Quei brutti segnali
che arrivano
dalla Germania

Sono passati due mesi dalla marcia dei militanti di estrema destra a Chemnitz, dalla contromanifestazione e dagli incidenti che si verificarono. Da allora sono successe tante cose in Germania: la promozione ad altro incarico del capo dell’intelligence interna tedesca Hans-Georg Maassen, la sconfitta interna nella CDU-CSU della cancelliera Angela Merkel, che non è riuscita nei giorni scorso a imporre il suo candidato a capogruppo parlamentare, e infine un sondaggio choc. Se si fosse votato domenica 30 settembre, secondo quanto pubblicato da ARD, il maggiore gruppo radio-televisivo della Germania, nel sondaggio Infratest Dimap condotto assieme ai principali quotidiani, la destra nazionalista di Alternativa per la Germania, AfD, sarebbe il secondo partito assoluto del Paese, con il 18% dei consensi. I cristiano-democratici marcherebbero il peggior risultato dal novembre 1997, col 28%; al terzo posto i socialdemocratici, col 17%.

Dai giorni degli incidenti di Chemnitz, Alternativa per la Germania ha fatto un balzo di due punti percentuali. Ad agosto, nella terza città della Sassonia, Chemnitz, il prologo di questo incendio politico si è consumato sotto lo sguardo corrucciato di Karl Marx, una scultura di sette metri. Fino al 1990 Chemnitz si chiamava Karl-Marx-Stadt. La città due mesi fa era in festa per gli 875 anni dalla fondazione. Alle 3 del mattino, vicino alla statua, Daniel Hilling, 35 anni, artigiano di madre tedesca e padre cubano, viene accoltellato a morte. Entro 24 ore l’arresto dei due sospetti, un siriano e un iracheno. Alternativa per la Germania, AfD, che in Sassonia è già il secondo partito, parla subito di tedeschi vittime di continui massacri da parte degli immigrati. Si tiene una manifestazione “di lutto”.

Per le strade non solo AfD, ma anche Pegida, acronimo di “Patrioti europei contro l’islamizzazione dell’Occidente”, assieme agli hooligans del Chemnitzer Football Club e al gruppo HooNaRa, Hooligans Nazi e Razzisti, invano ufficialmente disciolti nel 2007. C’erano anche i militanti di NS, che alle autorità si presentano come Nuova Società, ma allo stadio e alle manifestazioni come NS Boys, i ragazzi nazional-socialisti. Nel loro logo l’immagine di un membro della Hitler Jugend. Gruppi da anni sotto sorveglianza dell’Ufficio per la protezione della Costituzione, i servizi di sicurezza interni. Questi gruppi hanno comunque mobilitato in poche ore a Chemnitz una folla fuori controllo. Hanno sfilato varie associazioni e network di “etnonazionalisti”, affiancati dai Reichsbürger , che teorizzano il ritorno alla Grande Germania e ritengono valida solo la costituzione della Repubblica di Weimar del 1919. Numerosi gli attivisti neo-nazi di Der Dritte Weg, (La terza via). Tra le scritte sugli striscioni spiccavano “Stop ai richiedenti asilo” o “La Germania ai tedeschi, fuori di stranieri”. Tanti i saluti nazisti documentati dalle immagini e dai filmati.

Dall’altra parte una contromanifestazione decisamente più piccola, con scritte ironiche contro i nostalgici, come “I Pogrom fanno tanto Anni Trenta”. Un riferimento alle aggressioni a cittadini di pelle marrone o nera verificatesi dopo l’assassinio dell’artigiano tedesco. In mezzo, mentre volavano bottiglie e insulti, 591 poliziotti in tenuta anti-sommossa a separare i due cortei. In alcuni punti non è stato possibile interporre le forze dell’ordine tra i manifestanti. Da quel giorno di agosto gli eventi hanno subìto un’accelerazione su diversi fronti di crisi. Si sa da sempre che la cancelliera Merkel non ha nessuna indulgenza per il mix di vittimismo e aggressività che fa fiorire la xenofobia soprattutto nell’est del Paese, che continua invece a sentirsi tradito dall’ex ragazza nata ad Amburgo ma cresciuta a Templin, all’epoca DDR. Monta dall’estate una crisi che è interna alla coalizione di governo, ma anche istituzionale.

Sul piano linguistico tutto questo produce una nuova entrata nel lessico politico tedesco: “raufgeschmissen”, equivalente di “buttato su dalle scale”, un malizioso nonsenso che attualizza il sempre verde “promoveatur ut admoveatur”. Il neologismo si riferisce alla punizione, o alla ricompensa, data ad Hans-Georg Maassen, capo dell’Ufficio federale per la protezione della costituzione, i servizi di informazione e sicurezza interni. Maassen si era trovato al centro della bufera per aver detto in un’intervista come fosse stata un’esagerazione parlare di caccia allo straniero a Chemnitz dopo l’accoltellamento e le manifestazioni. La sinistra lo aveva accusato di essersi rifiutato a lungo di mettere sotto sorveglianza Alternativa per la Germania, decisione che peraltro spetta al governo. Le cose erano andate troppo avanti e il governo ha promosso Maassen a vice-ministro degli affari interni. Anche i cristiano-democratici sono a loro volta scivolati nella spirale delle ripicche: negli ultimi 13 anni l’elezione del capogruppo parlamentare al Bundestag è stata una formalità. La cancelliera aveva riproposto il suo braccio destro Volker Kauder, giurista e deputato di lungo corso della CDU. A sorpresa ha avuto la maggioranza Ralph Brinkhaus, 50 anni, economista, uno dei rappresentanti della Westfalia. Una mancanza di supporto e di scelte fatte assieme che non ha scoraggiato la cancelliera dall’annunciare che, a dicembre, si candiderà di nuovo come presidente della CDU.

C’è un’evidente asimmetria tra le polemiche interne ai partiti e alla coalizione e l’avanzata, sempre più veloce, dell’estrema destra. Questo vale non solo in Germania, ma in tutta Europa. In questa brutta estate politica la cancelliera ha detto che “quando la generazione che è sopravvissuta (al genocidio del popolo ebreo, n.d.r.) non sarà più qui, scopriremo se abbiamo imparato dalla storia”. Le ha risposto pubblicamente Stanislaw Aronson, ebreo polacco, 93 anni. Prese parte alla resistenza e fu ufficiale del Secondo Fucilieri dei Carpazi, sotto il comando britannico, in Italia, partecipando alla liberazione. Ora vive in Israele. “Non sottovalutate il potere distruttivo delle bugie. Alla generazione di oggi non è concesso il lusso di dire che non era stata avvisata o che non ha compreso le conseguenze che possono avere le bugie. Affrontare le bugie vuol dire affrontare verità difficili su se stessi e sul proprio Paese. Lo dobbiamo fare tutti”.