Quel genio di Tanassi che capisce
se la situazione è “veramente difficile”

Non tutti i geni, naturalmente, si somigliano: vi sono quelli che hanno il dono della concisione incisiva (Cesare, per dire il primo che ci viene senza fatica alla mente) e quelli che prediligono l’ampiezza di diffusioni peraltro non mai vane, pur sapendo, al caso, mostrare mirabili capacità di sintesi. Citeremmo, fra questi secondi, Dickens e Manzoni. Succede lo stesso in politica, dove si va da un duca di Sunderland che legge tre volte ai Comuni, ricominciando imperturbabile dalla prima parola, un suo discorso di sessanta cartelle perché gli pare che non tutti lo abbiamo attentamente seguito, a un Giolitti (Giovanni) che cerca di parlare soltanto quando vi è costretto, e dice, come sa, le sole cose che giudica essere essenziali.

Ma questi sono casi, per così dire, mitici, e in ogni caso si riferiscono al passato. Oggi come oggi, conosciamo solamente un genio, ed è un genio della sintesi. Ne eravamo già convinti, ma l’ultima prova ci è venuta ieri dalla lettura della socialdemocratica L’Umanità che sotto il grande titolo su cinque colonne dedicato alla crisi, naturalmente in apertura di prima pagina, recava questo vistoso sommario: “Tanassi: ci pare che la situazione sia veramente difficile. Comunque ci auguriamo che Moro possa conseguire un risultato positivo”.

Ora, da nostre precise informazioni, risulta che l’on. Tanassi non è arrivato subito a formulare il giudizio da lui espresso. Consapevole dell’audacia dei suoi pensieri, sapendo bene quanto ci avrebbe impressionato e conscio delle conseguenze che ne sarebbero potute derivare, dapprima taceva. Chi gli stava, non senza raccapriccio, intorno, si domandava angosciato: “Come vedrà Tanassi la situazione?”. E, come sempre, tra gli astanti c’erano anche taluni inclini a pensare al peggio, ma volete che immaginassero che il segretario del Psdi, dentro di sé, era già arrivato a vedere la situazione “veramente difficile”? Ma l’uomo è fatto così. Rifugge dai giudizi precipitosi, li pensa e li ripensa due o tre e magari anche dieci volte; ma al momento giusto si pronuncia ed è inesorabile. Dopo di lui tutti ci domandiamo come abbiamo potuto, fino a un momento prima, pensarla diversamente.

Adesso se telefonate al Psdi vi diranno che Tanassi non c’è. E’ vero. Si trova a casa a letto. Lo hanno già visitato i medici i quali, dopo avere assai stentato a trovargli la testa (tanto che qualcuno ha supposto che fosse disteso alla rovescia), hanno sentenziato che il paziente ora ha bisogno di un assoluto riposo. Va bene, auguri. Ma intanto noi che facciamo qui senza riuscire a sapere com’è, veramente, la situazione?

 

(Corsivo pubblicato su l’Unità del 30 gennaio 1976)