Quei falsari della storia che abitano a Bruxelles

Andando oltre le loro abituali competenze, i deputati europei hanno apparecchiato la più stupida delle frittate. Secondo la risoluzione votata dal Parlamento tocca proprio a quell’aula di infinita negoziazione e scambio particolaristico, che li scorge accapigliarsi sui fondi e gli incentivi, riscrivere la storia del Novecento. E con l’insistenza di quei campioni di democrazia, che con tutte le premure liberali e scrupolo garantista verso i diritti civili gestiscono il potere in Ungheria o in Polonia, hanno stabilito di equiparare nazismo e comunismo. Le barbarie delle croci uncinate sono da collocare allo stesso livello “totalitario” dei martiri di Stalingrado.

I danni degli storiografi dilettanti

Il soldato bolscevico, che simbolicamente pone la bandiera rossa a Berlino sul tetto del Reichstag producendo moti di esultanza persino a New York, vale come il caporale austriaco che la fa finita alle sue pratiche di annientamento dinanzi all’arrivo dell’armata sovietica con la speranza nel sol dell’avvenire.

Falsificare la storia, e togliere la stella rossa dai carri armati che liberano gli ebrei nei campi di sterminio, per mettere al loro posto le più comode insegne della potenza a stelle e strisce, sinora poteva servire per vincere un Oscar. Ora invece il falso ideologico diventa uno strumento in mano alla storiografia dilettante degli eurodeputati (votato anche dagli eletti del Pd) per accontentare i sovranisti che restano nemici, fino a quando contestano l’ordine del mercato e della concorrenza, ma diventano poi amici preziosi quando si tratta di proteggere i valori più retrivi e illiberali.

L’Europa di oggi, per quello di positivo che malgrado tutto conserva come spazio largo di democrazia, non è pensabile senza i 25 milioni di morti sovietici, così sovente rimossi dalla memoria collettiva e dalla riconoscenza pubblica, al punto che ancora è infinitamente poca cosa la parola in memoria del loro umano sacrificio. Con l’armata rossa marciava la speranza di un’alba del domani. Con le croci a uncino correvano, così cantava Montale, i “miti carnefici” e dinanzi alla loro orribile striscia di sangue “nessuno è incolpevole”. Bisognerebbe rammentarlo all’ex mezzobusto della tv che in sintonia con il voto allucinante dell’aula equipara le nere orde portatrici di morte e le belle bandiere evocate anche da Pasolini.

I versi di Saba e le parole di Kant

Negli anni sanguinosi della guerra civile europea Umberto Saba rendeva in versi la funzione storica reale dei comunisti: “Falce martello e la stella d’Italia /ornano nuovi la sala. Ma quanto / dolore per quel segno su quel muro!”. E il senso politico degli accadimenti di metà secolo, tra guerra e liberazione, veniva reso con efficacia da un altro “operaio della fantasia”, Cesare Pavese: “è possibile che uno s’accosti al comunismo per amore della libertà? A noialtri è successo”. Il comunismo, tra il mito dell’ottobre e nelle aspre lotte del secolo breve, è stato, certamente con le sue tragedie, un grande movimento di liberazione umana.

Per riflettere sul comunismo e affrontare nelle sue esperienze il nodo dei principi fondamentali del politico, è opportuno ricorrere alle medesime parole che Kant dedicò al movimento rivoluzionario del suo tempo. “Anche se il fine intravisto in questo avvenimento oggi non è stato ancora raggiunto, anche se la rivoluzione dovesse da ultimo fallire, oppure se, dopo qualche tempo, tutto ricadesse nell’antico corso, non perderebbe per nulla della sua forza quella predizione filosofica.

Infatti quell’avvenimento è troppo grande, è troppo legato all’interesse dell’umanità e per la sua influenza si estende troppo a tutte le parti del mondo, perché esso non debba ritornare, in qualsiasi ricorrere di circostanze favorevoli, al ricordo dei popoli, perché non debba un giorno raggiungere quella stabilità che l’insegnamento di numerose esperienze non può mancare di operare negli animi di tutti”.

Nelle passioni connesse al fenomeno rivoluzionario entra sempre in gioco quello che Kant evocava come una grande mobilitazione di energie spirituali, cioè “una partecipazione d’aspirazioni che rasenta l’entusiasmo” e nella ferma volontà di cambiamento riconduce nella sua radice ultima ad “una disposizione morale”. Si tratta di questioni di grande rilevanza etico-politica che, per quanto riguarda i deputati di Bruxelles, è preferibile non affrontare perché, nel loro grigio disegno di spegnimento del ricordo di grandi principi di liberazione, sono del tutto inadeguati.