fra la Svizzera e la Francia, poi a Parigi.

In generale si può ritenere che Tatiana Schucht preparasse copia di tutte le lettere che riceveva da Gramsci e le spedisse o consegnasse personalmente a Sraffa, che a sua volta le trasmetteva al Centro estero. Dopo averne preparata un’altra copia, che tratteneva, la stessa Tatiana Schucht spediva gli originali di ciascuna lettera ai famigliari indicati dallo stesso Gramsci, mentre gli originali delle lettere a lei stessa indirizzate li spediva a sua sorella Giulia.

Una foto di Gramsci nella sua casa di Ghilarza

Oggi sappiamo che l’efficacia di questo canale di comunicazione fu altissima, sia in termini di conservazione che di trasmissione delle lettere di Gramsci, ma sappiamo anche che in qualche occasione gli originali delle lettere o le loro copie non furono trasmessi ai normali destinatari. In particolare, come messo in luce da Giancarlo de Vivo sulla base del confronto fra elenchi di lettere di Gramsci e di altro materiale gramsciano preparati in tempi diversi (de Vivo 2017, pp. 38-52), risulta evidente come Sraffa fra la fine del 1932 e la fine del 1933 trattenne un numero consistente di copie di lettere che normalmente avrebbe dovuto trasmettere al Centro estero del Pcd’I. In primo luogo, seguendo richieste esplicitamente formulate da Gramsci, Sraffa non trasmise le copie di due lettere cruciali che Gramsci aveva inviato a Tatiana Schucht: quelle del 5 dicembre 1932 e del 27 febbraio 1933. Ma alcuni mesi dopo (e in questo caso non è nota una richiesta in tal senso da parte di Gramsci) lo stesso Sraffa, ed è su questo che concentreremo la nostra attenzione, non trasmise le copie di più di tre quarti delle 29 missive di Gramsci a Tatiana Schucht che si può ritenere avesse ricevuto fra la metà di aprile e l’inizio di dicembre del 1933. Infatti, di queste copie, inviategli da Tatiana Schucht, Sraffa era ancora in possesso nel 1974, quando le donò all’Istituto Gramsci, che ormai da anni ne possedeva le stesure originali e le aveva pubblicate nelle varie edizioni delle lettere di Gramsci.

 

Che anche questa mancata consegna, successiva a quella delle due importantissime lettere del 5 dicembre 1932 e del 27 febbraio 1933, sia un dato di un certo rilievo risulta evidente da due considerazioni. Da un lato, l’analisi dell’elenco preparato da Togliatti fra il 1937 e il 1941 induce a ritenere che prima del dicembre 1932 Sraffa avesse trasmesso al Centro estero le copie di pressoché tutte le lettere che Gramsci aveva scritto a Tatiana Schucht: 126 lettere su 128. Dall’altro lato, i documenti disponibili suggeriscono che, dopo aver trattenuto le copie delle lettere del 5 dicembre 1932 e del 27 febbraio 1933, Sraffa avesse ripreso a trasmettere al Centro estero le copie di tutte le lettere di Gramsci – anzi, possiamo ritenere che, in assenza di altre indicazioni, avesse trasmesso anche una lettera che riprendeva il contenuto di quelle indicate come riservate: la lettera di Gramsci a Tatiana Schucht del 6 marzo 1933.

In questa breve nota cercheremo di individuare le ragioni del mutamento nella condotta di Sraffa. A questo fine, concentrando l’attenzione sulle sole lettere di Gramsci direttamente indirizzate a Tatiana Schucht, distingueremo in due blocchi le lettere che Sraffa non trasmise al Centro estero nel periodo successivo al 27 febbraio 1933: il primo blocco riunisce le lettere scritte da Gramsci fra la metà di aprile e la metà di luglio, il secondo blocco riunisce quelle scritte fra la fine di settembre e la metà di novembre del 1933. Come vedremo, la ricostruzione dei motivi per cui in quei due periodi Sraffa evitò di trasmettere le copie delle lettere di Gramsci può collegarne la mancata consegna a quelli che Sraffa ebbe a definire «due disastri di prim’ordine».
Il primo disastro era stato la pubblicazione su l’Humanité della relazione medica preparata dal prof. Arcangeli, che aveva visitato Gramsci in carcere. Il secondo disastro era stato il sequestro di una circolare del Centro estero del Pcd’I sull’atteggiamento che i comunisti in carcere avrebbero dovuto tenere di fronte alla possibilità di chiedere la liberazione condizionale. In termini generali, entrambi furono disastri perché il regime fascista considerava come sfide al proprio prestigio e alla propria forza sia la diffusione a livello internazionale di notizie sulle cattive condizioni di salute di un detenuto sia il tentativo da parte del Pcd’I di dirigere la condotta dei comunisti in carcere. Per questo determinarono reazioni di esponenti del regime fascista nel senso dell’inasprimento dell’atteggiamento nei confronti degli oppositori e dei detenuti.

