Quel volto di Aldrovandi cacciato dagli stadi

Uno spettro si aggira negli stadi italiani. E’ la bandiera con la faccia di Federico Aldrovandi, il giovane di Ferrara ucciso nel settembre 2005 da quattro poliziotti condannati con sentenza definitiva (3 anni e 6 mesi). I tifosi della Spal, in particolare quelli della Curva Ovest, amano sventolare quella bandiera nelle partite che si giocano allo stadio Mazza ma anche quando la loro squadra è impegnata in trasferta. Anzi, altre tifoserie hanno fatto lo stesso: a Genova, a Empoli, a Roma, a Siena, a Cagliari, a Terni e altrove.

Non ci sono scritte offensive. C’è solo la faccia di quel ragazzo. Non c’è, sulla bandiera, un’altra immagine, quella terribile invece, del ragazzo in una chiazza di sangue, una sorta di sudario che la madre di Federico ha mostrato nel passato per protesta (“semplicemente un cuscino intriso di sangue” fu il commento del senatore Carlo Giovanardi, che in queste occasioni non manca mai). Non è come la faccia di Stefano Cucchi, anche lui pestato a morte.

Ma chi espone la bandiera di Federico negli stadi del calcio viene segnalato, sanzionato e multato. Il drappo viene rimosso, a volte ridotto a brandelli. Una decina di tifosi del Parma sono stati denunciati. L’ultimo episodio è accaduto a Napoli, un paio di settimane fa in occasione della partita tra Napoli e Bologna. Gli agenti hanno sequestrato a un gruppo di tifosi emiliani lo striscione con la foto del ragazzo e multato gli stessi con una sanzione di 166 euro perché: “In possesso di uno striscione raffigurante Federico Aldrovandi, striscione per il quale non vi era autorizzazione all’ingresso all’interno dello stadio, pertanto lo striscione viene sequestrato…” hanno scritto nel verbale. Anche all’Olimpico lo striscione non è entrato per lo stesso motivo: non c’era l’autorizzazione. Come tutti sanno negli stadi italiani non entra nulla, neanche uno spillo: motorini, bombe carta, striscioni offensivi calano dal cielo.

Per non essere da meno, il giudice sportivo del calcio ha stabilito, multando nello scorso dicembre tifosi del Siena e del Prato, che quella faccia offende le forze di polizia (il giudice non cita la foto di Aldrovandi ma non  c’erano nello stadio altri riferimenti “provocatori”).

Ha detto Lino Aldrovandi, il padre di Federico, in una intervista a Cosimo Cito di Repubblica: “Questo linguaggio, questo burocratese ottuso, questa cieca persecuzione di un ricordo interrompe quel percorso di comprensione reciproca e di dialogo che dal 2012 avevamo intrapreso con le forze dell’ordine, noi che abbiamo perso un figlio di diciotto anni a calci, pugni e manganellate…I ragazzi della Spal e delle altre tifoserie introducono negli stadi, assieme al volto di Federico, un messaggio di pace e fratellanza. Non c’è violenza, non c’è odio, non c’è alcun sentimento negativo. Solo una carezza ad un ragazzo che non c’è più…”. Accanto a questa intervista si segnalava la “creatività” di certo razzismo da stadio: sempre a Napoli, in occasione di Napoli-Atalanta di Coppa Italia, i supporter bergamaschi hanno esposto una grande immagine di Cesare Lombroso, uno che amava molto i meridionali e ne custodiva i crani per dimostrarne la delinquenza atavica. Non si ha notizia di interventi di steward, polizia o carabinieri.