Quei bambini napoletani salvati al Nord:
quando l’Italia era terra di accoglienza

Un paese che usciva distrutto dal conflitto mondiale ebbe la forza di unire diverse sue parti, dal Sud verso il Nord, per sostenere le condizioni di vita di oltre 70 mila bambini provenienti dalle regioni meridionali e dal Lazio che furono ospiti di famiglie della Toscana, della bassa Lombardia e, soprattutto , dell’Emilia Romagna. Con Infinitimondi (bimestrale di Pensieri di Libertà) abbiamo promosso, insieme all’Istituto Storico di Modena e all’Istituto Campano di Storia della Resistenza, la realizzazione di un ciclo di eventi che riporta l’attenzione su un’esperienza particolare di solidarietà nell’Italia dell’immediato dopoguerra.

Tra quei bambini, oltre 10 mila erano di Napoli e furono così sottratti alla strada e alla fame e poterono vivere una parentesi della loro vita. Questa storia avvenne in un contesto che pure usciva dalla guerra, ma questo non ostacolò il fatto che migliaia di famiglie emiliane tenessero con loro questi piccoli ospiti, in qualche caso per più tempo. Alcuni di essi poi si sono stabiliti proprio in quelle terre per la loro vita futura.

E allora ripercorriamo questa vicenda narrando la storia del Comitato per la salvezza dei Bambini Napoletani, del protagonismo delle donne che lo composero in massima parte, delle capacità organizzative di tanti intellettuali a cominciare da Gaetano Macchiaroli, dell’accoglienza in tante famiglie emiliane.

“Accogliere” è infatti il titolo di tutto il ciclo di eventi costruito congiuntamente tra Modena e Napoli: una ricca mostra fotografica, una prima rassegna delle produzioni audiovisive dedicate alla storia, un numero speciale della rivista interamente dedicato a questo racconto. Il 16 novembre ci sarà l’inaugurazione a Modena e dal 10 al 15 dicembre un ciclo di iniziative e incontri a Napoli. E già ora, sulle pagine social dell’evento, si stanno riannodando fili, rinascono contatti, cresce in qualche modo una ‘storia’ raccontata collettivamente.

Quella vicenda rappresentò in modo concreto l’idea di una politica democratica che, dopo la dittatura e dopo la guerra, riusciva a essere inscindibile dai bisogni profondi di un popolo, da un suo inedito protagonismo e da una sua inedita soggettività : un tutt’uno. Il “partito novo” di Palmiro Togliatti mosse così anche i suoi primi passi. Anche così si radicò in grandi masse l’idea di una politica e di una democrazia utili e nelle quali ci si poteva riconoscere. Un’altra Italia, altri tempi si dirà. Indubbiamente.

Ma come si può negare che vi sia oggi un bisogno profondo – di fronte allo sconquasso generale prodotto dalla crisi, allo spaesamento del presente, alle sfide che pure dischiude il futuro – di alimentare e di inventare nuovi fattori che leghino, che facciano comunità, partecipazione, coesione sociale?

“Accogliere” vuole anche ricordare a tutti noi che non sta scritto da nessuna parte che questo non sia possibile. E così, la memoria ci può aiutare a camminare sui sentieri nuovi del presente e del futuro.

Machiavelli, nei suoi Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, parlando della Chiesa del 1200, della sua crisi e delle sue divisioni, ebbe a scrivere di questa “…nostra Religione, la quale se non fossi stata ritirata verso il suo principio da Santo Francesco…sarebbe al tutto spenta…”
Attualità straordinaria anche nei nomi…

Ecco, nella crisi, nei momenti di passaggio, se non vuoi ‘spegnerti’, hai bisogno di volgerti verso i principi, verso i fondamenti del tuo essere. E da lì poi ripartire per guadagnare il futuro.
Del resto “accogliere” è una parola che già oggi delinea non solo un grande terreno di scontro, non solo un’enorme esigenza di solidarietà, ma fa riferimento anche ad una pratica positiva che si estende invece di ritrarsi. E non a caso tutto l’evento si chiuderà con tanti protagonisti dell’accogliere oggi di fronte alle migrazioni.
E, ancora una volta, tornano altri bambini e altri ragazzi alla ricerca di futuro.

* L’autore è direttore di Infinitimondi

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