Gli originali dei Quaderni del carcere di Gramsci

Ma gli stessi episodi si caratterizzarono come disastri anche specificamente in relazione alle vicende personali di Gramsci, perché interferirono gravemente con un tentativo messo in atto da Sraffa per ottenere una forte riduzione della pena a cui Gramsci era stato condannato. Questo, infatti, era il senso delle pratiche legali condotte dall’avvocato Saverio Castellett presso il Tribunale Speciale a partire dal marzo 1933: poiché l’applicazione del decreto di amnistia e indulto del 5 novembre 1932 doveva avvenire considerando separatamente ciascuno dei reati, l’istanza dell’avvocato chiedeva che in quella sede una delle condanne inflitte a Gramsci (dieci anni di detenzione per aver violato l’art. 134 del codice penale del 1889 – equiparati a 3 anni e 4 mesi di reclusione) venisse cancellata perché l’articolo del vecchio codice penale che l’aveva motivata non aveva un corrispettivo nel nuovo codice, varato nel 1931. Questa tesi, se accolta, avrebbe portato, al di là degli effetti della normale applicazione del decreto di amnistia e indulto, a una ulteriore – preziosa – riduzione della durata della pena che Gramsci doveva ancora scontare, e avrebbe avvicinato significativamente la possibilità di chiedere di accedere alla libertà condizionale.

Il “primo disastro” e le lettere di aprile-luglio 1933

Che fra la pubblicazione della relazione del prof. Arcangeli e la mancata consegna del blocco di copie di lettere scritte da Gramsci a Tatiana Schucht fra la metà di aprile e la metà di luglio del 1933 vi sia stato un legame può essere ipotizzato sulla base di due dati fondamentali: (1) Sraffa fu informato degli effetti che la pubblicazione del certificato del prof. Arcangeli aveva avuto sulle possibilità che l’istanza presentata dall’avvocato Castellett fosse accolta, e probabilmente della pubblicazione stessa, da una lettera del 23 maggio 1933 che suo padre, Angelo, gli spedì dalla Svizzera; (2) la prima lettera di Gramsci appartenente al blocco suddetto è datata 17 aprile 1933 e si può supporre che Sraffa ne abbia ricevuto la copia verso la fine di quello stesso mese, quando si trovava già a Cambridge. È quindi ragionevole ipotizzare che Sraffa, se, iniziando a ricevere copie delle lettere di Gramsci a Cambridge attorno all’inizio di maggio, attendeva di raccoglierne un certo numero prima di trasmetterle al Centro estero o si proponeva di trasmetterle tutte insieme durante l’estate, quando avrebbe avuto occasione di recarsi personalmente a Parigi, una volta raggiunto dalla notizia della pubblicazione della relazione del prof. Arcangeli e dei suoi effetti, abbia iniziato a interrogarsi sull’opportunità di procedere a ulteriori trasmissioni.
Di fatto, il confronto fra l’elenco preparato da Togliatti fra il 1937 e il 1941, l’elenco delle fotocopie di materiale gramsciano che Sraffa consegnò a Giorgio Napolitano nel 1972 e l’elenco delle copie delle lettere di Gramsci che Sraffa consegnò a Elsa Fubini nel 1974 mostra che all’inizio degli anni Settanta tutte le copie delle lettere di Gramsci comprese fra il 17 aprile e il 10 luglio 1933 erano ancora nelle mani di Sraffa e che nessuna di quelle copie era giunta al Centro estero, né Togliatti aveva potuto consultarle a casa Schucht. In sintesi, si può ritenere che Sraffa, che nella primavera del 1933, transitando dalla Francia per rientrare in Inghilterra dopo le vacanze pasquali, aveva consegnato al Centro estero le copie delle lettere di Gramsci ricevute mentre si trovava in Italia e anche una copia della relazione preparata dal professor Arcangeli, una volta rientrato in Inghilterra abbia trattenuto le copie che riceveva da Tatiana Schucht, e che tali copie non le abbia consegnate neppure transitando di nuovo dalla Francia durante l’estate. Pare evidente che la diffusione di informazioni che dovevano essere mantenute riservate lo abbia indotto a non trasmettere lettere il cui contenuto rendeva esplicito lo stato critico delle condizioni di salute di Gramsci e la sua richiesta di essere trasferito in un’infermeria di un altro carcere e conteneva riferimenti a due lettere a diplomatici sovietici che Sraffa avrebbe dovuto scrivere e delle quali Gramsci aveva chiesto che non venisse informato alcun rappresentante del partito comunista italiano e alla lettera di Ruggero Grieco del 10 febbraio 1928, su cui lo stesso Gramsci si era espresso con estrema durezza nelle sue lettere (non trasmesse al Centro estero) del 5 dicembre 1932 e del 27 febbraio 1933.

