Macerata, 40 anni dopo abbiamo fatto l’Amerika

Mi torna in mente che nei primissimi anni Settanta una coppia di zii statunitensi – gli stessi che dieci anni prima ci mandavano i pacchi dono, eco del piano Marshall – vennero a trovarci  nella nostra città del Sud.  La colonia di parenti emigrati da Castellammare era vasta:  da noi arrivò una famiglia blue collar del Connecticut, seconda generazione,  molto legata al paese di origine.

Furono accolti benissimo – per gratitudine e naturale senso dell’ospitalità, ma anche perchè eravamo tutti curiosi dell’ America, e noi ragazzi ancora molto contenti per le confezioni di caramelle e M&M’S che erano arrivate durante l’infanzia nelle scatole di cartone.  Li portammo in giro per i luoghi canonici del turismo – Ischia, Capri, Pompei –  e furono felici di scoprire il golfo di Napoli, che era una importante cartolina dell’immaginario Usa e che avevano sentito descrivere dai loro vecchi.

Discutevamo tanto, ci raccontavano il loro paese e ci invitavano a ricambiare la visita. Finchè –  non ricordo come e perchè, ma considerando cosa fosse l’Italia di quegli anni è facile da immaginare – finimmo a parlare dei neri (allora tutti li chiamavamo negri) e del razzismo.

Noi ragazzi, archiviato il ricordo dei cioccolatini, massacrammo John e Madeline senza pietà.  Contestammo all’Amerika la tragica fine di Malcolm X e Martin Luther King, citammo “A qualcuno piace caldo” e “Il buio oltre la siepe”,  accusammo loro – immigrati – di essere insensibili ai drammi delle minoranze. Ricordammo perfino che siamo tutti uguali davanti a Dio.

I poveretti  furono travolti dalla piena, poi trovarono la forza di rispondere. Risposero più o meno così: “Per voi è facile parlare, perchè qui non avete il problema. Non li conoscete. Questi negri sono sporchi e maleducati.  Vivono in venti in una stanza. Insieme uomini e donne senza pudore. Quando entrano in un quartiere tutto va a rotoli.  Il prezzo delle case precipita. Finisce la tranquillità.  La gente svende, e alla fine ti trovi circondato solo da negri”.

Questo messaggio al futuro da New Haven, Connecticut, fu da noi bellamente ignorato. Alzammo le spalle e spiegammo ai parenti: “Non è così. Gli americani sono superficiali e senza memoria.  L’Europa ha una storia di tolleranza, e l’Italia pure. Qui non potrebbe succedere mai”.

Da Macerata, il nostro piccolo assaggio di “Mississipi burning”,  dobbiamo a John e Madeline delle scuse. In soli quarant’anni li abbiamo raggiunti e superati, correndo all’indietro.