Quel pasticciaccio brutto
dietro la partita mai giocata a Torino

Due spettri sbilenchi si aggirano per l’Italia, quelli di una partita mai giocata, Juventus-Napoli, e di un conflitto – ci mancava, davvero – tra istituzioni sportive e governo. Sullo sfondo un fumus polemico acre e sgradevole tra falangi tifose nordiste e sudiste, protagonisti pure i quotidiani, sensibili per doveri di cassetta alla piazza d’appartenenza.

Il conflitto tra Asl e il protocollo di giugno

Vediamo. Ha affermato, con molta ragione dalla sua parte, il ministro della Salute Speranza che in Italia “si parla troppo di calcio e poco di scuola”. In effetti lo si sospettava, costituendo il Pallone uno degli ultimi grandi serbatoi emozionali del nostro Paese, con qualche significativo riverbero sul piano economico, cinque miliardi più o meno di valore di produzione, e migliaia di addetti. I circenses danno panem, dunque. Speranza però, data una certa ripresa dei contagi Covid, non molla, è contrario a riaprire gli stadi a quote consistenti di pubblico ed ha appena ribadito, nel bollente caso del mancato Juve-Napoli, la piena competenza delle Asl in materia di efficace controllo dell’epidemia, sconfessando così di fatto il protocollo di giugno varato appositamente dal suo ministero d’intesa con la Lega calcio per i giocatori professionisti e che comprendeva la possibilità per gli atleti negativi al test Covid di sospendere l’isolamento fiduciario e quindi di giocare, per poi rientrare in isolamento a gara finita (per gli amanti del genere burocratico è consultabile anche la circolare 21463 del Ministero della Salute del 18 giugno 2020 sulle “Modalità attuative della quarantena per i contatti stretti dei casi COVID-19, in particolari contesti di riferimento, quali l’attività agonistica di squadra professionista”. Pazzesco: è chiarissima).

Un rude contrasto. L’Asl di Napoli ha infatti bloccato a scopo cautelativo la trasferta del club azzurro a Torino, i giocatori Zielinski ed Elmas erano risultati positivi dopo il match con il Genoa, la situazione a Napoli esigeva la massima prudenza. Mentre per contro la Lega si rifaceva al negletto protocollo e ribadiva l’inizio di Juventus-Torino allo Stadium per le 20,45 di domenica. Una pulsione suicidaria della Lega stessa? No, semplicemente per una lunghissima giornata nessuna voce si era levata dal Governo a fare chiarezza e la complessa macchina organizzativo-sanitaria ormai in uso abituale nel pre-partita era andata avanti. Solo in serata ecco le esternazioni sopradette di Speranza e quelle del ministro dello Sport Spadafora, il furbetto del Laterano, che dava a sua volta l’ultima parola alle Asl in caso di partite da rinviare aggiungendo che spettava “ora agli organismi sportivi decidere sugli aspetti specifici del campionato, sia sulla decisione di stasera (domenica, ndr) che su eventuali ricorsi futuri”. Sembrava Salomone, ma in realtà a fianco del ministro si vedeva benissimo il bacile di Pilato.

Se la toppa è peggiore del buco

In sostanza: il Governo affida ad Asl e Regioni il diritto-dovere di decidere se una squadra può recarsi allo stadio di casa o all’aeroporto per la trasferta ma lascia, tra l’altro, a Lega e Figc il “potere” di irrogare eventuali sanzioni al Napoli. Una sonora fesseria: scalpellato nel marmo il principio che le Asl hanno l’ultima parola, come si può delegare alla giustizia sportiva il verdetto sulla partita fantasma dello Stadium? Come sarebbe possibile punire col 3-0 a tavolino un Napoli che ha semplicemente obbedito agli ordini della “autorità” platealmente riconosciuta come unica a poter decidere? Spadafora intendeva, con tutta probabilità, lasciare a Lega e Federazione un contentino d’autonomia. Peggio la toppa del buco.

A contorno si sono registrate furiose quanto inutili discussioni sui social, con accuse di arroganza alla Juventus presente come da regolamento allo Stadium (e che doveva fare? lasciare i giocatori a casa per garantirsi una sanzione?) e di inciuci tra de Laurentiis, le Asl napoletane e il presidente campano De Luca. Tutto un po’ abituale e triste.

Rimane un problemino di sfondo, con evidenti difformità decisionali. L’Asl di Bergamo non ha impedito all’Atalanta, nonostante un calciatore positivo emerso il giorno prima della partita col Cagliari, di andare allo stadio di casa a giocare; il Milan, con due giocatori positivi (uno è Ibrahimovic, mica pizza e fichi) va e viene in Italia e all’estero. D’altro canto, però, l’Asl di Potenza ha deciso che la squadra cittadina, dati due giocatori positivi, non poteva recarsi a Palermo per il match di Lega Pro allo stadio Barbera. Match rinviato a data da destinarsi. Nel regolamento della ex Serie C sta scritto che si può chiedere il rinvio della partita “nell’eventualità in cui ci siano nello stesso periodo 4 casi di positività al Covid-19 in una squadra”. Non c’erano dunque gli estremi per farlo, ma in Lega Pro c’è evidentemente qualche persona saggia e così è stato.