I libri che Gramsci aveva in carcere

Il “secondo disastro” e le lettere settembre-novembre 1933

Passando a considerare le lettere di Gramsci successive al periodo metà aprile-metà luglio, il confronto fra l’elenco preparato da Togliatti nel 1937-1941 e quelli relativi alle consegne di materiale gramsciano fatte da Sraffa nel 1972 e nel 1974 consente di affermare che le copie delle lettere comprese fra il 17 luglio e il 3 settembre 1933, che Sraffa aveva ricevuto da Tatiana Schucht durante il suo soggiorno estivo in Italia, furono consegnate al Centro estero del Pcd’I, come già era accaduto per quelle ricevute durante le vacanze pasquali. Probabilmente la consegna avvenne all’inizio di ottobre, mentre Sraffa transitava dalla Francia per rientrare in Inghilterra. Il contenuto di quelle lettere, per quanto si accennasse alla richiesta di trasferimento nell’infermeria di un altro carcere, era meno drammatico di quello delle lettere scritte fra la metà di aprile e la metà di luglio ed, evidentemente, Sraffa aveva ritenuto di poter superare la sfiducia precedentemente maturata nei confronti del Centro estero.

Tuttavia, il successivo blocco di lettere (quelle scritte da Gramsci fra fine settembre e fine novembre 1933) non fu consegnato. Il motivo può essere compreso considerando ciò che accadde all’inizio di dicembre, quando Sraffa si trovava a Cambridge e si apprestava a ritornare in Italia per le vacanze invernali e, presumibilmente, a consegnare al Centro estero le copie delle lettere di Gramsci che Tatiana Schucht gli aveva inviato dall’inizio di ottobre. In quei giorni Sraffa ricevette una lettera di suo padre, anche questa spedita dalla Svizzera, che lo informava dei retroscena della decisione del Tribunale Speciale sfavorevole al ricorso presentato dall’avvocato Castellett. Sraffa già sapeva che il 13 ottobre il Tribunale Speciale, accogliendo la proposta del sostituto Procuratore Generale Carlo Fallace, aveva respinto l’istanza dell’avvocato Castellett, ma con ogni probabilità non sapeva che durante l’estate la polizia politica fascista aveva sequestrato una circolare del Pcd’I sull’atteggiamento che i comunisti in carcere avrebbero dovuto tenere di fronte alla possibilità di chiedere la liberazione condizionale, e che era stato tale sequestro a bloccare definitivamente il tentativo centrato sull’istanza presentata dall’avvocato Castellett – che fino a quel momento, grazie all’intervento di Mariano D’Amelio, zio di Piero Sraffa e primo Presidente della Corte di Cassazione, e nonostante l’ostacolo posto dalla pubblicazione della relazione del prof. Arcangeli, pareva avviato verso una soluzione positiva.
Considerando questi fatti, è ragionevole supporre che Sraffa abbia ritenuto che su una questione tanto delicata il Centro estero del Pcd’I, anche sulla base della consapevolezza di quanto la polizia fascista era stata in grado di infiltrarsi nelle strutture di tutte le organizzazioni antifasciste, avrebbe dovuto gestire con maggiore prudenza i propri flussi informativi. Di fatto, a metà dicembre, transitando dalla Francia, Sraffa non consegnò le copie delle lettere di Gramsci che aveva ricevuto a Cambridge a partire dal mese di ottobre. Anche queste copie erano ancora nelle sue mani nel 1974 e anche in questo caso si può osservare che toccavano temi che, alla luce del timore che il Centro estero diffondesse informazioni che era più opportuno mantenere riservate, potevano giustificare la decisione di non trasmetterle. In quelle lettere Gramsci scriveva del rigetto da parte del Tribunale speciale dell’istanza presentata dall’avvocato Castellett, ma anche – e soprattutto – dell’accoglimento della richiesta di trasferimento in una casa di cura e delle diverse difficoltà che erano state affrontate per rendere effettivo il provvedimento.

