Le migrazioni
scienza che si muove

Si è chiusa sabato scorso a Pavia la tre giorni dedicata alla Knowledge-Based Migration organizzata dall’Associazione Italiana Alexander von Humboldt e dedicata alla migrazione delle idee, oltre che degli intellettuali. Una migrazione che riguarda l’oggi – a decine di migliaia si contano ogni anno i migranti italiani della conoscenza. E a migliaia si contano sia i mancati arrivi in Italia di migranti della conoscenza stranieri sia i migranti, altamente qualificati, che giungono nel nostro paese e noi non ce ne accorgiamo. Uno spreco di risorse cognitive davvero incredibile.

Ma a Pavia hanno – giustamente – parlato anche delle migrazioni di idee e intellettuali del passato. Ebbene, per restare al solo ambito della scienza, possiamo dire che essa semplicemente non sarebbe nata, non si sarebbe sviluppata e non sarebbe arrivata in Europa senza una formidabile migrazione di uomini e idee portate dagli uomini.

Proveremo a ripercorrere nel dettaglio queste migrazioni nei prossimi numeri. Oggi vi proponiamo una visione complessiva, a volo d’uccello.

Molti storici sostengono, a ragione, che la scienza moderna, nel senso epistemologico del termine, è nata in epoca ellenistica, tra il IV e il III secolo prima di Cristo, quando l’enorme impero fondato da Alessandro Magno si frantuma in tanti regni. Uno dei quali è quello di Tolomeo, che ha per capitale Alessandria d’Egitto. Ed è nel Museo e nella ricca Biblioteca di questa città che si forma la prima comunità scientifica della storia grazie a tre fenomeni convergenti: un’economia urbana fondata sulla produzione di merci e necessitante d’innovazione continua; la contaminazione culturale tra il pensiero astratto dei Greci e quello pratico degli Egizi; la migrazione, appunto, verso Alessandria di persone da tutto il bacino del Mediterraneo, abilmente attratte dai Tolomei. Facciamo solo qualche esempio, perché su Alessandria ritorneremo presto. Euclide era un egiziano, nato nel delta del Nilo. Eratostene veniva da Cirene. Aristarco da Samo. Archimede (che probabilmente ad Alessandria ha studiato e comunque con Alessandria era in stretto contatto, da Siracusa. Potremmo continuare. Ma intanto possiamo dire che la scienza è nata tra il IV e il III secolo ad Alessandria e in altre città ellenistiche per Knowledge-Based Migration.

La scienza ellenistica ha raggiunto in poco tempo risultati che possiamo definire moderni. Ma le idee e gli uomini, nel tempo,hanno dato luogo a migrazioni, sia pure parziali e frammentate. In poche parole, Euclide è stato presto conosciuto in India e forse in Cina. In Oriente i flussi migratori Knowledge-Based non sono stati organici, tuttavia hanno alimentato non poco le scienze (o le proto-scienze) dell’Asia centro-orientale. Questa ricostruzione alimenta una teoria sulle origine della scienza: che non è policentrica (non è nata più volte in tempi e luoghi diversi), ma monocentrica (è nata una e una sola volta in epoca ellenistica, e si è diffusa – per migrazione appunto – nel resto dei continenti connessi e, forse, persino nelle Americhe). Se la teoria monocentrica è fondata, significa, appunto, che le migrazioni sono stato lo strumento decisivo nel suo sviluppo storico.

Come si sa, il periodo aureo della scienza ellenistica si è chiuso, in buona sostanza, con la distruzione di Cartagine e l’affermazione di Roma nel Mediterraneo.  Le idee della scienza ellenistica sono state riprese, nel bacino del Mediterraneo, grazie a una migrazione nello spazio (dalla Grecia alla Siria all’Irak alla Persia) di traduzioni e traduttori. Tutti i classici greci sono stati tradotti in arabo. Gli Arabi hanno poi usufruito anche delle migrazioni delle idee e dei testi da Oriente (per esempio, la numerazione decimale posizionale e buona parte dell’algebra sono state assunte dall’India).

Infine, la scienza è sbarcata in Europa occidentale solo a partire dal XII secolo, con una nuova migrazione di traduzione e traduttori, questa volta da e verso la Spagna e la Sicilia. Finalmente i classici ellenistici sono stati tradotti in latino, ma non direttamente, bensì passando dall’arabo. Per esempio, la prima traduzione in latino degli Elementi di Euclide – forse il libro più famoso della storia della scienza – è stata realizzata per la prima volta nel 1120 in Spagna dall’arabo a opera di un inglese, Adelardo di Bath. Non fu una traduzione particolarmente rigorosa. Ma fu l’inizio di una nuova migrazione di idee attraverso gli uomini che diffondendosi dalla Spagna e dalla Sicilia consentì all’Europa – ultima tra i continenti connessi – di conoscere la scienza. E da quel momento in poi lei, la scienza, fu uno dei collanti principali del continente. Una delle colonne fondanti dell’identità europea.

 

         La rubrica MIGRAZIONI è a cura di Valerio Calzolaio e Pietro Greco