Antonio Gramsci
Piero Sraffa

La tutela delle esigenze di Gramsci

In sintesi, la ricostruzione delle circostanze che portarono Sraffa a non consegnare le copie di due cospicui gruppi di lettere scritte da Gramsci a Tatiana Schucht fra il 17 aprile e il 4 dicembre 1933 consente di mettere in luce la coincidenza fra le date cardine di quelle mancate trasmissioni e le date di ricevimento da parte di Sraffa di notizie che documentavano come il Centro estero del Pcd’I non garantisse la necessaria cautela nella gestione di informazioni particolarmente delicate. Le informazioni contenute in quelle lettere imponevano una particolare riservatezza: la loro diffusione avrebbe potuto avere effetti negativi rispetto alla possibilità di ottenere miglioramenti nelle condizioni di detenzione di Gramsci e di garantirgli cure mediche quantomeno ad un livello essenziale. Si può quindi concludere che Sraffa, distinguendo fra l’adesione a un mandato certamente concordato sia con Gramsci che con i rappresentanti del Pcd’I e la tutela delle esigenze di Gramsci, nel momento in cui decise di non trasmettere al Centro estero del Pcd’I alcune lettere, scelse la linea di condotta che maggiormente garantiva l’amico e che rispettava le sue indicazioni.

Queste conclusioni possono essere integrate con alcune altre osservazioni relative alle lettere del 5 dicembre 1932 e del 27 febbraio 1933, il cui contenuto lo stesso Gramsci, indicandole come riservate per Tatiana Schucht e Piero Sraffa, aveva escluso fosse comunicato al Centro estero. A questo proposito, quanto si può dedurre dalle informazioni disponibili circa la probabile trasmissione da parte di Sraffa al Centro estero delle lettere che Tatiana Schucht scriveva a lui personalmente induce a considerare l’ipotesi che la richiesta di Gramsci di non mettere a conoscenza i dirigenti del Pcd’I del suo desiderio che il governo sovietico cercasse di ottenere la sua liberazione promuovendo una trattativa con il governo italiano e di ogni eventuale passo compiuto in tal senso non sia stata rispettata da Sraffa. Questi, infatti, trasmettendo al Centro estero la lettera che Tatiana Schucht gli aveva scritto il 5 marzo 1933, come pare probabile abbia fatto, avrebbe resa nota ai dirigenti del Pcd’I la richiesta di Gramsci di aprire quel fronte di trattativa. Questo dato potrebbe essere interpretato sia come conseguenza di una valutazione compiuta da Sraffa sulla effettiva impossibilità di tenere la dirigenza del Pcd’I all’oscuro di un simile passo, sia come indice della fiducia che Sraffa, sulla base dei contatti diretti che a Gramsci erano preclusi, poteva comunque nutrire nella dirigenza stessa – fiducia che fra marzo e aprile 1933 non era ancora stata scossa dai «due disastri di prim’ordine» di cui abbiamo parlato.

 

 

 

Questo saggio di Nerio Naldi è tratto

dall’ultimo numero di Critica Marxista

che contiene tra le altre cose

un editoriale di Aldo Tortorella sul mondo in bilico